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Bls addio, da gennaio diventa la “Divisione Lanciano” della Grande Bper

Ieri chiariti gli aspetti della rivoluzione bancaria abruzzese. Tutto deciso non resta che adeguarsi

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Bls addio, da gennaio diventa la “Divisione Lanciano” della Grande Bper
ABRUZZO. Ancora pochi mesi, poi la Bls scompare come banca autonoma. Da gennaio del prossimo anno diventa la “Divisione Lanciano”, secondo il Piano industriale 2012-2014 della Grande Bper, la Banca popolare dell’Emilia Romagna, con sede a Modena.

Già tutto deciso, già tutto approvato – e non poteva essere diversamente – dalla Banca d’Italia, già tutto conosciuto da diversi mesi anche dal CdA della Banca popolare di Lanciano e Sulmona. Che infatti era stato chiamato alla discrezione più assoluta sui contenuti di questo Piano, presentato ufficialmente agli operatori finanziari il 14 marzo scorso, ma che più volte è stato discusso anche in Bls dove Bper è presente con il 90,89 % delle azioni, cioè un padrone, più che un azionista di maggioranza. E ieri Luigi Odorici, Ad di Bper, ha spiegato le ragioni di questa “fusione per incorporazione” che cancella l’autonomia della Bls e delle altre banche interessate. A Lanciano la vicenda viene vissuta come uno scippo, un altro scippo dopo l’accorpamento della Asl a Chieti. Ma niente è stato fatto, salvo parlarne nella Casa di conversazione, per riappropriarsi della banca che da 50 anni è l’immagine di una città laboriosa. Ora ci si accorge della globalizzazione e si scopre che «nulla sarà più come prima», come ha spiegato l’Ad Odorici illustrando il nuovo Piano industriale che tiene conto della crisi e dei problemi del mondo bancario. Se la prospettiva è la riduzione dei ricavi, non ci può essere altra scelta che una riduzione dei costi, sia con i tagli della voce più importante (cioè il personale) sia utilizzando in modo più efficiente le risorse. Perché tenere in vita più CdA, quando ne basta uno solo? Perché avere più uffici acquisti, più ragionerie e così via, quando tutto si può centralizzare?
«In realtà – ha detto Odorici, presentato da Guido Serafini, direttore generale Bls – quando il modello di riferimento era il federalismo, le banche locali erano il massimo. Ora che questo modello è stato spazzato via, o si diventa più forti o si diventa più forti, non c’è alternativa se si vuole sopravvivere».
«Bisogna rispondere alla crisi con scelte che anticipano il futuro – ha sottolineato l’Ad – le aziende vincenti sono quelle che hanno reagito cambiando le logiche aziendali. Via gli accumuli di inefficienze, via dai bilanci voci che li appesantiscono inutilmente. Lo ha detto anche la Banca d’Italia: la Bper era una banca ad integrazione debole come Gruppo, troppi costi per ripetitività di uffici. Bisogna valorizzare i ricavi attraverso anche la sinergia dei costi».
 E l’invocata territorialità a difesa della Bls (ma il discorso vale anche per la Carispaq) non porta benefici al conto economico. Il linguaggio è duro, non da Casa di conversazione, ma ha il pregio della chiarezza. In effetti in Bper è stata discussa anche la possibilità di creare la Banca regionale dell’Abruzzo, con la fusione dei due istituti controllati, ma questo comportava la perdita del “brand”, cioè la scomparsa totale dei marchi Bls e Carispaq.
«Allora meglio la “Divisione territoriale” che comunque mantiene il marchio – ha concluso Odorici – inoltre rimangono le stesse autonomie di oggi per il credito e per le scelte a favore del territorio. Di nuovo c’è solo che la catena decisionale sarà più breve, così si opera meglio e forse più rapidamente. Problemi per il personale? Non ce ne dovrebbero essere. Ne parleremo con il sindacato».
 In realtà Giuseppe Corni, responsabile delle risorse umane, ha confermato che per Bls si parla di 130 possibili esuberi (sui 450 totali nel Gruppo) che non sono però licenziamenti. Alcuni dipendenti saranno accompagnati alla pensione, altri saranno trasferiti in uffici commerciali, i più giovani saranno chiamati a formarsi in settori più specifici, insomma nessuno sarà mandato a casa. L’eco di queste dichiarazioni tranquillizzanti ha raggiunto i dipendenti in attesa nell’auditorium della Bls, forse per un incontro con i nuovi vertici venuti da Modena.
«Ma tutto sarà conservato come prima, dalle sponsorizzazioni alle partecipazioni agli sportelli al comitato per il credito – ha concluso Odorici – si tratta solo di industrializzare certi processi, risparmiando sui costi doppioni».
 All’uscita dalla sede centrale della Bls, il traffico su Viale Cappuccini scorre lento come sempre, qualche raro passante, il chiosco è aperto a ridosso del cancello. Stavolta a Lanciano la transizione – o lo scippo – ha i modi gentili e gli occhi azzurri dell’Ad Odorici, che almeno parla un italiano addolcito dalla pronuncia emiliana-Romagnola.
Sebastiano Calella

BLS: «ILPIANO NON ERA CONOSCIUTO»
La Bls contesta un passaggio dell'articolo nel quale si dice che «il Piano era conosciuto da diversi mesi dal Consiglio di Amministrazione della BLS» ed anche «più volte discusso» in quella sede.
Il presidente considera questa informazione «falsa» e dunque  «non veritiera» e precisa che «la Bls ed il suo Cda è venuto a conoscenza del Piano e del suo contenuto solo dopo la sua pubblicazione sulla stampa e che non ne aveva trattato o discusso in precedenza»