POLITICA

Cooperazione internazionale, «dall’Abruzzo nemmeno un euro»

Protesta Gianni Melilla

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Cooperazione internazionale, «dall’Abruzzo nemmeno un euro»
ABRUZZO. «Quest'anno nel bilancio preventivo proposto dalla Giunta e approvato dal Consiglio Regionale non è stato previsto neanche un euro».

La denuncia è di Gianni Melilla, presidente della Istituzione per la Cooperazione Internazionale, secondo cui l’Abruzzo è l'unica Regione in Italia che ha azzerato la cooperazione con i paesi esteri.
«Tutte le altre Regioni magari l' hanno ridotto», spiega Melilla, «ma a nessuno è venuto in mente di azzerare totalmente le attività di cooperazione internazionale non sostenendo le associazioni e il volontariato laico e cattolico». Secondo il presidente, la scelta di Chiodi e della sua Giunta sarebbe in linea con la politica seguita dai vari governi nazionali, «con l'eccezione rilevante, però, del governo Monti che alla cooperazione internazionale ha inteso assegnare una inedita importanza istituendo per la prima volta nella storia d'Italia un ministero per la cooperazione internazionale. Ciò è ancora più significativo in un momento di crisi economica e del bilancio pubblico come è quello che stiamo vivendo. Ci auguriamo però che alle intenzioni seguano i fatti, cioè coerenti adeguamenti degli stanziamenti nazionali per le attività di cooperazione nei paesi poveri del mondo».
L' Italia nel 2010 ha raggiunto il minimo storico degli stanziamenti per la cooperazione internazionale: 2,3 miliardi pari ad un misero 0,15% del Pil. Tra i paesi più sviluppati siamo ormai la cenerentola, anche la Grecia fa più di noi. Negli ultimi 3 anni la cooperazione internazionale dell'Italia ha diminuito le risorse del 78%. «Rischiamo così di scomparire da immense aree del mondo come l'Africa», continua Melilla, «con un danno enorme di immagine e di ruolo internazionale. Tra i Paesi donatori solo la Corea fa peggio di noi, cioè siamo al penultimo posto. Qualcuno obietterà: la colpa è della crisi economica e l'Italia non può "sprecare" soldi per combattere la povertà. Potremmo obiettare che i soldi per gli armamenti militari ci sono eccome, ma il punto di fondo non è finanziario. I soldi investiti nei paesi poveri non sono uno spreco o un lusso, ma un tassello fondamentale di una politica estera ispirata ai principi costituzionali della pace , della giustizia universale e dei diritti umani. E un Paese come l'Italia non può ignorare gli impegni che ha assunto in varie sedi internazionali per contrastare la povertà e le grandi pandemie, dagli Obiettivi del Millennio delle Nazioni Unite alle solenni promesse dei vari G8 di cui facciamo parte».
Secondo Melilla è necessario che il Parlamento riformi la legge 49 del 1987 che disciplina gli interventi della cooperazione italiana nel mondo: «si tratta di una legge, rimodellata più volte, che appartiene ad un'era politica segnata ancora dalla guerra fredda e dai due blocchi. L' Abruzzo deve rivedere la sua scelta di azzeramento della cooperazione internazionale e operare una variazione di bilancio che le consenta di tornare nel contesto istituzionale delle Regioni Italiane. Senza illudersi di poter spendere tanto, ma nella consapevolezza che la cruisi economica non può giustificare la fine degli aiuti ai paesi poveri del mondo».