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Crisi Honda, i lavoratori vogliono incontrare il ministro Passera

«Diventeremo azienda di assemblaggio, nessun modello per il mercato mondiale»

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Crisi Honda, i lavoratori vogliono incontrare il ministro Passera
CHIETI. «Siamo fortemente preoccupati per il futuro della Honda e del suo indotto, bisogna intervenire sulla casa madre giapponese per portare nuovo lavoro in Val di Sangro ed evitare di aprire un'altra crisi».

In allegato si invia la lettera della RSU Honda per un intervento urgente del Governo. Ne è convinto il segretario provinciale della Uilm di Chieti, Nicola Manzi, che rende nota la lettera che la Rsu di Atessa hanno inviato i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil Abruzzo e ai segretari di Fim, Fiom e Uilm.
La situazione è difficile: ci sono 647 dipendenti e circa 60 somministrati che dopo diverse procedure di mobilità e per il quarto anno consecutivo, nel periodo di alta stagione (gennaio/ luglio) sono costretti a fare cassa integrazione.
E i lavoratori lasciano che siano i numeri a parlare per loro di questa crisi: «dal 2008 al 2012 la nostra produzione è passata da circa 180.000 moto e scooter a 67.100; da 800.000 motori power a 305.000 e da settembre i motori dell’SH 125 e 150 non saranno più prodotti ad Atessa ma in Vietnam».
Nel corso dei 40 anni di attività le Rsu dicono di aver condiviso con diversi accordi sindacali lo sviluppo locale e gli investimenti all’interno dello stabilimento di Atessa per garantire l’occupazione e un futuro ai circa 2.200 dipendenti della Honda e dell’ indotto.
Ieri nel corso delle assemblee con i dipendenti della Honda Italia, hanno fatto il punto sulla crisi informandoli sui contenuti dell’incontro avuto l’ 11 maggio scorso con il presidente della Honda Italia Tatsuhiro Oyama. «Il presidente ci ha comunicato che ci sono 13 nuovi modelli da allocare nelle fabbriche “più idonee”, ma alla Honda arriveranno i PCX 125/150 e il Vision 50 solo per essere assemblati con volumi insignificanti per la capacità tecnologica e produttiva del nostro stabilimento. Azienda di assemblaggio e nessun modello importante per il mercato mondiale, questo sarà il nostro futuro se non interverrà la proprietà giapponese».
Le rappresentanze sindacali e i lavoratori hanno deciso di chiedere l’intervento delle sigle maggiori «per avere a brevissimo un tavolo presso il Ministero dello Sviluppo Economico con la presenza del ministro Corrado Passera e la proprietà giapponese».