L'ORDINANZA INTEGRALE

Caso Lusi, «Legnini blocca la registrazione delle accuse». Il senatore:«Figuraccia di Febbo»

Febbo (Pdl): «è inquietante, ci dica perchè». Secondo il senatore Pd è il regolamento a non consentirlo

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Giovanni Legnini

Giovanni Legnini

ABRUZZO. Il senatore abruzzese Giovanni Legnini (Pd) ha vietato di registrare le dichiarazioni che Luigi Lusi mercoledì scorso ha reso nel corso dell’audizione in giunta delle immunità di Palazzo Madama.

La registrazione, che non è obbligatoria, doveva ssere trasmessa ai pm che indagano sulla vicenda che coinvolge l’ex tesoriere della Margherita ma qualcosa non è andato. I senatori del Pd Giovanni Legnini e Francesco Sanna hanno chiesto che la registrazione non venisse effettuata. Si sono infatti opposti alla trascrizione delle dichiarazione rese in audizione impedendo di fatto la registrazione della seduta in cui Lusi ha fatto nomi e cognomi dei politici di centrosinistra a cui sostiene di aver versato soldi. Scettico anche Bersani che ha commentato «non sono belle storie». Ancor più critico il segretario del Pdl Alfano che dice «se fosse successo a noi…»
La ricostruzione di quanto avvenuto mercoledì scorso, in attesa della versione stenografica della seduta che non è ancora disponibile (lo sarà mai?), l’ha fatta Il Giornale.
Dal documento presente sul sito del Senato che offre uno scarno resoconto si legge che dopo un intervento del senatore Saro (PdL) riguardante le modalità di registrazione dei contenuti delle audizioni si è aperta una discussione su tale argomento, nel corso della quale hanno preso la parola i senatori Sanna (Pd), Malan (PdL), Mugnai (PdL), Leddi (Pd), Bruno (Per il Terzo Polo:ApI-Fli), Adamo (Pd), Legnini (Pd) e Casson (Pd).
«Il presidente Follini, preso atto della mancanza di unanimità tra i componenti della Giunta rispetto a possibili ipotesi di modificazione della prassi (ovvero la non registrazione, ndr), avverte che la ripresa dei contenuti dei lavori della audizione si svolgerà secondo le modalità consuete».
Durante l’audizione Lusi, accusato di aver intascato milioni di euro di rimborsi elettorali per fini privati (viaggi, cene, società, acquisto di immobili) ha rivelato di aver «girato» i rimborsi elettorali anche agli ex vertici della Margherita. Altre accuse sono state scritte nella memoria di 35 pagine che il senatore ha consegnato durante l’audizione.


Lusi sostiene di aver dato i soldi della Margherita a Rutelli (che risponde definendolo «ladro»), Bianco e Renzi (che lo sfida a tirar fuori le carte) ma di aver pagato fatture anche a Dario Franceschini, Rosy Bindi, Giuseppe Fioroni, Enrico Letta, Ermete Realacci e Paolo Gentiloni. «Per le loro attività politiche, non direttamente ma attraverso loro intermediari».
Proprio questa mattina il presidente del Senato, Renato Schifani, ha trasmesso al presidente della giunta delle immunità la richiesta del procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, di ottenere una copia del verbale di Lusi di mercoledì scorso. In realtà il regolamento del Senato prevede la riservatezza dei propri atti, ma la procura ha chiesto una deroga «nello spirito di leale collaborazione tra organi dello Stato».
Reazioni a quello che sta avvenendo a Roma se ne sono registrate anche in Abruzzo e non solo perché Lusi è originario di Capistrello.
L’assessore Mauro Febo (Pdl) commenta infatti l’intervento del senatore abruzzese Legnini che con il proprio intervento avrebbe di fatto fermato la registrazione delle accuse del collega.
«È alquanto inquietante la posizione presa dal Legnini», commenta l’esponente della giunta Chiodi. «Viene spontaneo chiedersi il motivo di tale comportamento da parte di Legnini. O meglio perché si è opposto alla registrazione dell’audizione scontrandosi con i suoi stessi colleghi del Partito Democratico e irritando anche il segretario nazionale Bersani? Capisco che la trascrizione delle dichiarazioni non era un atto obbligatorio ma il clima e la ricerca della verità dei fatti imponevano sicuramente un atteggiamento di assoluta trasparenza».
Per Febo anche se la prassi prevede che le trascrizioni siano secretate e non rese pubbliche ciò non toglie che il materiale poteva essere di aiuto alle indagini come importante contributo alla ricostruzione di pagine buie dell’attualità politica.
«In tutto questo – continua l’esponente del Pdl – c’è del contradittorio visto che il senatore Legnini è abituato a dare lezioni di moralità e trasparenza agli abruzzesi e alla classe dirigente. Anzi mi sarei aspettato un comportamento completamente opposto dove la deontologia politica viene dettata esclusivamente dal principio di legalità e rispetto delle regole».
L’assessore chiede di chiarire ed escludere che «con quell’atteggiamento Legnini intenda nascondere e difendere possibili implicazioni di parte della classe politica abruzzese dell’ ex-Margherita» .

