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Baraldi via, Chiodi si rafforza. I retroscena della silenziosa dipartita

Comincia una lunga campagna elettorale

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Baraldi via, Chiodi si rafforza. I retroscena della silenziosa dipartita
ABRUZZO. Il dopo Baraldi non è cominciato venerdì scorso, con l’ufficializzazione della sua nomina in Piemonte all’Azienda ospedaliera di Cuneo.
Chi da almeno un mese sapeva di questa nomina (o l’aveva sponsorizzata) potrebbe essersi già attivato per trovare un suo sostituto in Abruzzo o forse proprio per far nominare un commissario tutto nuovo al posto di Chiodi. Il quale peraltro fa sapere che, pur rimasto orfano del suo vice, pensa di poter restare in carica come se nulla fosse e magari senza un altro sub commissario, in sostituzione della Baraldi. Sarà pure così, ma gli ultimi anni della sanità abruzzese ci raccontano un’altra storia. Perché è vero che commissario e presidente nelle regioni “canaglia” sono la stessa persona, ma è altrettanto vero che Enrico Paolini da presidente vicario della Regione (dopo le vicende giudiziarie che decapitarono la Giunta abruzzese di centrosinistra) nell’agosto 2008 presiedette alcune riunioni per il Piano di rientro già firmato nel marzo 2007 dall’assessore Bernardo Mazzocca. Ma poi nel settembre 2008 il Governo nominò commissario Luigi Redigolo, rimasto in carica fino al dicembre 2009, quando il Governo nominò Chiodi e gli affiancò a gennaio 2010 due sub commissari, la stessa Baraldi e Giancarlo Rossini, subito dimissionario. E’ chiaro dunque che su queste nomine una cosa sono le aspirazioni legittime di chi ha titolo, un’altra sono le scelte di chi governa questi processi a livello romano e ministeriale, Agenzia sanitaria nazionale compresa (ambito nel quale si muoveva Giovanna Baraldi). E all’Agenas portano le indiscrezioni su questa nomina piemontese: infatti il direttore Fulvio Moirano è stato manager proprio della Asl di Cuneo ed a lungo consulente della Regione Piemonte. Un’altra pista porta invece all’ex ministro della sanità Ferruccio Fazio, nato in provincia di Cuneo e molto ascoltato dal leghista Roberto Cota, governatore piemontese a caccia di tecnici da nominare. L’ex ministro avrebbe raccolto le lamentele di Giovanna Baraldi, evidentemente più accreditata a Roma che in Abruzzo, ma qui costretta a duellare con alcuni manager riottosi e indisciplinati non sanzionati da Chiodi. Di qui l’incarico “riparatore” con un contratto triennale che consentirà all’ex sub commissario di guadagnare quanto in Abruzzo, con un lavoro molto meno pesante (dirigere solo due ospedali) e forse più apprezzato, se è vero che il Pdl non ha speso una parola di rimpianto. Anche perché così il commissario Chiodi avrà campo libero per la sua lunga volata elettorale alla Regione o al Parlamento.                          
In filigrana si vedono dunque le elezioni dietro la partita del dopo Baraldi che si sta giocando a Roma, con buona pace di chi in Abruzzo pensa di poter incidere su questi processi governati dalla lobby della sanità e dalle sue strategie. Perché per gli ospedali da chiudere o da tenere aperti a scartamento ridotto, per le cliniche private, per la mobilità passiva oppure per i “lea sì - lea no - lea da cambiare” o il ticket sul ricovero nelle Rsa (per il momento solo qui, poi si passerà all’ospedale), non si muove foglia che la lobby non voglia. Leggendo i documenti del Governo, in realtà l’incarico di commissario alla sanità abruzzese - che tutti credono in scadenza - potrebbe essere molto più lungo, essendo stato blindato adeguatamente, forse “all’insaputa”, come va di moda. Cioè durerà fino a quando lo vuole Roma e non se Giovanna Baraldi se ne va. Infatti il 20 gennaio scorso il Consiglio dei ministri ha inserito «un’integrazione del mandato commissariale conferito al Presidente pro tempore della Regione Abruzzo, dott. Giovanni Chiodi, per l’attuazione del piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario». Si tratta dell’articolo 10 bis dove si specifica che «la riorganizzazione ed il risanamento del servizio sanitario regionale devono essere coerenti, nel rispetto dell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza» e debbono realizzare due condizioni: «l’obiettivo del raggiungimento dell’equilibrio economico stabile del bilancio sanitario programmato nel Piano di rientro» e «gli ulteriori obblighi per le regioni introdotti dal Patto per la salute 2010-2012». Per un equilibrio stabile dei conti ci vorranno almeno tre anni, per i Lea chissà. Dunque la ricetta del dopo Baraldi è già servita, come un piatto freddo: l’Abruzzo non ha nessuna possibilità di far sentire la sua voce. Ammesso che lo voglia fare, visto che Chiodi ha sempre avuto sponsor romani. Almeno fino ad oggi.
Sebastiano Calella