LA FRASE

Terremoto, Sgarbi: «L'Emilia reagirà, non come l'Abruzzo che si piange addosso»

Attacchi feroci: «tutto fermo a L’Aquila, stanno con le mani in mano»

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Terremoto, Sgarbi: «L'Emilia reagirà, non come l'Abruzzo che si piange addosso»
FERRARA. «In Abruzzo stanno fermi a pensare che lo Stato sia inetto, senza reagire».

Due terremoti a confronto: quello di tre anni fa che ha devastato L’Aquila e quello di ieri che ha colpito l’Emilia Romagna e fatto ballare tutto il nord Italia.
Ma anche due ‘reazioni’ a confronto: quella degli aquilani tre anni fa e quella degli emiliani e romagnoli oggi. Vittorio Sgarbi non ci pensa due volte e attacca gli abruzzesi che a suo dire starebbero immobili ad aspettare che qualcuno cali dall’alto soluzioni. Il critico d’arte lancia un commento impietoso sui cittadini colpiti nel 2009 dal sisma: «l’Emilia, sono sicuro, reagirà, non come l’Abruzzo che si piange addosso».
Secondo Sgarbi, dunque, gli abruzzesi oltre all’appellativo di ‘forti e gentili’ si meritano anche quello di piagnucolosi. E c’è da restare sbigottiti dal momento che da tre anni la città si sta mobilitando, lotta contro una burocrazia che ha bloccato di fatto la ricostruzione e la rimozione delle macerie, chiede una ricostruzione partecipata, ha ricominciato a vivere lontano dal centro storico e subisce una crisi lavorativa mai così grave.
«Se il terremoto che ha colpito l'Emilia avesse fatto tremare il Molise, l'Abruzzo o altre Regioni del Sud Italia, allora la tragedia sarebbe doppia», assicura Sgarbi che ha mancato il terremoto di domenica scorsa di un soffio. «Sono passato a Ferrara verso le 2 - racconta all’AdnKronos- ero incerto se fermarmi o proseguire fino a Gorizia. Poi ho deciso di partire».
Sul futuro della sua regione ha però pochi dubbi: la ricostruzione sarà rapida, «mentre nel meridione sarebbe stata una catastrofe».
E questo perchè «gli emiliani non staranno certo con le mani in mano, mentre in Abruzzo, all'Aquila - attacca - si vive d'inerzia, tutto è fermo come all'inizio, si aspetta solo che lo Stato faccia qualcosa e intanto ci si piange addosso».
Anche sul patrimonio culturale, gravemente danneggiato dal sisma, in Emilia «il territorio interverrà sicuramente. Sono molto ottimista perchè conosco la disponibilità psicologica emiliana, il senso civico, imprenditoriale, amministrativo. Insomma, non staranno fermi e sono convinto che tra un mese saranno già ripartiti. All'Aquila son passati tre anni - rincara la dose Sgarbi - ma è tutto esattamente come all'indomani del sisma. Stanno mani in mano, ad aspettare».
Tutto fermo, dunque, ammette il critico, area Pdl, che smentisce dunque la posizione del governo di centrodestra regionale che si batte da mesi per far passare il messaggio che passi da gigante nella ricostruzione siano stati fatti


VITTORIO SGARBI NEL 2010 DIFENDEVA LA GRANDI RISCHI
Non è la prima volta che Sgarbi entra a gamba tesa sul terremoto aquilano. Lo aveva già fatto nel 2010 quando attaccò ferocemente la Procura della città e il procuratore Alfredo Rossini, in difesa della commissione Grandi Rischi, sotto processo con l’accusa di aver fatto una valutazione dei rischi sismici sul territorio aquilano «approssimativa, generica e inefficace in relazione alle attività e ai doveri di previsione e prevenzione».
«Vedo persone che stimo indagate dal procuratore capo della Repubblica dell'Aquila sulla base di assurdità», disse Sgarbi. ««E' una strana sensazione quella di vedere rovesciata la verità; Rossini deve chiedere scusa a Barberi, Boschi e Bertolaso (quest'ultimo all’epoca non era indagato ma oggi sì, ndr) per le accuse finte formulate».
La Grandi Rischi si riunì a L'Aquila il 31 Marzo del 2009, cinque giorni prima dalla devastante scossa e secondo la Procura dopo quella riunione furono date rassicurazioni senza assumere azioni preventive.
«Barberi, Boschi e Bertolaso - disse ancora Sgarbi - anziché studiare le scosse non avrebbero avvisato la popolazione del pericolo. Questo per un procuratore che anziché fare le indagini su responsabilità vere, individua responsabilità innaturali».