FISCO

Imu odiata: Chieti l’indecisa, Pescara non ha dubbi

Feder Casa: «non ci dimentichiamo delle fasce deboli»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4615

Imu odiata: Chieti l’indecisa, Pescara non ha dubbi
CHIETI. I decisori sono loro, i Comuni. Nelle loro mani si concentrerà la fase più importante che riguarda l’Imu. Sono loro infatti che decideranno l’aliquota da applicare sulla prima seconda terza e…quarta casa. Sempre su di loro ricadranno gli effetti di queste scelte.

La tensione in questi giorni però è tanta poichè si è innescato un braccio di ferro tra gli enti locali ed il governo centrale al quale dovrebbe andare una parte del gettito.
E infatti una delle preoccupazioni che si sta facendo strada in queste ore è quella della possibile strumentalizzazione dell’imposta. Possono i Comuni usare la tassa per fare cassa? Certo che sì. Sulla prima casa, gli Enti locali incamereranno l’intero importo dell’aliquota (il che significa che più alta è l’aliquota, più alta è l’entrata); per le altre abitazioni, invece, i Comuni intascheranno la metà dell’importo (l’altra parte andrà allo Stato). Ma anche in questo caso, più alta sarà l’aliquota, più elevata la metà che acquisiranno. Il rialzo dunque è sempre il più conveniente.
Se poi si pensa che l’Imu servirà a drenare quattrini nelle casse dello Stato e a coprire le carenze ed i deficit nei trasferimenti statali agli Enti locali, la preoccupazione è più che plausibile.
Che sta succedendo in casa nostra? Cosa hanno in serbo gli amministratori? 


CHIETI, L’ INDECISA
Ricordiamo che i Comuni possono aumentare o diminuire le aliquote sempre entro certi parametri. Le aliquote di base sono dello 0,4% sulla rendita catastale della prima casa e dello 0,76% per le altre abitazioni e gli immobili urbani non residenziali. I comuni possono alzarle o abbassarle di due punti decimali partendo da 0,4% per la prima casa (l’aliquota così oscillerà dallo 0,2 allo 0,6%) e di tre punti decimali per le altre abitazioni (il range oscillerà dallo 0,46% all’1,06%). Il 18 giugno è alle porte ed i cittadini saranno chiamati a rispondere al balzello. A casa Di Primio, a Chieti, non si sa ancora che cosa fare.
Ed ecco che Feder Casa Confsal si fa avanti con una carrellata di idee e suggerimenti per rendere meno pesante il nuovo fardello. Il segretario Provinciale, Smeraldo Ricciuti, ha ricordato al sindaco di tener conto delle fasce più deboli della popolazione nella scelta dell’aliquota da applicare compensando magari eventuali sgravi con aggravi a carico dei redditi familiari più elevati.
Per categorie sociali più disagiate, il presidente intende «tutti i cittadini che stanno ancora pagando rate di mutuo relative all’acquisto della stessa, disoccupati o cassaintegrati, monoreddito con più familiari a carico, composte di anziani, o familiari non autosufficienti».Per stabilire se un cittadino rientra o meno nella categoria da favorire, Ricciuti indica il valore dell’indicatore ISEE come parametro.
In particolare il segretario chiede che per la prima casa «si applichi l’aliquota minima dello 0,20% agli immobili intestati a familiari il cui Indicatore ISEE sia inferiore al valore equivalente a 2 assegni sociali; quella ordinaria o media dello 0,40% agli immobili intestati a familiari il cui Indicatore ISEE sia compreso fra il valore equivalente a 2 assegni sociali ed un massimo di 4; e l’aliquota massima dello 0,60% agli immobili intestati a familiari il cui Indicatore ISEE sia superiore al valore equivalente a 5 assegni sociali».
Per le seconde abitazioni, invece, a disposizione del nucleo familiare, sfitte, o concesse in uso gratuito per cui è prevista un’aliquota di base dello 0,76%, Ricciuti chiede che si applichi la maggiorazione dello 0,30% (cioè l’1,06%) alle abitazioni sfitte da oltre due anni, non escludendo un ulteriore 0,20% (fino all’1,26%) previsto; che per le seconde case concesse invece in uso gratuito a parenti entro il 2° grado, o ad ex familiari separati, si applichi l’aliquota minima dello 0,46% agli immobili intestati a familiari il cui Indicatore ISEE sia inferiore al valore equivalente a 2 assegni sociali, quella ordinaria o media dello 0,76% agli immobili intestati a familiari il cui Indicatore ISEE sia compreso fra il valore equivalente a 2 assegni sociali ed un massimo di 4 e quella massima dello 0,96% agli immobili intestati a familiari il cui Indicatore ISEE sia superiore al valore equivalente a 5 assegni sociali.
Per le abitazioni affittate bisogna fare una distinzione tra quelle a canone di libero mercato e quelle a canone calmierato. Per le prime, secondo il presidente, bisogna non scendere al di sotto dell’aliquota ordinaria dello 0,76%, eventualmente elevabile, qualora gli affitti nel territorio comunale dovessero tendere a salire eccessivamente. Mentre per le abitazioni locate a canone calmierato, conformi agli accordi comunali previsti dalla Legge n. 431/98 il segretario chiede al Comune di Chieti di favorire una aliquota minima dello 0,46%, con la possibilità di derogare a questo minimo previsto nei comuni considerati ad Alta Tensione Abitativa (nel caso in cui l’abitazione sia concessa a inquilini che vi stabiliscano la propria residenza, o a studenti fuori sede).
Quanto agli alloggi concessi in assegnazione pubblica, di proprietà del Comune e dell’ATER, secondo la Feder Casa, essi vanno esonerati dall’Imu.
Il presidente si augura quindi un tavolo di trattativa con il Comune di Chieti «affinché si decida (visto che siamo agli sgoccioli) sull’utilizzo di queste nuove risorse».
«E’ comunque evidente», ha sottolineato Ricciuti, «che queste opportunità restano insufficienti, senza mettere mano alle contraddizioni sorte tra la normativa fiscale nazionale (Cedolare secca) e la legge sulle locazioni n. 431/98. Una politica fiscale finalizzata ad incentivare la locazione a canoni sopportabili poteva essere fatta, piuttosto che con un’aliquota unica più bassa, con una riduzione dell’imponibile sui canoni calmierati o convenzionati e con maggiori detrazioni per gli inquilini, in proporzione al canone corrisposto, favorendo così il “contrasto d’interesse” tra proprietario ed inquilino e scoraggiando l’affitto in nero».


