COMMERCIO

I negozi disobbediscono. 25 aprile e 1°maggio aperti? Scatta lo sciopero

Programmati due giorni di fermo proprio in concomitanza con le due feste

Redazione Pdn

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

4252

I negozi disobbediscono. 25 aprile e 1°maggio aperti? Scatta lo sciopero
PESCARA. Le grandi catene di distribuzione resteranno aperte il 25 aprile ed il 1° maggio ma i lavoratori non ci stanno.

Così le segreterie regionali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl, hanno annunciato due intere giornate di sciopero del settore commercio per quelle due date.
In particolare le sigle chiedono che i negozi restino chiusi sia il 25 Aprile sia il 1° Maggio e che si  rinunci alla strada «del consumo e del profitto a tutti i costi» in nome del «valore storico di alcune ricorrenze».
Nei giorni scorsi le sigle insieme alle associazioni Datoriali e all'assessore al Commercio, d'accordo anche con le associazioni dei Comuni, hanno sottoscritto un disegno di legge regionale per regolamentare le aperture nel commercio. Lo stesso assessore regionale alle Attività Produttive Alfredo  Castiglione ha supportato il provvedimento di legge contro la deregulation del settore decisa dal Governo, in seguito alle aperture dei centri commerciali durante le festività pasquali  che hanno fatto tanto discutere.
Nell'intesa si è affermato il rispetto della libera concorrenza ma anche il potere in capo alla Regione di stabilire regole per le aperture e gli orari delle attività commerciali, consentendo la possibilità di stare aperti in numerose domeniche nel corso dell'anno, ma di stare chiusi in alcune giornate festive patrimonio della comunità, quelle religiose come la Pasqua, il lunedì dell'Angelo, il Natale, ed altre, e quelle laiche del 25 Aprile, del 1° Maggio e del 2 Giugno.
I sindacati ritengono che l'intesa debba essere concretamente sostenuta non solo dalle parti firmatarie, ma anche dalla politica in senso lato, dalle istituzioni, e dalle Associazioni dei consumatori. 
«Il 25 Aprile e il 1° Maggio hanno un valore storico», hanno dichiarato, «umano e di grande contenuto culturale, e la decisione assunte da alcune imprese di tenere aperti i negozi durante dette festività rischia di cancellare il significato e il valore che queste due giornate rappresentano nella storia d'Italia e nel movimento sindacale nazionale ed internazionale. Le giornate in cui si celebrano la liberazione dall'oppressione del regime fascista e l'affermazione dei diritti dei lavoratori e del valore del lavoro come strumento di emancipazione sociale non possono essere oggetto di mercificazione e obiettivo di raggiungimento del profitto così come riteniamo sbagliato e dannoso, come avvenuto in alcuni casi già per le giornate di Pasqua e lunedì dell'Angelo, il ricorso alle aperture festive perché si mercifica e si svuota il senso di queste giornate affermando il falso principio che nulla ha più valore davanti alle ragioni economiche».
Le liberalizzazioni del decreto “Salva Italia” , secondo le sigle stanno peggiorando le condizioni di chi lavora nel settore commercio, né sollevano l'economia del settore, in forte e crescente sofferenza in un momento in cui diminuiscono i redditi e i consumi.