LA PROTESTA

Abruzzo, la Regione dei poli e centri di ricerca finanziati e… abbandonati?

La protesta dei lavoratori in Cassa Integrazione: «la Regione ci dica: o dentro o fuori»

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Abruzzo, la Regione dei poli e centri di ricerca finanziati e… abbandonati?
ABRUZZO. Polo Nord, Polo Sud, Poli Abruzzo. La nostra regione pullula di “poli”, centri di ricerca chiamati a svolgere attività di innovazione e sviluppo in diversi ambiti accanto alle imprese ed ai classici Centri di ricerca regionali. L’obiettivo sembra uno: portare lo sviluppo. Ma il sistema polare abruzzese è un po’ più complesso di quanto sembri e forse difficile da decifrare

Il fitto reticolato di poli e centri si presta ad alcune domande: non c’è il rischio che i compiti svolti possano sovrapporsi? Come si mantengono queste strutture? Chi le ha create?
Proprio in questi giorni ha fatto molto discutere la questione sollevata dal Crab (Consorzio per le ricerche applicate alla biotecnologia) circa le mancate coperture da parte della Regione e le difficoltà dei lavoratori costretti alla cassa integrazione. Ma cerchiamo di capire meglio.


IL SISTEMA POLARE
Tra i centri di ricerca regionali in Abruzzo ci sono: il Crab (consorzio per le ricerche applicate alla biotecnologia) con sede ad Avezzano, il Cotir (Consorzio per la sperimentazione delle Tecniche irrigue) a Vasto ed il Crivea (Consorzio per la ricerca viticola ed enologica) che ha sede a Miglianico. Tutte e tre vedono la partecipazione di diversi attori.
Attorno a queste realtà gravitano i poli che hanno anche essi soci pubblici e privati. E tra i soci ci sono anche i centri regionali di ricerca come nel caso del Crab che è socio promotore e sede operativa del Polo Agire (Agroindustria Ricerca Ecosostenibilità). «Il polo», spiega l’ingegnere Pierangela De Berardis, «aiuta le piccole e medie imprese che non hanno forza per fare ricerca con i centri di ricerca. Ce ne sono 7/8 in Abruzzo Primo in diversi ambiti: metalmeccanico, farmaceutico. Le imprese chei aderiscono versano una quota annuale, il resto lo copre la Regione».
Sia i poli che i centri di ricerca svolgono pressappoco gli stessi compiti con differenze. Lo si intuisce dalle schede di presentazione. Tanto per fare un esempio il polo Agire è una società consortile è il soggetto gestore del polo di innovazione agroalimentare per la Regione Abruzzo e si occupa di innovazioni nel settore agroindustriale.
Così come alla pagina del Crab si legge che è un consorzio no profit privato, creato per incentivare la cooperazione fra Ricerca e Industria nonchè per promuovere e supportare le piccole e medie imprese nell'innovazione di processo e di prodotto del comparto agro-industriale, nello sviluppo e ottimizzazione di processi e prodotti biotecnologici per i settori agroalimentare, ambientale e farmaceutico. 


RISCHIO DOPPIONI?
Non esiste forse il problema che, svolgendo pressappoco gli stessi compiti, l’attività dei centri di ricerca e poli possa sovrapporsi? L’ingegnere Pierangela De Berardis del Crab di Avezzano ha spiegato a PrimaDaNoi.it che «neanche loro (chi lavora al Crab) hanno compreso fino in fondo la funzione dei poli».
Ma c’è o no la necessità di queste strutture?
Secondo la DeBerardis, alcune sembrano doppioni. E’ il caso, dice, «del polo agroalimentare che è il doppione del distretto di innovazione tecnologica e qualità sicurezza alimenti che ha come amministratore il professor Luigi Bignardi dell’università de L’Aquila. All’inizio Bignardi ci ha chiesto di scegliere se aderire al polo agroalimentare o al distretto, poi la cosa si è risolta».


IL CASO CRAB
Ma veniamo al caso Crab ed alla polemica che ha tenuto banco in questi giorni. A spiegarci la vicenda è sempre l’ingegnere Pierangela De Berardis. «Il Crab è un consorzio fondato con una disposizione del Ministero Casa Mezzogiorno nel 1984 e poi la struttura è stata affidata alla Regione Abruzzo che ne detiene la nuda proprietà».
Il Centro di Ricerca funziona così: presenta progetti di innovazione, li sottopone alla Regione che decide di finanziarli e l’importo da investire. Il problema è che il Consorzio anticipa la somma (con il suo capitale) per poi riottenerla in seconda battuta dall’Ente. Da qualche anno, però, la situazione è cambiata. Il Crab non ha più risorse per coprire i progetti e la Regione, per problemi di cassa, non restituisce quanto anticipato con la conseguenza che 26 lavoratori sono rimasti senza stipendio e costretti alla Cassa integrazione on the job: sono chiamati cioè ad un periodo di formazione e riqualificazione professionale attraverso l’ attività lavorativa.
«Siccome il nostro fondo consortile è svuotato», ha dichiarato l’ingegnere, «non risultiamo neanche affidabili agli occhi delle banche che non ci fanno credito».
La soluzione che il Crab invoca da tempo è la ristrutturazione dell’Ente attraverso una legge che renda operativamente stabili le strutture di Ricerca e Sviluppo, le vere forze motrici della competitività e dello sviluppo delle imprese. «La sensazione è che non ci siano intenzioni per farlo», dice l’ingegnere, «nonostante le promesse e le rassicurazioni nel tempo dell’assessore alle Politiche Agricole, Mauro Febbo. All’inizio l’idea era di fare una fondazione che raggruppasse i tre Consorzi regionali così da avere un risparmio di spesa. Ma con la Giunta Chiodi la proposta (che aveva visto già lo stanziamento di fondi) è stata abrogata. Perché?».
E ancora la De Berardis «si chiede che fine abbia fatto il nuovo disegno di legge, che l’assessore Febbo prometteva più volte di discutere in Consiglio. Sappiamo che molti assessori non erano neanche a conoscenza di questo progetto e quindi non c’è volontà di discuterlo».
C’è poi una contraddizione di fondo, secondo l’ingegnere, legata alla ristrutturazione dell’Ente. «A che cosa è servito il nuovo presidente Emidio Tenaglia se il processo non è stato avviato?».
«E’ arrivata la resa dei conti», conclude la DeBeradis, «la Regione abbia il coraggio di dirci: o siamo dentro, o siamo fuori».
m.b.