TERREMOTO

Polemiche terremoto, Sgarbi chiarisce: «non contro gli aquilani ma dalla loro parte»

«La città è un teatro di fantasmi, lo Stato è assente»

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Polemiche terremoto, Sgarbi chiarisce: «non contro gli aquilani ma dalla loro parte»
L’AQUILA. Le parole del critico d’arte avevano fatto discutere e anche indignare gli aquilani.

«L’Emilia si riprenderà, non come l’Abruzzo che si piange addosso», aveva detto solo qualche giorno fa Sgarbi . Che oggi, però, vuole spiegare meglio cosa intendesse dire e assicura: «non critico gli aquilani»
«Nessuno può minimamente pensare che io abbia una qualunque ragione polemica nei confronti dei cittadini aquilani», comincia. «Ho semplicemente detto le stesse cose che oggi il sindaco dell’Aquila ha confermato dichiarando che non è tollerabile che non siano ancora iniziati i lavori di ricostruzione del centro storico, denunciando le inadempienze del commissario. Io sono, tra i non abruzzesi, forse l’italiano che più è tornato nei luoghi del terremoto, anche recentemente, presentando alcune opere d’arte concepite per il restauro di edifici religiosi, recuperati grazie a un finanziamento della Fondazione Roma».
«Ma L’Aquila – annota Sgarbi – resta un teatro di fantasmi, spopolata e senza cantieri aperti. Ho parlato quindi della rassegnazione degli aquilani e della loro disperata attesa di una soluzione taumaturgica, di un soccorso dall’alto che non verrà. E ho immaginato e auspicato che lo stesso non accada nelle aree tra Ferrara e Modena colpite oggi dal terremoto».
«Nessuna contrapposizione e nessuna polemica», assicura il critico d’arte, «semplicemente la considerazione degli aquilani e degli abruzzesi dei luoghi terremotati come “cittadini impotenti”, ovviamente contro la loro volontà. Nient’altro. L’attesa di una ricostruzione affidata a commissari, con lo sdegno ma senza una viva reazione dei cittadini, è la fotografia di una situazione tragica e insopportabile. Ma posso aggiungere che nell’assenza dello Stato, se non vi saranno umani miracoli – avverte Sgarbi –non resterà altro che piangere. E fra 10 anni l’Aquila sarà ancora in rovina, deserta e abbandonata».
«Le mie affermazioni – conclude il critico d’arte – non erano contro gli aquilani, troppo pazienti, ma contro lo Stato. E se qualcuno ha inteso il “piangersi addosso” come un’accusa e come una polemica, mi dispiace. Era, come non può non essere, una constatazione e un riferimento a una impotenza patita, sofferente. Nient’altro. Io tornerò il 22 luglio a inaugurare il restauro della Chiesa di San Biagio».