PESCARA HA LE IDEE CHIARE
Da Pescara arrivano “buone” notizie. La linea sposata dalla Giunta Mascia è all’insegna della “filantropia”, equità sociale e rispetto. Lo ha dichiarato il capogruppo Pdl Armando Foschi entrato in polemica con il capogruppo del Pd Moreno Di Pietrantonio.
Aldilà della querelle il dato interessante è che Pescara «avrà comunque l’Imu più bassa d’Italia», dice Foschi, «a fronte della scelta chiara dell’amministrazione comunale di non aumentare alcuna delle imposte vigenti di competenza comunale e piuttosto di ridurre quanto più possibile il prelievo fiscale». Per questo il pidiellino annuncia che «non verrà aumentata l’addizionale Irpef comunale, fissa allo 0,49 per cento con fasce di esenzione sino a un reddito di 15mila 50 euro; né la Tarsu, e verrà mantenuta una tariffa sempre più bassa della media nazionale, ossia 1,66 euro a metro quadrato a Pescara a fronte di 1,85 dato nazionale». Insomma i pescaresi possono dormire sonni tranquilli (?).


NOVITA’: 3 PER MILLE PER ALCUNI, SGRAVI PER ANZIANI

L’Imu pescarese che Foschi definisce «imposizione montiana» salvaguarderà ad ogni costo le fasce più deboli della popolazione. «L’aliquota ordinaria sull’abitazione principale sarà pari al 4 per mille, comprese le pertinenze, una per ogni unità abitativa, di categoria C1, C6 e C7. Su tale imposta è poi prevista un’agevolazione, unica in Italia, del 3 per mille per i nuclei familiari composti da almeno due persone che abbiano contratto o contrarranno un mutuo ipotecario per l’acquisto dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale, censita esclusivamente in una delle categorie catastali da A/2 ad A/5, e relative pertinenze (tutti gli immobili ad esclusione delle ville); purchè i componenti di tali nuclei familiari non posseggano sul territorio nazionale altre unità immobiliari oltre all’abitazione principale ed abbiano un reddito lordo non superiore a 30mila euro; tale agevolazione permane anche in caso di decesso di uno dei due coniugi, avvenuto successivamente alla stipula del contratto di mutuo, fermo restando il possesso dei requisiti precedenti.
Gli anziani che si trovano presso case di riposo non avranno nulla da temere. Il Comune rinuncerà a quanto gli spetta pur di agevolare i cittadini.
«Nei loro confronti», ha detto Foschi, «lo Stato ha lasciato ai Comuni la discrezionalità della decisione, fermo restando però che in ogni caso il Comune dovrà versare allo Stato stesso il 3,8 per mille dell’aliquota. A fronte di tale situazione il Comune di Pescara ha comunque deciso di applicare verso tali anziani l’aliquota del 4 per mille con la detrazione di 200 euro: di quel 4 per mille il 3,8 per mille lo verseremo allo Stato,quindi è il Comune che in sostanza rinuncerà al proprio introito. Per gli altri immobili abbiamo proposto l’aliquota ordinaria dello 10,6 per mille ma con aliquote agevolate del 7,6 per mille, ad esempio, per gli immobili locati con contratto a canone concordato, valido per tutti gli immobili strumentali utilizzati da artigiani e commercianti. E ancora: per i fabbricati inagibili l’Imu viene ridotta del 50 per cento».
Marirosa Barbieri