SANITA'

Il sub commissario Giovanna Baraldi lascia l’Abruzzo

Va a dirigere l’Azienda ospedaliera di Cuneo

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Giovanna Baraldi

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ABRUZZO. Giovanna Baraldi saluta e se ne va.

 Ieri è stata nominata al vertice dell’Aso di Cuneo, l’azienda ospedaliera della città piemontese, in una tornata di nomine del governatore Roberto Cota. Dunque a sorpresa (non per PimaDaNoi.it che aveva anticipato la sua voglia di mollare) il sub commissario alla sanità lascia un incarico spinoso a lavoro non ancora concluso, anche se in dirittura d’arrivo. Come ben sa anche il commissario Giovanni Chiodi, il cui incarico terminerà entro un paio di mesi, quando e se il Tavolo di monitoraggio romano certificherà che i conti della sanità abruzzese sono tornati attivi. In realtà da più di qualche mese, forse dai primi di dicembre scorso quando esplosero i contrasti con la direzione regionale dell’assessorato, già si notavano segni di stanchezza nell’operato della Baraldi, meno decisionista e meno arroccata di prima. Qualcuno scambiò questo ammorbidimento per un’evoluzione delle strategie per gestire il consenso ai suoi provvedimenti sempre molto difficili da digerire. In realtà forse era stanchezza, visto che era stata lasciata sola a fare il lavoro sporco che toccava alla politica, soprattutto al Pdl che l’avrebbe dovuta “coprire” e che invece mai l’ha difesa nemmeno dall’opposizione in Consiglio regionale. Di qui la decisione di tornare a Bologna con il pretesto di problemi familiari (peraltro veri) per “riflettere” sul suo futuro, che invece era già stato deciso. La nomina all’Aso di Cuneo non è di quelle molto importanti, ma servirà al sub commissario per riprendere fiato dopo le battaglie in Abruzzo. Sono stati per lei due anni molto intensi, con scelte che vanno dal Programma operativo, con annesse chiusure dei piccoli ospedali, al taglio delle Uoc (unità operative complesse) e cioè dei primari (quasi dimezzati), al piano per le Residenze sanitarie, all’abbozzo per l’emergenza urgenza, ai contratti ed al contenzioso con le cliniche private (compreso il fallimento Villa Pini). Ma ci sono stati interventi anche sulla rete dei laboratori privati (una delle poche riforme attuate senza polemiche), per la stretta sulla spesa farmaceutica, per i tentativi non riusciti di bloccare o ridurre la mobilità passiva (infatti gli accordi di confine non sono stati sottoscritti). Poco idilliaci anche i contatti con i sindacati e con i medici, con i quali inizialmente ci fu anche uno scontro frontale, e con le comunità locali ed i sindaci per i piccoli ospedali chiusi, con il corollario di tante sconfitte nei Tribunali amministrativi per i suoi provvedimenti. Insomma nel momento in cui il tratto del sub commissario si era ingentilito, è arrivata la sua decisione di partire per Cuneo, dove dirigerà un’azienda ospedaliera con due sedi (S. Croce e A. Carle), una più recente (anni ’60) l’altra del 1935, sorta per la lotta alla tubercolosi. Oggi dopo importanti lavori di adeguamento, i due ospedali hanno raggiunto un buon livello nelle attrezzature e svolgono soprattutto attività chirurgica. Il primo – Ospedale S. Croce – è diviso in cinque blocchi dove hanno sede il Pronto soccorso e le diverse strutture di diagnosi e cura. Il secondo ospedale (simile nella sua mission e nella sua forma al San Camillo di Chieti) è invece più vocato alle cure mediche ed ha un ampio parco. Presto per dire se ci sono rimpianti per questa decisione improvvisa di Giovanna Baraldi. Certo adesso si sprecheranno le lodi ed i riconoscimenti per il suo lavoro, soprattutto da parte di quelli che l’avrebbero dovuta supportare e non l’hanno fatto. I suoi oppositori anche più strenui le hanno però sempre riconosciuto una grande preparazione tecnica, anche se un pò troppo teorica, il che rendeva difficili da metabolizzare le sue scelte che dovevano adattarsi ad un territorio complesso come l’Abruzzo. Un merito però le va riconosciuto: Giovanna Baraldi, da sola, si è sobbarcata il peso (e le critiche) di elaborare la politica sanitaria regionale, dimostrando coraggio e determinazione che saranno ricordati. Soprattutto ha coperto un vuoto politico che non toccava a lei riempire.
Sebastiano Calella