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In arrivo nuova legge edilizia che “salva” le vecchie strutture

Per Acerbo (Rc) «l’iniziativa è un regalo ai costruttori»

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In arrivo nuova legge edilizia che “salva” le vecchie strutture
L’ AQUILA. E’ stato firmato dai consiglieri regionali Pdl su iniziativa di Lorenzo Sospiri, Emiliano di Matteo, Federica Chiavaroli, e sarà portato in Aula per essere approvato salvo intoppi, entro giugno.

Si tratta del progetto di  legge regionale “Decreto Sviluppo” pensato ad hoc per salvare il settore dell’edilizia abruzzese dalla scure della crisi.
Scopo del disegno è  sostenere il comparto delle costruzioni e recuperare il patrimonio edilizio esistente senza incrementare le percentuali di consumo del territorio, ma consentendo i cambi di destinazione d’uso, misura utile soprattutto per la riconversione di quegli ex opifici ormai dismessi, inutilizzati, e abbandonati da decenni sul territorio che costituiscono elemento di degrado. La novità è la monetizzazione degli interventi cioè l’ampliamento delle vecchie strutture avverrà con il versamento di una somma al Comune che la investirà in opere pubbliche (parcheggi, aree verdi). Quindi secondo i proponenti la misura farà bene anche alle casse comunali.
Ma che aspetto avranno le città? Come avverranno le modifiche?
Vediamo nel dettaglio i punti chiave della misura.

AUMENTO VOLUMI
Tra gli interventi previsti dal disegno di legge ci sarà l’aumento delle volumetrie degli edifici già costruiti nel rispetto dei parametri altezza e distanza stabiliti dalla legge e delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio ed igienico sanitarie. Gli interventi sono esclusi su edifici abusivi strutture centri storici e in aree di in edificabilità assoluta.
Qualora il proprietario intendesse incrementare la volumetria dell’immobile da ristrutturare, spiega il progetto di legge, «egli potrà monetizzare gli standard richiesti mediante pagamento al Comune di una somma commisurata al costo di acquisizione di altre aree equivalenti (aree verdi, parcheggi)».
Con gli introiti derivanti dalla monetizzazione il Comune è vincolato all’acquisizione di aree destinate ai parcheggi, alle attrezzature urbanizzazione secondaria, all’abbattimento di barriere architettoniche.
La volumetria degli edifici si può aumentare del 20 %, fino al 40 % e si incrementa di un ulteriore 10 % «se l’intervento ha riqualificazione energetica».
Tra le altre misure sono ammessi i cambi di destinazione d’uso edifici e la modifica sagoma edifici previa autorizzazione comunale.

POTERI AI COMUNI
L’articolo 8 della legge introduce una norma sulla semplificazione delle procedure nella quali si specifica che i poteri sostitutivi in materia di rilascio di titoli abitativi sono esercitate dalle Province e che i piani attuativi conformi allo strumento urbanistico generale vigente sono approvati dalla giunta comunale senza necessità di preventiva adozione. I rispettivi Consigli comunali, inoltre, avranno la titolarità delle scelte.

