ECONOMIA

Cresa: il 53% delle famiglie abruzzesi ha un solo reddito

Nello studio pubblicato oggi solo l’1% delle famiglie dichiara un reddito superiore a 75mila euro

Redazione Pdn

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Cresa: il 53% delle famiglie abruzzesi ha un solo reddito
ABRUZZO. E’ stato pubblicato oggi lo studio sui “Consumi delle famiglie abruzzesi”, il primo realizzato specificamente in Abruzzo, dal Cresa.

I consumi delle famiglie sono l’aggregato economico che maggiormente contribuisce alla formazione del Pil nazionale (61,6% nel 2009) e, ancor di più, regionale (66% nel 2009) e forniscono al contempo, in modo più puntuale degli indicatori di reddito, informazioni sul benessere effettivo degli individui residenti in un territorio.
I consumi delle famiglie abruzzesi analizza struttura quantitativa e qualitativa, livello e variazioni nel tempo della spesa per consumi, evidenzia tenore e qualità della vita della popolazione residente in regione e fornisce, in tal modo, una piattaforma conoscitiva utile per le scelte di investimento degli operatori economici e per quelle di policy degli amministratori locali.
Lo studio ha alla base un’indagine che ha coinvolto, nel periodo settembre 2009-settembre 2010, 1.089 famiglie residenti in Abruzzo realizzata per conto del CRESA dalla società Doxa. L’analisi socio-economica dei risultati è stata impreziosita da una lettura sociologica fornita dal prof. Domenico Secondulfo, professore ordinario di sociologia presso l’Università di Verona.
Il rapporto di ricerca evidenzia peculiarità e diversità delle scelte e dei comportamenti d’acquisto delle famiglie abruzzesi e fornisce indicazioni sulle loro principali caratteristiche sociali,economiche e territoriali.
Indaga, infine, alcuni aspetti del disagio sociale e le aspettative per il prossimo futuro, aprendo, in tal modo, una “finestra” su aspetti immateriali che incidono in maniera non quantificabile ma sostanziale sulla percezione del tenore e della qualità che gli abruzzesi hanno della propria vita.

LE FAMIGLIE ABRUZZESI
Il 22,5% delle famiglie intervistate è formato da una persona, il 26,2% da due, il 20,1% da tre, il 22,0% da quattro, il 7,2% da 5 e solo il 2,0% da 6 e più. Il numero dei componenti dell’unità familiare è 2,71 ed esso diminuisce man mano che aumenta la classe di ampiezza demografica del comune di residenza ed è nei comuni fino a 10.000 abitanti che maggiore è il peso delle famiglie numerose.
Nei comuni capoluogo, gli unici con più di 50.000 residenti, vive la maggiore percentuale di separati e divorziati e in essi le famiglie uni personali sono composte in maggior parte da celibi o separati e non da vedovi.
Emerge il quadro di un Abruzzo a due velocità, maggiormente coinvolto dai mutamenti socio-demografici che possiamo osservare in molte altre regioni italiane nei grandi comuni, e meno sensibile a questi cambiamenti nel resto del territorio. La diffusione non soltanto di famiglie uni personali, ma soprattutto di anziani soli sul territorio ed al di fuori dei grandi aggregati urbani, lascia pensare alla necessità di una rete di servizi sociali e sanitari tanto capillare da raggiungere questo tipo di famiglia, solitamente più fragile sia economicamente sia socialmente.
Il 53% delle famiglie abruzzesi può contare su un solo percettore di reddito, il 41% su due, il 4% su tre e il 2% su quattro.
La metà dei nuclei composti da 2 persone e più del 30% di tutti quelli più numerosi hanno un solo reddito.
Passando ad esaminare il livello dei redditi è opportuno premettere che esiste una certa resistenza da parte degli intervistati a fornire informazioni in merito corrispondenti con la realtà, pertanto i dati vanno letti con una certa prudenza.
Il 37,0% delle famiglie intervistate dichiara un reddito netto annuo fino a 15.500 euro, il 43,4% da 15.500 a 31.000 euro, il 15,9% da 31.000 a 50.000, il 2,6% da 50.000 a 75.000 euro, l’1,2% oltre 75.000.
Se si confrontano i dati raccolti dall’indagine sui consumi con quelli nazionali pubblicati dalla Banca d’Italia, che utilizzano classi di reddito comparabili, si osserva che la situazione in regione è peggiore di quella media italiana dove la quota di famiglie con reddito annuo inferiore ai 31 mila euro è solo del 65%, quindici punti percentuali in meno dell’Abruzzo. Particolarmente difficile è la situazione regionale se si considerano le famiglie con reddito superiore a 75 mila euro annui che in Abruzzo sono l’1% contro il 6,7% a livello nazionale.
Più simile è, invece la situazione relativamente alla fascia più bassa di reddito: in Italia il 42% delle famiglie ha un reddito inferiore ai 20 mila euro, dal che è desumibile che la quota di nuclei con redditi fino a 15,5 mila euro a livello nazionale è simile a quella osservata in Abruzzo (37%).
È nei comuni più popolosi maggiore il peso delle famiglie con redditi che superano i 50 mila euro annui, mentre in quelli tra i 30 e 50.000 abitanti quello dei nuclei con i redditi più bassi (inferiori a 15.500 euro annui).
Considerando la tipologia di reddito, si osserva che in regione quasi il 98% delle famiglie vive con reddito da lavoro e/o da pensione. In particolare, su 10 famiglie quasi 7 hanno esclusivamente reddito da lavoro (dipendente o autonomo) e quasi 2 da pensione.
Le famiglie con solo reddito da lavoro sono la maggioranza in tutte le classi di ampiezza demografica dei comuni e toccano il valore massimo nei comuni più popolosi (76,5%), quelle con solo reddito da pensione nei comuni medio-grandi (29,2%) nei quali si concentrano, come già visto, i nuclei familiari con redditi più bassi.
Il 30% delle famiglie abruzzesi riesce a risparmiare: il 23% risparmia fino a 1.000 euro, il 34% da 1.000 a 3.000, il 18% da 3.000 a 5.000, poco più del 25% da 5.000 a più di 10.000 euro. I nuclei familiari che realizzano le maggiori economie sono quelli con 3 o 4 componenti, mentre sono quelli più numerosi ad avere maggiori difficoltà.