Air One Technic, gli imprenditori abruzzesi mandati al massacro. Il no di Alitalia era scontato

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. E’ forse un’ingenuità chiedere oggi al presidente Chiodi un suo intervento su Alitalia o sul Governo per scongiurare la chiusura di Air One Technic, la società che effettuala manutenzione degli aerei nell’aeroporto d’Abruzzo.

ABRUZZO. E’ forse un’ingenuità chiedere oggi al presidente Chiodi un suo intervento su Alitalia o sul Governo per scongiurare la chiusura di Air One Technic, la società che effettuala manutenzione degli aerei nell’aeroporto d’Abruzzo.

A Roma hanno deciso di chiudere questa azienda, nonostante la richiesta di subentro da parte di una cordata di imprenditori abruzzesi, e Chiodi non si è mosso?

Chiedere, infatti, di tornare indietro su questa decisione presa da tempo e solo formalmente comunicata recentemente, equivale a dire: riducete la dote concessa da Alitalia ad Atitech, l’azienda napoletana che opera nello stesso settore e che acquisirà le commesse abruzzesi. E questo Chiodi non lo può fare. A Napoli infatti si vota per eleggere il sindaco e il candidato Pdl, imposto dal presidente Berlusconi, è Giovanni Lettieri, presidente degli industriali campani e della stessa Atitech: quindi le commesse non si toccano e non si riducono, semmai si aumentano. Se ne riparlerà, forse, dopo le elezioni: prima no. Ma non è nemmeno detto che gli eventuali interventi politici potranno conseguire risultati: gli affari sono affari e i più ricchi e potenti sono di solito più miopi degli altri al momento di riscuotere i frutti della loro preveggenza.

Infatti l’operazione Atitech è partita almeno due anni fa con la benedizione di quelli che contano e che oggi portano all’incasso la promessa di togliere le castagne dal fuoco al Governo, quando aveva deciso di vendere Alitalia (comprese Atitech e manutenzione) ad imprenditori italiani e non ad Air France. Quindi il viaggio a Roma che la delegazione di politici ed imprenditori abruzzesi ha fatto per incontrare i vertici dell’Alitalia (che non si sono nemmeno fatti vedere) era destinato al fallimento.

Insomma non c’erano possibili soluzioni: “stava già parlato”. Perciò il no alle richieste abruzzesi va interpretato come un’applicazione scientifica del potere economico selvaggio: si punta solo al profitto e nessun interesse ai risvolti umani della vicenda. Operai che perdono il lavoro? Declassamento dell’aeroporto abruzzese? Ricaduta negativa su tutta l’economia regionale, dal turismo agli investimenti industriali alle esportazioni? Sono concetti non in linea con i soldi da incassare. Punto.

FORSE NON C’È CONVENIENZA A CHIUDERE AIR ONE TECHNIC, MA QUESTO NON CONTA

Oppure la richiesta di subentro nell’attività di manutenzione da parte di una cordata abruzzese è la solita storia di David che sfida Golia, ma con un finale meno ottimistico? Allora per sconfiggere il gigante Golia, al giovane guerriero David bastò una pietra lanciata con la fionda. Oggi invece Air One Technic non ce l’ha fatta ed il colosso Atitech si è preso tutto: manutenzione degli aerei Alitalia, fatturato, forse anche i dipendenti. Dunque gli industriali locali sono stati battuti senza storia dai colleghi napoletani? Non sembra corretto metterla così. La partita, infatti, è stata giocata sul terreno della politica – dove l’Abruzzo è più debole – e non su quello dell’economia e della pura imprenditoria, dove si poteva almeno pareggiare. E tanto meno è stata giocata sulla convenienza per Alitalia a gestire la manutenzione degli aerei attraverso Atitech piuttosto che con Air One Technic. A questo forse allude il senatore Giovanni Legnini, Pd, quando annuncia che chiederà conto al Governo dei vantaggi per Alitalia a trasferire la manutenzione dei suoi aerei ad una società che fa capo al candidato sindaco del Pdl per il Comune di Napoli. Forse convenienza non c’è, se sono vere le voci di costi maggiori o comunque di interventi che andrebbero confrontati sul costo orario della manodopera e sui pezzi di ricambio.

