SANITA'

Cgil: «stop al Piano della residenzialità, discutiamone prima»

Proteste e proposte del sindacato su un problema centrale della sanità abruzzese

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1719

Angela Scottu

Angela Scottu

ABRUZZO. Il Piano di riorganizzazione della residenzialità e semiresidenzialità per cittadini disabili ed anziani, predisposto dalla Regione, è pronto, ma non c’è stato nessun incontro con le parti sociali.

E nessuna consultazione nemmeno con la Commissione che raggruppa le associazioni, istituita a febbraio, nonostante il sollecito del 17 aprile scorso. Angela Scottu, della segreteria regionale Cgil, protesta con un lungo documento che riassume tutte le perplessità sul testo finora conosciuto solo a mezzo stampa, così come aveva fatto la Cisl Fp quando Davide Farina aveva scritto: “fermate la Baraldi”. Ora che il sub commissario ha lasciato il suo incarico in Abruzzo, il problema comunque si pone lo stesso e riguarda in primo luogo la compartecipazione alla spesa del ricovero: cioè quanto debbono pagare di ticket gli anziani ricoverati nelle Rsa o nelle Ra. E’ previsto infatti un decreto  «per la definizione delle tariffe per tipologia di prestazione e gli standard assistenziali con i relativi carichi assistenziali delle diverse tipologie di personale e per la descrizione delle quote di compartecipazione alla spesa  previste per ciascuna  tipologia di residenzialità e semiresidenzialità».
 Secondo la Cgil «il Piano non deve essere una pura operazione contabile, tesa a risparmiare svariati mln con il taglio di posti letto ed a incamerare nuove entrate (45,5 mln annui a regime) con la quota sociale a carico degli utenti, ma l’occasione di una riforma che non sia solo penalizzante per gli utenti».
 Di qui una serie di domande e di proposte: se questo Piano è l’applicazione del piano sanitario vigente, ma altra cosa (come sembra), chi ha deciso e come il setting assistenziale, da cui deriva il ticket? Oppure: si può predisporre un Piano di questo tipo senza contestualmente approvare il Piano sanitario regionale complessivo, che riguarda anche l’assistenza di base, l’Adi, la rete dei servizi sul territorio e che è riferito ad un fabbisogno reale ed identificato? Come si vede, la Cgil solleva problemi di una tale complessità che forse arriva a proposito la pausa di riflessione per la partenza della Baraldi. Alle spalle di questo problema c’è anche la necessità dell’adeguamento della normativa sull’accreditamento delle residenze, che era in discussione da diversi mesi. In sostanza la Cgil e gli altri sindacati ritengono che bisogna parlare prima di prevenzione, di integrazione sociosanitaria, di programmi personalizzati di assistenza e riabilitazione e poi definire un Piano.
«Ciò significa – conclude Angela Scottu - adoperarsi per modificare  un modello di assistenza che rimarrebbe, altrimenti, improntato fondamentalmente sulla istituzionalizzazione di anziani e disabili».

s. c.