DIFFAMAZIONE

PrimaDaNoi.it diffamò la “parrucchiera d’oro”: «articolo pieno di insinuazioni»

Il giudice di Ortona: «anche se fatti veri superata la continenza»

Redazione Pdn

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PrimaDaNoi.it diffamò la “parrucchiera d’oro”: «articolo pieno di insinuazioni»
ABRUZZO. PrimaDaNoi.it diffamò la parrucchiera Rosanna Paolini con un articolo-inchiesta pubblicato nel 2008.

PrimaDaNoi.it in quell’occasione scrisse (nessun altro organo riprese mai questa e le altre notizie sull’argomento) dello strano caso di un affitto che la Provincia, guidata all’epoca da Giuseppe De Dominicis (Pd), pagava da anni per affittare dei locali per la formazione professionale alla ditta Excelsior della Paolini giornalisticamente chiamata “parrucchiera d’oro”.
La spesa, secondo quanto emerse dai documenti reperiti dalla nostra inchiesta, poteva essere evitata poiché la Provincia deteneva dei locali che però erano abbandonati. Alla gara d’appalto fatta dall’ente pubblico partecipò solo la ditta della Paolini e il contratto fu più volte prorogato.
Questi in sintesi i fatti illustrati nell’articolo che non è stato contestato nel merito dei suoi contenuti.
Con la sentenza emessa alcune settimane fa dal giudice di Ortona, Isabella Maria Allieri, è stato condannato il direttore di PrimaDaNoi.it, Alessandro Biancardi, per diffamazione poiché l’articolo «ha superato i limiti della continenza» risolvendosi in «un attacco personale e gratuito».
«L’articolo», scrive il giudice, «contiene una serie di esplicite insinuazioni non solo all’impiego di denaro pubblico (con riferimento al denaro speso per pagare un canone di locazione pari ad euro 160mila l’anno pur avendo spazi e locali inutilizzati), quindi alla sospetta illegittimità delle delibere provinciali e all’operato degli amministratori pubblici ma anche direttamente alla Paolini che oltre ad aggiudicarsi il contratto si sarebbe anche aggiudicata l’incarico di docente del corso di formazione».
Il giudice motiva il perché la continenza è stata superata: «La stessa (Paolini) viene definita come “parrucchiera bravissima, dalla storia prestigiosa…. Che da oltre un decennio è di casa nelle stanze della provincia” espressione questa che allude chiaramente al fatto di essere stata particolarmente vicina o comunque agevolata dagli amministratori pubblici».
«Tali espressioni ancorchè formulate a volte in modo dubitativo», si legge nella sentenza, «appaiono oggettivamente diffamatorie. Non sembra quindi che le frasi si limitino a fornire la notizia e ad offrire una valutazione negativa sull’operato dei pubblici amministratori ma appaiono insinuare dubbi di particolare favoritismo proprio nei confronti della Paolini».
«E’ noto che il limite della continenza entro il quale deve svolgersi un corretto esercizio del diritto di cronaca e di critica», prosegue il giudice Allieri, «viene superato quando le affermazioni pur vere, si risolvono per il lessico impiegato, per l’uso strumentale delle medesime, per la sostanza e la forma dei giudizi che le accompagnano, in un attacco personale e gratuito al soggetto cui si riferiscono».
La pena è di 500 euro per il reato commesso dal direttore di PrimaDaNoi.it più 6.000 euro tra risarcimento alla parte civile e le spese di giudizio.

LA VERITA’ IN SECONDO PIANO
Mi permetto di scrivere poche righe esclusivamente per il rispetto che noi della Redazione nutriamo verso il lettore che rimane al primo posto anche a costo di enormi sacrifici (come questo).
E’ importante rimarcare come i fatti contenuti nell’articolo non siano stati messi in discussione anche se quei fatti vengono chiamati "insinuazioni".
Ed i fatti non sono secondari in questa storia portata alla luce dalla nostra inchiesta (di cui andiamo persino fieri).
Per mesi abbiamo lavorato su una serie di documenti e con alcuni testimoni che ci hanno raccontato di aspetti particolari che riguardavano i rapporti tra la parrucchiera e la Provincia di Pescara.
Dopo il nostro articolo fu aperta una inchiesta su esposto della associazione Codici che è finita con l'archiviazione della posizione della Paolini. Il pm chiese alla polizia di verificare la congruità del prezzo di affitto ma se è vero che la Provincia aveva dei locali inutilizzati l’intero prezzo poteva essere risparmiato pur essendo la locazione congrua ai livelli di prezzo di mercato.
La polizia che indaga però scrisse anche «per tali motivi, ritenendo sussistente un'ipotesi di reato di natura corruttiva si ritiene necessario procedere con ulteriori strumenti di indagine».
Anche la Corte dei Conti ha ritenuto che non vi fosse alcun danno all’erario risolvendo così l’esposto della associazione Codici che contestava le scelte della Provincia.
Con l’arrivo della giunta Testa il nuovo assessore, costretto a risparmiare, decise di interrompere la locazione con la Paolini e di utilizzare proprio quei locali di cui parlavamo 4 anni prima.
Nessuno di questi fatti ha interessato la procura di Chieti che non ha svolto indagini sulla querela nei nostri confronti ed ha appoggiato in pieno la posizione della Paolini quando sarebbe bastata una telefonata ai colleghi di Pescara.
Da questa sentenza sembrerebbe che PrimaDaNoi.it, oltre che disporre di un limitatissimo diritto di cronaca, sembra non poter esercitare nemmeno il più limitato diritto di critica (peraltro rivolto esclusivametne al controllo dell'ente pubblico) .
Accettiamo come già in passato quest’altra sentenza di condanna e ci opporremo in ogni sede, contesteremo privatamente e pubblicamente questo modo di fare giustizia che sanziona chi prova a far emergere fatti e notizie di estrema rilevanza pubblica.
Naturalmente non abbiamo mai avuto alcuna remota intenzione di attaccare personalmente chicchessia non avendone alcun motivo nè interesse.
a.b.