LEGNINI (PD): «FIGURACCIA DI FEBBO, E’ REGOLAMENTO A NON CONSENTIRE TRASCRIZIONE»
«Le dichiarazioni dell’assessore Febbo, basate su una volgare scorrettezza istituzionale e politica, non meriterebbero risposta se non provenissero da un rappresentante dell’istituzione regionale, che prima di parlare e fare inaccettabili allusioni dovrebbe conoscere il rilievo costituzionale della Giunta per le immunità parlamentari e le regole del suo funzionamento. Nei 64 anni di vita della Costituzione repubblicana, mai l’audizione di un parlamentare raggiunto da ordinanza di custodia cautelare è stata oggetto di trascrizione, per la semplice ragione che le sedute sono secretate e ciascuno dei suoi componenti è tenuto alla riservatezza, tanto più quando si discute della libertà personale». Lo afferma il senatore del Pd Giovanni Legnini.
«Il capogruppo del Pdl in Giunta ha chiesto, per la prima volta e per ragioni di strumentalizzazione politica, la trascrizione che il regolamento non consente, tanto che non è stata poi disposta. Il capogruppo del Pd senatore Sanna ha motivato la non possibilità di effettuare tale adempimento per garantire l’autonomia dei lavori della giunta e la libertà nell’espressione dei suoi componenti, ed io mi sono limitato ad esporre le ragioni costituzionali e regolamentari: la funzione dei componenti della Giunta è infatti assimilabile a quella giurisdizionale».
 Quanto al presunto ostacolo all’azione penale del Pm, Legnini ricorda che «il senatore Lusi è stato già interrogato per due volte dalla procura di Roma, e dovrà affrontare un processo pubblico: l’opinione pubblica sa già tutto ciò che ha dichiarato, e altro saprà quando gli atti saranno resi pubblici secondo le regole processuali del nostro Paese. Non si comprende dunque quale ostacolo possa configurare all’esercizio dell’azione penale del Pm, tanto più che il Pd è orientato a votare a favore della richiesta di arresto, mentre non si sa ancora quale comportamento vorrà adottare il Pdl, visto che in tutti i procedimenti fin qui esaminati – da ultimo il caso De Gregorio nella vicenda Lavitola – si è sempre espresso contro le richieste di misura cautelare. Inoltre è utile che Febbo sappia che il suo partito in Senato lo scorso anno ha presentato una proposta finalizzata alla totale secretazione delle sedute di Giunta, con preclusione anche del resoconto sommario previsto oggi dal regolamento. Quindi l’assessore Febbo, prima di parlare, avrebbe il dovere di informarsi o di farsi informare, piuttosto che esporre se stesso e la Regione che rappresenta a figuracce e svarioni comunicativi frutto di ignoranza. E stia tranquillo anche sulla ridicola e inesistente irritazione di Bersani, che dirige molto bene un partito che in 24 ore ha espulso Lusi dopo che sono emersi i fatti. Da tutti accettiamo osservazioni, tranne che da Febbo e dal Pdl».


Lusi Richiesta Di Arresto Integrale