IL CASO

Test Invalsi, studenti e docenti lo boicottano

Coinvolto circa mezzo milione di alunni

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Test Invalsi, studenti e docenti lo boicottano
ABRUZZO. Partiti la scorsa settimana alle elementari i test Invalsi sono approdati ieri alle superiori coinvolgendo 532.634 studenti delle seconde classi di tutta Italia.

Numeri confermati almeno sulla carta. Non in tutte le scuole e non in tutte le classi, infatti, prof e alunni si sono cimentati con i quiz come previsto. In prima fila a boicottare questo strumento di rilevazione degli apprendimenti i Cobas per i quali, norme alla mano, i test Invalsi non sono affatto obbligatori.
Ieri per contestarli hanno organizzato un sit-in sulla scalinata del ministero dell'Istruzione e una trentina di altre iniziative sparse in tutta Italia, Abruzzo compreso.
«Con le prove Invalsi - sostengono i Cobas - si riducono i docenti al ruolo di addestratori di quiz e si destinano gli studenti alla manovalanza precaria». A fine mattinata il leader del movimento, Piero Bernocchi, è soddisfatto: «molte decine di migliaia di docenti, studenti e Ata, scioperando o boicottando le prove, hanno liberato dai quiz tante migliaia di classi in una giornata in cui l'alleanza tra lavoratori e studenti ha dato frutti oltre il previsto». E Bernocchi contesta pure i dati diffusi dal Ministero sulle prove Invalsi svolte nelle scuole primarie nei giorni scorsi.
«Riguardano solo le classi campione che - fa notare - sono meno di un decimo del totale. I test Invalsi non sono stati svolti nel 7-8% di queste classi e non nello 0,69%».
Gli studenti hanno spiegato di non voler «accettare di vedere sminuita la loro preparazione di anni e anni con un semplice test a risposta multipla che non può effettivamente valutare né loro né il percorso di apprendimento intrapreso con gli insegnanti»
«Noi nel pollaio, voi in Villa Falconieri» con questo slogan gli studenti delle classi seconde del Liceo Scientifico Mattioli di Vasto hanno voluto far sentire la loro voce di protesta contro l’attuale sistema scolastico che da un lato toglie fondi decretando l’accorpamento delle classi, che ora dovranno essere composte da non meno di 27 alunni stipati come in un “pollaio”, ma che dall’altro lato destina milioni di euro ogni anno all’esecuzione delle prove Invalsi. Ci si chiede «come sia possibile ridurre la valutazione del grado di preparazione degli studenti alla correzione di un questionario dove le risposte vengono scelte semplicemente apponendo una croce sulla casella corrispondente, in un modo che è più vicino all’azzardo che al merito. Va poi detto che i dati scaturiti dai “quiz” non sono anonimi dato che su ogni prova viene apposto un codice univoco che identifica lo studente e potrebbe consentire il trasferimento dei suoi dati sensibili senza chiederne il consenso, non è questa una forma di schedatura? E’ per questo che, condividendo la finalità, moltissimi studenti hanno voluto dare un segnale significativo della loro protesta consegnando i fascicoli delle prove in bianco oppure non prendendo parte alla rilevazione degli apprendimenti o, ancora, rendendo in qualche modo invalide le risposte date».