Se si scoprisse che gli operai abruzzesi costano di meno e che i prezzi del materiale per la manutenzione non sono quelli del mercato libero, qualche dubbio in più potrebbe nascere su questo no secco dell’Alitalia ad assicurare commesse all’aeroporto d’Abruzzo. La sconfitta per la cordata locale di Paolo Primavera & c. che voleva rilevare la struttura della manutenzione sarebbe meno dura, ma non mitigherebbe il giudizio negativo sulla classe politica regionale che i delusi giudicano troppo debole e arrendevole.

LA FINANZA NAPOLETANA E NAZIONALE DIETRO L’ATITECH

C’è poi un altro aspetto che forse la cordata stessa, ma anche i sindacati ed i dipendenti di Air One Technic hanno sottovalutato: a Napoli, a differenza di quello che avviene in Abruzzo (e lo aveva fatto anche Bassolino, Pd, finanziando i corsi di formazione per quei dipendenti) il presidente della Regione Stefano Caldoro, Pdl è ben presente nelle attività della concorrente Atitech, di recente anche visitata ufficialmente. L’occasione è stato il primo “compleanno” dall’acquisto di Atitech, attraverso il commissario liquidatore dell’Alitalia Augusto Fantozzi. Come si ricorderà, all’epoca ci furono grosse manifestazioni da parte degli operai napoletani che rischiavano di restare senza lavoro per la crisi Alitalia. Poi alla fine ci fu l’accordo con il gruppo guidato da Giovanni Lettieri, presidente di Meridie (una Invstment company dedicata alle Piccole e medie imprese del Mezzogiorno), che attraverso Manutenzioni Aeronautiche (società controllata al 92% da Meridie spa) rilevò il 75 per cento dell’Atitech pagandolo 12 milioni e mezzo di euro.

Le altre quote furono acquistate da Alitalia-Cai (15%) e per il 10% da Finmeccanica, all’epoca pressata dal sottosegretario Gianni Letta, come riportato dal Sole24 ore.

Finmeccanica, infatti, già operava attraverso Alenia Aeronavali nel settore della manutenzione dell’area napoletana ed era già stato coinvolta nelle vicende dell’Atitech. Infatti Alenia Aeronautica aveva affittato il ramo d’azienda di Grottaglie (Taranto) di questa società del gruppo Alitalia con circa 70 lavoratori. E li aveva assunti tutti, visto che nell’area stava costruendo il suo stabilimento dedicato alla produzione delle parti di fusoliera del Boeing 787. Alla fine delle trattative nel 2009, dei 653 dipendenti del polo di Napoli-Capodichino 360 furono assunti subito, mentre a regime (nel 2014) saranno 500 i lavoratori impiegati.

Per gli altri dipendenti scattò anche la cassa integrazione a rotazione: gli ammortizzatori sociali che non vogliono concedere ad Air One Technic erano di sette anni, come per tutti i dipendenti Alitalia. Altri operai furono assorbiti da Alenia Aeronautica e 70 ebbero il prepensionamento. Insomma quando si parla di Atitech si parla di un gruppo dalle spalle ben coperte, che lo scorso anni ha già centrato il pareggio operativo del bilancio con un anno di anticipo rispetto al business plan (come scrive Milano Finanza) che per il 2010 ipotizzava una perdita di 2,7 milioni.

«Nei progetti di crescita di Atitech c’è poi un’altra variabile che potrebbe garantire nuovi ricavi e aprire orizzonti più ampi – scrive Mi-Fi – e cioè l’accordo con A. J. Walter, leader mondiale nella gestione dei materiali e dei componenti aeronautici».

 Il che farebbe diminuire i costi delle manutenzioni ed aumentare i profitti. Contro questo gigante Atitech, contro questo Golia, il David abruzzese nulla ha potuto. Aveva la fionda da roteare, ma non le pietre da lanciare. La cordata abruzzese era senza munizioni (cioè protezioni politiche) ed è stata mandata al massacro come i nostri Alpini nella campagna di Russia. E come loro, gli imprenditori si sono sentiti traditi dalla Giunta regionale (salvo Morra che ci ha messo la faccia).

Sebastiano Calella  01/04/2011 8.48