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Confagricoltura -Agea: è scontro aperto sulla norma che vieta i contratti verbali

Nuovo ricorso presentato al Tar del Lazio

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Confagricoltura -Agea: è scontro aperto sulla norma che vieta i contratti verbali
L’AQUILA. Sono 97 le aziende agricole aquilane hanno presentato ricorso al Tar del Lazio su disposizione Agea (Agenzia per le erogazioni in Agricoltura) che limita l’utilizzo dell’autocertificazione per dimostrare la proprietà di un terreno.

Si tratta del secondo ricorso, in poco tempo, reso necessario dopo che l’Agea ha pubblicato una nuova circolare che annullando la precedente di fatto rendeva vano il primo ricorso di Confagricoltura L’Aquila.
Il primo ricorso è stato presentato il 26 gennaio da 44 aziende di Confagricoltura L’Aquila che chiedevano l’annullamento della circolare Agea n.679/2011, la disposizione che blocca i contratti verbali d’affitto di terreni ed ammette solo quelli scritti e registrati. Mentre prima per attestare il possesso dei terreni bastava una dichiarazione anche verbale che confermasse il rapporto di affitto tra il proprietario ed un conduttore, oggi, bisogna fornire un contratto, per atto pubblico o per scrittura privata registrata. Lo scopo di questa norma è colpire la richiesta abusiva di aiuti comunitari da parte di truffatori.
Il 29 febbraio Agea ha tirato fuori dal cilindro una nuova circolare la ACIU 2012.90 che annullando la precedente di fatto rendeva vano il ricorso di Confagricoltura L’Aquila.
Per questo, Confagricoltura ha presentato un secondo ricorso. «All’udienza del 14 marzo», ha detto Fabrizio Lobene presidente Confagricoltura L’Aquila, «il giudice ha stigmatizzato il comportamento dell’Agea (un Ente non può emettere circolari al solo scopo di vanificare surrettiziamente il ricorso al Tar), che costringe Confagricoltura L’Aquila a ripresentare ricorso sulla nuova circolare».
Per colpire i truffatori, secondo il presidente, esistono la Magistratura e gli organi di polizia «e vale anche la pena che Agea utilizzi meglio, attraverso un effettivo coordinamento, i suoi costosissimi apparati di controllo in primo luogo Agecontrol. Siamo stufi di pagare le inefficienze dell’Agenzia e delle sue società di servizio che ogni anno ci costringono a passare più tempo davanti ai computer che a lavorare sui campi».
Nella provincia de L’Aquila sono numerose le aziende che detengono in affitto alcune centinaia di particelle catastali appartenenti a decine di proprietari e per cui è impossibile stipulare contratti scritti perchè a volte gli intestatari al catasto sono defunti, irreperibili o emigrati all'estero, mentre l’agricoltore paga i canoni ai parenti per conto degli eredi. Tra le conseguenze della disposizione Agea, inoltre, ricorda il presidente di Cinfagricoltura, «alle aziende sarà precluso non solo l’accesso agli aiuti comunitari ma anche la richiesta dei carburanti agricoli agevolati, le domande del PSR,  la stipula delle assicurazioni contro le calamità naturali, la richiesta dell’attestato IAP, per non parlare dei controlli di congruità fiscale sui fatturati e sui redditi che prendono a riferimento i dati contenuti nel fascicolo elettronico».
Tutto questo è anche in contrasto con il decreto semplifica Italia del Governo Monti che mira a snellire il farraginoso processo burocratico.
«L’azione di Confagricoltura L’Aquila», ha ricordato, «su questo problema va avanti dal 1999 (con l’istituzione del fascicolo del produttore), non per capriccio, ma per salvaguardare gli interessi delle aziende agricole che operano nelle zone montane e svantaggiate su terreni agricoli caratterizzati dalla cosiddetta polverizzazione fondiaria (un’azienda media di 30 ettari può detenere in affitto anche migliaia di particelle catastali appartenenti a parecchie decine di proprietari)».