Confidi, occhi puntati sulla Regione. «Primo banco di prova il bando Fira»

Confesercenti: «possiamo contare sulle istituzioni?»

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 Confidi, occhi puntati sulla Regione. «Primo banco di prova il bando Fira»
ABRUZZO. Come agirà la Regione Abruzzo dopo il pronunciamento dell’Antitrust sui Confidi abruzzesi?

Se lo chiedono in tanti. Per Confesercenti e Cna (confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa) non c’è tempo da perdere. Il blocco rischia di allungare i tempi e ritardare, ancora, le agevolazioni alle imprese abruzzesi.
Dalla Regione ci si aspetta una posizione chiara, decisa e tempestiva soprattutto in vista del bando della Finanziaria regionale, la Fira (i cui criteri di assegnazione fanno riferimento proprio alla nuova normativa), secondo la Cna, ormai prossimo alla pubblicazione che prevede una dotazione complessiva da 15 milioni tratti dal Por-Fesr 2007-2013, da destinare al rafforzamento dei fondi di garanzia dei confidi.
«Valutare le osservazioni del Garante sì ma senza stravolgere la riforma» è la posizione condivisa dalle imprese.
L'Autorità Garante della Concorrenza del mercato ha giudicato la delibera abruzzese sui confidi che garantisce l’accesso al credito delle imprese abruzzesi, troppo restrittiva in alcuni punti  e lesiva della libera concorrenza limitando l’accesso delle piccole imprese.
E per questo ha chiesto alla Giunta regionale di disapplicare tale norma e porre in essere tutte le misure ritenute più opportune e adeguate a ripristinare corrette dinamiche concorrenziali.
Il direttore regionale di Confesercenti Enzo Giammarino ed il presidente del Confidi Coopcredito Flaminio Lombi si chiedono ora quanto tempo passerà in attesa di una mossa della Regione. «La riforma dei confidi, da noi condivisa», hanno detto, «non annulla la concorrenza, non esclude nessuno, aumenta invece l’efficienza: è lo stesso criterio che vale per le banche, e ci chiediamo quindi dove sia il vulnus individuato dall’Autorità, quali siano i tempi che la Regione si vuole dare per replicare e soprattutto quali siano, a questo punto, gli effettivi poteri regionali. Non è pensabile che la politica non sia in grado neppure di rispettare i tempi comodi che essa stessa si dà».
«La nuova legge», ha ricordato invece la Cna, «ha quasi due anni di vita, non ha avuto rilievi dal governo, ed è stato grazie alla sua approvazione che è stato possibile superare alcuni limiti della vecchia normativa. Purtroppo, non ha potuto sin qui esplicare le sue potenzialità, a favore delle imprese abruzzesi, per la mancanza di risorse ordinarie nel bilancio».
Quello che sorprende, sottolinea la Cna è il fatto che gran parte dei meccanismi della riforma ricalchino schemi già utilizzati in altre regioni d'Italia, sulla cui validità non sono mai state sollevate eccezioni.
Il problema dei confidi in Abruzzo è molto sentito. Secondo uno studio del Cna, infatti, tra luglio e settembre dell'anno passato, è stato registrato un andamento fortemente negativo del credito alle imprese, con appena 162 milioni di erogati, contro i 372 milioni del periodo gennaio-marzo e i 200 di aprile-giugno. Senza contare la crescita delle “sofferenze” (364 milioni di euro in più nei primi nove mesi dell'anno) e la caduta verticale, sempre nello stesso periodo, dei depositi (-180 milioni di euro).