L'INTERVISTA

«Avevamo previsto il terremoto in Emilia, Grandi Rischi informata»

Ma la scienza ufficiale smentisce: «impossibile dire quando arriverà una scossa»

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«Avevamo previsto il terremoto in Emilia, Grandi Rischi informata»
ROMA. Il primo marzo scorso era stato diramato un allarme per un possibile terremoto nel nord Italia. Era stato stimato un movimento del terreno di magnitudo maggiore del 5,4 in una area vasta, non ben definita. Così come non era stato definito il giorno preciso.

«La Commissione Grandi Rischi sapeva, ne abbiamo parlato il 4 maggio», racconta il professore Alessandro Martelli, direttore del Centro Enea di Bologna.
Martelli fa parte di un gruppo di studiosi internazionali che sostiene di aver previsto il sisma della settimana scorsa in Emilia Romagna. La questione si ripete ciclicamente quando la penisola viene colpita da un terremoto: è possibile prevedere le scosse? La scienza ufficiale dice di no, è impossibile, e anche in passato non ha nascosto la propria irritazione per chi diramava allerte e «procurava allarme».
Come ha dichiarato anche a Rai News, adesso il professore è preoccupato «per il Sud Italia - dice -, Sicilia e Calabria in particolare. Ci sono tre diversi algoritmi di previsione, due elaborati da esperti nazionali e uno da sismologi russi, concordi nel prevedere un forte evento sismico in questa zona, in un arco di tempo che va da pochi mesi ad un anno, forse anche due».
Ci sono dei “cosiddetti” strumenti di previsione che sono fatti in diversi Paesi, in Italia li fa l’International Centre for Theoretical Physics (ICTP) e l’Università di Trieste. Ma dopo le affermazioni di Martelli dei giorni scorsi proprio il centro internazionale di Fisica Teorica di Trieste ha emanato un comunicato stampa in cui ribadisce: «non è possibile, oggi, di prevedere la data, l'epicentro e l'intensità dei terremoti».
Il direttore del centro Enea va per la sua strada, sicuro, senza timori di essere smentito: ammette che gli strumenti a sua disposizione non sono in grado di permettere evacuazioni o cose simili, ma sono utili per verificare lo stato di sicurezza di strutture importanti, per organizzare la protezione civile e la popolazione. Si tratta di metodologie in fase di sviluppo avanzato ma che non sono ancora ben accette, ribadisce.
Martelli le definisce «metodologie sperimentali» e spiega che si basano su due algoritmi che registrano gli eventi minori e producono una previsione per un terremoto più violento. Un metodo, dice la scienza ufficiale, che presenta alcune carenze e che non è ancora ben accetto dalla comunità scientifica internazionale.
Gli allarmi non vengono divulgati alla popolazione ma comunicati ad un gruppo di esperti nazionali. E anche in questo caso è successo così: «nella Commissione Grandi Rischi si sapeva, ne abbiamo propria parlato il 4 maggio». Il professore, però, non azzarda ipotesi su quello che potrebbe accadere nelle prossime ore sempre in Emilia: «ha ragione Gabrielli (Capo del Dipartimento della Protezione Civile, ndr) che bisogna attendere e stare attenti. Ci potrebbero essere solo scosse di assestamento come scosse più forti. Non occorre arrivare a conclusioni senza avere tutti gli elementi».


«ORA RISCHIA IL SUD»
Martelli spiega poi in una intervista a Meteoweb, che l’allarme per il sud «è molto più grave perchè c’è da più tempo ed è il risultato di studi incrociati che dicono tutti la stessa cosa». L’algoritmo Italiano individua il rischio nell’area del sud, che va dalla Campania in giù, ma alcuni prestigiosi centri di calcolo di altri Paesi concentrano il rischio tra Calabria e Sicilia, quindi all’estremo sud.
Che Calabria e Sicilia siano due Regioni ad altissimo rischio sismico è noto a tutti da tempo, così come il fatto che da moltissimi decenni in quest’area non si verificano scosse forti, come quelle che ne hanno segnato la storia millenaria. Ma adesso che la scienza dice che un nuovo forte sisma può essere imminente, cosa si può fare per limitare i danni?
«Certamente non si può evacuare per due anni tutto il sud: non sappiamo dove di preciso sarà la scossa, nè quando si verificherà con esattezza. Ma sappiamo che ci sarà. Si possono certamente fare interventi importanti a limitarne i danni, le conseguenze sul territorio e sulle città. Ma non è una scelta scientifica, noi ci limitiamo a fornire alle autorità competenti le informazioni a disposizione, poi sono loro a decidere cosa fare».
«Le previsioni a breve termine lasciano tantissimi dubbi», spiega invece al Corriere della Sera il direttore dell’Osservatorio Vesuviano Marcello Martini. «Le variabili sono tante, non riusciamo a fare previsioni che possano essere utili ai fini di evacuazioni preventive. Se qualcuno fa un discorso generale, già sappiamo che il Sud è un’area ad alto rischio sismico. Se dicessimo che potrebbe esserci un terremoto, in futuro, di grande intensità è una cosa nota. Cosa diversa è dire che nel prossimo anno, o nei prossimi due, avremmo un evento di questo genere».
Insomma da una parte studiosi isolati che si spingono un passo avanti, dall'altra le istituzioni che stanno un passo indietro. Se è vero che ci sono questi strumenti per quanto sperimentali e generici perchè non utilizzarli al meglio per cercare di evitare danni e vittime?