« IL PROGETTO AUMENTERA’ LA SPECULAZIONE EDILIZIA»
Maurizio Acerbo nutre forti dubbi sul progetto di legge che  rischia, a suo avviso, «di produrre città ancor più ingolfate, caotiche, brutte e invivibili».
«Si tratterebbe di un provvedimento che scardina completamente la pianificazione urbanistica», dice, «e produrrebbe effetti incontrollabili nei nostri centri abitati già cresciuti negli ultimi decenni al ritmo della speculazione edilizia. Da quel che si capisce si potrà aumentare i volumi degli edifici del 40% e inevitabilmente derogare a distanze e altezze previste nei Piani Regolatori con l’effetto di produrre città ancor più ingolfate, caotiche, brutte e invivibili. Inoltre la possibilità di monetizzare gli standard urbanistici (verde, strade, parcheggi) significa che si pagheranno i comuni per reperire altrove quegli spazi che non ci saranno intorno agli interventi».
Secondo il consigliere di Rifondazione Comunista, questa misura non avrà positiva ricaduta ambientale ma determinerà solo il passaggio dalla già discutibilissima urbanistica contrattata a quella che potremmo definire regalata.
«Infatti» aggiunge,  «laddove i comuni si siano dotati di regolamenti per gli accordi di programma minimamente decenti per ottenere deroghe al PRG si devono pagare rilevanti corrispettivi al comune. Qui si regalano in cambio di elemosine per la collettività. Inoltre con gli accordi di programma il progetto va in Consiglio Comunale e quindi si può – almeno teoricamente – verificarne l’impatto sul contesto. Con questa legge invece avremo demo-ricostruzioni incontrollate con edifici che rinascono in formato extra-large. Un’idea dell’edilizia da favelas del terzo mondo non da città europee. Faccio presente che provvedimenti di questo genere non hanno alcun fine sociale visto che in Abruzzo ci sono migliaia di case sfitte e quelli che ne hanno bisogno non hanno un posto fisso e un reddito per acquistarle».

PDL ENTUSISTA
E’ entusiasta invece la squadra Pdl firmataria del disegno, con Federica Chiavaroli in testa.
«Il progetto di legge», ha dichiarato la sua proponente, «è una risposta alla crisi economica che attanaglia il settore delle costruzioni. È un provvedimento legislativo che avrà priorità rispetto ad altri, perché contiene un valore importante per il contesto economico abruzzese. Entro l’estate approveremo la legge». Il vice Capogruppo del Pdl, Emiliano Di Matteo, considera la legge una «straordinaria opportunità per i Comuni che potranno così reperire fondi per finanziare la spesa corrente».
Un plauso alla iniziativa arriva anche da Pescara, in particolare dall’assessore alla Gestione del Territorio Marcello Antonelli e dal  capogruppo comunale Pdl Armando Foschi.
«La legge», hanno ricordato l’assessore Antonelli e il capogruppo Foschi, «è nata innanzitutto dalla consapevolezza istituzionale di dover individuare misure utili per contrastare la crisi che oggi investe il settore dell’edilizia, una situazione di stallo in parte determinata dalla necessità di fermare il consumo indiscriminato del territorio avvenuto nel ventennio precedente, destinando a verde e servizi gli spazi liberi rimasti, ma dall’altro lato, senza dubbio, dalla crisi che più in generale ha investito il paese mettendo in difficoltà soprattutto le piccole e medie imprese.
Nei mesi scorsi è sempre cresciuto l’allarme, soprattutto di sindacati e associazioni di categoria: duemila posti di lavori persi a Pescara negli ultimi due anni nel settore edilizio secondo la Cisl; addirittura 10mila i posti di lavoro persi nel 2011 secondo la Cgil sull’intero Abruzzo; e poi ancora il fallimento del Piano Casa secondo l’Ance; il calo dell’occupazione dell’1,4 per cento secondo Istat e Cresa».
Parole positive sono state espresse in merito alla procedura prevista. «Tale procedura», ha osservato Antonelli, «garantisce anche la riqualificazione del territorio con l’eliminazione delle strutture di degrado, e fornisce anche al Consiglio comunale i criteri da seguire per concedere eventuali cambi di destinazione d’uso. Non solo: come previsto nel Decreto, tutti i cambi di destinazione d’uso devono essere monetizzati, il che significa un nuovo flusso economico nelle casse dell’Ente pubblico e considerando che in soli 4 mesi di vigenza della nuova normativa dei sottotetti abbiamo introitato al Comune di Pescara ben 400mila euro, è facile immaginare che con la nuova legge potremo andare a incassare un gettito proveniente dall’edilizia, ma senza consumare il territorio.  E’ evidente che ogni cambio di destinazione d’uso dovrà passare all’esame del Consiglio comunale che manterrà il proprio ruolo di disciplina del territorio. Quella legge restituirà impulso allo sviluppo dell’attività edilizia, alla rigenerazione del territorio e alla riqualificazione e sostituzione del patrimonio edilizio esistente».

Progetto Di Legge 382_2012_Semestre Europeo-1