Villa Pini, rischio slittamento per la sentenza del Consiglio di Stato sull’accreditamento

Intanto rimane incerto il futuro dei 1400 dipendenti del gruppo. La politica si mobilita ma non decide

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Nicola Petruzzi

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ABRUZZO. Rischia di slittare a luglio la sentenza del Consiglio di Stato su Villa Pini.

Resterebbe così delusa l’attesa dei 1400 dipendenti del Gruppo Angelini, il cui futuro lavorativo dipende dalla decisione sulla regolarità degli accreditamenti concessi dalla Regione al curatore fallimentare e poi bocciati dal Tar L’Aquila. Il rischio slittamento dipende dal fatto che altri ricorsi di cui si doveva discutere domani sono stati spostati e questo farebbe supporre che anche l’appello su Villa Pini possa seguire la stessa sorte. Se ne saprà di più domani in udienza, ma questa incertezza sui tempi non può essere interpretata come un anticipo di sentenza favorevole o contraria. E’ certo invece che tutto l’improvviso interesse bipartisan per i posti di lavoro a rischio nel Gruppo Villa Pini potrebbe partorire – se fosse autentico e non strumentale – qualche provvedimento della Regione per tutelare i dipendenti. Insomma un piano B che farebbe recuperare alla politica il suo ruolo, senza delegare ancora una volta ai giudici la tutela del lavoro. L’appello al Consiglio di Stato è stato presentato contro la decisione del Tar L’Aquila che ha accolto il ricorso delle altre Cliniche private dell’Aiop, secondo le quali la Regione ha sbagliato a concedere alle società fallite della galassia Villa Pini l’accreditamento sanitario, precedentemente sospeso per le inadempienze amministrative di Angelini. Infatti da sei mesi l’ex titolare non aveva pagato stipendi e contributi e questo per la legge regionale non è consentito, pena appunto la sospensione del contratto con la Regione. Il Tar L’Aquila ha infatti condiviso le contestazioni dell’avvocato Tommaso Marchese che difende le altre Cliniche private, e cioè che le stesse inadempienze sono in capo al curatore fallimentare, il quale non ha sanato i debiti pre-esistenti al momento del suo insediamento e della contestuale richiesta di subentrare ad Angelini nell’accreditamento. In pratica la Regione avrebbe concesso l’autorizzazione all’attività sanitaria ad un altro soggetto inadempiente, distorcendo il regime di libera concorrenza nei confronti delle altre Case di cura che i contributi e gli stipendi li pagano regolarmente. Contro questa decisione del Tar, l’appello presentato dall’avvocato Aristide Police (così come la sospensiva già ottenuta) punta su alcuni aspetti sostanziali e su altre questioni pregiudiziali. In sostanza si contesta la posizione dei giudici aquilani che avrebbero sbagliato a bypassare la legge fallimentare che invece è sovraordinata rispetto al resto.
 
Cioè non può essere definito inadempiente il curatore che rispetta questa legge: non solo c’è la par condicio creditorum (cioè i creditori vanno messi tutti sullo stesso piano e non può essere pagato uno prima e l’altro dopo, oppure uno si e l’altro no), ma soprattutto il pagamento dei debiti può avvenire solo al termine della procedura, dopo la vendita dei beni del fallimento e non prima. Come dire che invece sarebbe stato un reato proprio se il curatore avesse pagato prima l’Inps e i dipendenti (come vorrebbe l’Aiop e come condivide il Tar) e solo dopo i fornitori. Un altro aspetto pregiudiziale, che impegnerà il Consiglio di Stato prima di entrare nel merito, è la tardività del ricorso Aiop, che sarebbe stato presentato oltre i limiti temporali previsti dalla pubblicazione dell’accreditamento sul Bollettino della Regione. Il Tar ha motivato il ritardo sostenendo che il termine non si applicava a queste Cliniche, ma non ha indicato chiaramente per quale motivo. C’è poi un altro aspetto poco conosciuto, ma forse importante. Si tratta delle regolarità della sospensione dell’accreditamento ad Angelini. La legge regionale approvata ad personam è stata pubblicata sul Bura a fine novembre 2009 e prevede che perde l’accreditamento chi non paga per sei mesi stipendi e contributi. E siccome Angelini non pagava da giugno, a gennaio 2010 la Regione intervenne e sospese il contratto. E qui forse commise un errore di calcolo. Secondo un’interpretazione che pare fondata, i sei mesi dovevano essere conteggiati da fine novembre, data di pubblicazione sul Bura, in quanto la legge non può essere retroattiva: quindi fino a tutto maggio 2010 gli accreditamenti potevano continuare. E siccome il fallimento è avvenuto a metà febbraio, l’esercizio provvisorio subentrava tranquillamente negli accreditamenti, come negli altri contratti in essere. Il che vanificherebbe alla radice i ricorsi delle altre Cliniche. Insomma il destino lavorativo dei 1400 dipendenti della galassia Angelini è legato forse a problemi formali ed a pregiudiziali più che ad un’interpretazione autentica del Diritto fallimentare. Non resta che attendere domani per sapere se la decisione arriva o se il calvario dell’attesa continua.

Sebastiano Calella