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Cardiochirurgia di Chieti: «la Regione ha declassato tra veti e ostruzionismo»

Ecco i documenti del declassamento. Il primario Di Giammarco netto:«reparto ridotto»

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Cardiochirurgia di Chieti: «la Regione ha declassato tra veti e ostruzionismo»
CHIETI. L’assessore regionale Mauro Febbo è categorico sulla Cardiochirurgia di Chieti e sul progetto.

Febbo parla di notizie false e di «fantomatiche modifiche al progetto con l’intento di sminuire l’operato della Regione e della Asl».
«All’undicesimo livello nel nuovo polo di Cardiochirurgia infatti», dice Febbo, «non sarà collocato l’Ufficio tecnico ma sarà trasferita la Direzione generale nei locali che sarebbero rimasti a grezzo. In questo modo aumenteranno gli spazi destinati, come giusto che sia, alla funzione sanitaria nella struttura del SS Annunziata».
Occorre allora tornare sul presunto declassamento di questo reparto, realizzato dalla Regione attraverso tagli e ridimensionamenti successivi, compresa la cancellazione della Biblioteca all’11° livello.
Un modo pe raccontare i fatti e spulciare le planimetrie che in parte pubblichiamo anche qui e che ai tecnici dicono tutto ma che ai cittadini non esperti forse raccontano poco.
Speriamo che con le carte ognuno potrà avere tutti gli elementi per capire se – dopo questi interventi della Regione – ci sarà una Cardiochirurgia di eccellenza, con annessi servizi ed uffici (compresa la biblioteca) o se invece la nuova palazzina è un contenitore di servizi ed uffici con annessa una Cardiochirurgia. Differenza non da poco, che però l’assessore nega con una strana motivazione: «non capisco come si faccia a sostenere che se manca una biblioteca, un reparto non possa funzionare bene o non possa essere un polo d’eccellenza».
 Lo spiega il professor Gabriele Di Giammarco, primario di Cardiochirurgia: «Contrariamente a quanto accade in altri ambiti, la biblioteca e le multiple postazioni di connessione ad internet su banche dati e biblioteche internazionali, sono essenziali in una palazzina la cui vocazione è l’eccellenza che si raggiunge (ma forse il ragionier Febo non lo sa) non già per grazia ricevuta, ma per altre vie, tra cui la fruizione delle informazioni e la disponibilità di accesso on-line alla bibliografia scientifica del settore. Io mi rendo conto che non tutti sono abituati a questo genere di problematiche, ma in medicina - e soprattutto nelle patologie cardiovascolari - le dinamiche del sapere e della conoscenza passano attraverso queste scelte».
 C’è poi un altro aspetto: secondo l’assessore la biblioteca non era prevista. La prima planimetria dimostra che la biblioteca, il deposito libri e la sala per 63 persone c’erano, che successivamente sono state cancellate e che ora nella planimetria finale  questi spazi risultano completamente vuoti, a disposizione della direzione generale, come avevamo scritto e come Febbo conferma. C’è solo da aggiungere che lo spazio a disposizione del manager è di 918 mq calpestabili: uno spazio immenso, pari a 10 appartamenti da 90 mq e ben più grande della sala ovale della casa Bianca che è di  150 mq ed uffici ben più modesti quanto a spazio. Quindi, a meno di manìe di grandezza, non è escluso che altri uffici seguiranno la direzione generale all’11° livello.
Febbo infine parla «di fantomatiche modifiche al progetto, con l’intento di sminuire  l’operato della Regione e della Asl». Le modifiche ci sono state e sono decisive per la qualità finale del reparto e PrimaDaNoi.it pubblica le planimetrie, sia quella con l’originale sala open space a tre letti più sala ibrida a fianco, sia quella attuale con le due sale con un letto ciascuna e la sala ibrida murata. I nodi centrali della questione “declassamento” sono infatti il numero e la qualità delle sale operatorie cardiochirurgiche e delle sale di Emodinamica, da cui dipende la produttività del reparto. La storia documentale racconta che all’inizio le sale erano 4, poi con il manager Mario Maresca si decise un’accelerazione dell’eccellenza attraverso la progettazione della sala open space: tre letti in una sala sola come negli ospedali all’avanguardia (una delegazione della Asl visitò alcuni ospedali della Germania e ne riportò un’ottima impressione) ed a fianco una sala ibrida anche per l’Emodinamica. Ora la sala open space è stata cancellata dal manager Francesco Zavattaro ed è stata divisa in due sale normali, con riduzione di un letto. La sala ibrida invece non sarà più realizzata, ma verrà murata. Tutto al quarto livello. Quanto alle sale che già esisterebbero al sesto livello per l’Emodinamica, queste sono sale diagnostiche e non operatorie, tanto che per l’eventuale attrezzatura che pesa 2 mila kg bisognerà rinforzare i solai.
«Ogni periodica polemica rispolvera questioni come quella relativa ad Emodinamica. Abbiamo scoperto infatti – scrive ancora l’assessore - che devono essere rinforzati i solai dei vani destinati alle sale, ma non c’è nessuna responsabilità da parte nostra visto che, come da progetto, le pareti sono state schermate proprio in virtù della loro destinazione finale: Emodinamica appunto. E’ chiaro che i locali erano previsti proprio per quell’uso».
Ma la schermatura serve per apparecchiature diagnostiche e interessa le pareti e non c’entra nulla con le caratteristiche portanti dei solai, quindi la progettazione non era per le sale operatorie, ma per la diagnosi e cura. La sala convegni infine non è stata completata, perché così ha deciso la Regione nelle varie perizie di variante e di assestamento.
C’è infatti un documento illuminante di questo ruolo della Regione e della Asl. E’ la delibera del 22 luglio 2011 dove il manager ripercorre la storia del progetto, da quello principale della gara di appalto, alla perizia di variante 2 (l’importo passa da 20 a 25 mln di euro) ed a quella di assestamento che conferma i 25 milioni: tutto passa attraverso la Crta, la commissione tecnica della Regione. In questa delibera si chiarisce che alcune parti vengono rimodulate su richiesta della Asl, fermo restando l’importo. «Precisato che per rendere l’opera funzionante bisogna adeguarla alle modifiche proposte dal consulente Cosimo Pipoli» (un consulente esterno che decide al posto della Regione? che ne dice Febbo?) il manager e la Regione alla fine decidono che non ci sarà diminuzione dei costi: sempre 25 mln e 985 mila euro, più 8 mln a disposizione dell’azienda, totale 33 mln. Eppure l’assessore si chiede «in che modo sia possibile attribuire alla Regione o alla Asl le responsabilità di questa situazione. Parlare di declassamento della Cardiochirurgia ha il chiaro obiettivo di screditare il lavoro fatto in questi mesi sia dall’amministrazioni regionale sia da quella sanitaria».
 Le planimetrie danno conto però di questi interventi riduttivi del progetto, che ora vengono negati. Resta infine un altro aspetto organizzativo, come sottolinea il professor Di Giammarco:  «Il progetto che doveva essere realizzato è stato letteralmente stravolto: ad esempio Chirurgia vascolare che doveva trasferirsi qui, potrà farlo solo con il reparto di degenza e dovrà continuare ad utilizzare il vecchio blocco operatorio. Infatti le due sale operatorie rimaste sono necessariamente a disposizione della sola Cardiochirurgia. Tutto questo lo ha deciso la Regione con i veti, la mancata firma delle autorizzazioni e l’ostruzionismo. Se questo non vuol dire responsabilità, allora si sta giocando a rimpiattino!»

Sebastiano Calella

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