IL CASO

La Forest Oil perde 35 milioni di dollari per “colpa” di Bomba

Pubblicata la relazione dei conti aziendali

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La Forest Oil perde 35 milioni di dollari per “colpa” di Bomba
BOMBA. Quanto è costata l’ostinazione che gli abruzzesi hanno riservato alla Forest Oil? 35 milioni di dollari, per ammissione della stessa azienda.

Proprio così, il piccolo paese abruzzese ha messo ko il gigante del petrolio che ha registrato dati in perdita nel primo trimestre 2012 con cifre che fanno impallidire (quelle relative agli investimenti italiani).
I conti di questo trimestre sono andati male. «La compagnia» si legge nel resoconto relativo al primo trimestre 2012, «ha riportato una perdita di 32,7 milioni di dollari, rispetto alla perdita di 3,3 milioni di dollari dell’anno prima escludendo gli effetti delle svalutazioni, responsabilità legali e gli altri aggiustamenti, il fatturato è scivolato del 4,8% arrivando 158,9 milioni dollari». Ma la Waterloo della Forest si è combattuta sul suolo italiano.
Le autorità regionali hanno negato l’autorizzazione ambientale Via, si legge ancora nel rapporto, di cui la Forest aveva bisogno per iniziare a produrre lì, causando una perdita di 35 milioni di dollari. E’ stato proprio il no del Comitato Via della regione Abruzzo, il 12 aprile scorso a mettere fuori dai giochi, almeno per ora, l’azienda.
Secondo la professoressa Maria Rita D’Orsogna, la perdita italiana della Forest sarebbe dovuta ad una svalutazione delle proprietà del gas naturale in Italia.
«Il bene messo in perdita» ha dichiarato, «ha avuto un deprezzamento superiore a quanto si possa ricavare dalla sua vendita. E una volta che accade questo, quel bene non si può rimettere più a bilancio. In poche parole si riconosce che quel terreno non vale più nulla. Ancora una volta questo dimostra l'enorme potere che hanno i cittadini, e che se si è uniti, informati e determinati, si può arrivare lontano nella difesa del bene comune. La vittoria dei tanti Davide che hanno lottato contro l'impianto del Golia Forest Oil deve darci coraggio per il futuro, per tutte le altre concessioni prima fra tutte quelle del Borsacchio e del Teramano che sono ancora in discussione».
La Forest, intanto, ha fatto sapere che non si arrenderà ed impugnerà la decisione Via in sede legale anche alla luce di una sentenza del Tar a suo favore.
«Crediamo fermamente nel progetto Forest e intendiamo perseguire tutte le vie legali a nostra disposizione a cominciare dal ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale entro i 60 giorni prescritti come termine di legge», dicono dalla società. «Ci riserviamo di esaminare nei dettagli le motivazioni ufficiali del parere non favorevole da parte della Commissione Via , fiduciosi di avere a disposizione tutti gli elementi per poter ribattere nelle sedi appropriate e far valere le nostre ragioni e la validità, in termini di progresso economico ed eco-sostenibilità, del progetto che Forest CMI intende portare avanti».
Il progetto degli americani è stato respinto perchè le falde acquifere dei terreni circostanti la diga artificiale del lago non hanno una tenuta soddisfacente e poi perché l’impianto non sarebbe compatibile con il piano regionale delle acque.