SANITA'

Villa Pini e SanStefar, presidenti di provincia e sindaci si mobilitano

Lettera a Chiodi: «hai il nostro appoggio per ogni iniziativa utile»

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Villa Pini e SanStefar, presidenti di provincia e sindaci si mobilitano
ABRUZZO. C’è grande attesa per la sentenza del Consiglio di Stato chiamato a pronunciarsi sull’accreditamento delle strutture sanitarie e dunque sul futuro dei circa mille lavoratori che vi operano.

I presidenti delle Province abruzzesi, Walter Catarra, Antonio Del Corvo, Enrico Di Giuseppantonio e Guerino Testa, e i sindaci delle quattro città capoluogo Maurizio Brucchi, Massimo Cialente, Umberto Di Primio e Luigi Albore Mascia, hanno scritto al presidente della Regione Gianni Chiodi assicurandogli disponibilità ed appoggio per qualunque determinazione o atto che riterrà utile adottare al fine di rimuovere gli ostacoli normativi che si frappongono alla continuità nella erogazione dei servizi sanitari accreditati da parte di Villa Pini e SanStefar. La missiva giunge alla vigilia della sentenza del Consiglio di Stato.
«Su temi importanti come le prestazioni sanitarie e la salvaguardia dei posti di lavoro il fronte politico sta dimostrando una straordinaria unità d’intenti – dice il presidente Enrico Di Giuseppantonio. Ed è importante che i Presidenti delle Province e i quattro Sindaci di città capoluogo sottoscrivano un documento unitario. Sono convinto che la nostra compattezza sarà di buon auspicio ai fini di una decisione che speriamo vada nella direzione di garantire servizi ai cittadini e stabilità occupazionale».
Dopo aver ricordato le vicende che hanno travolto l’ex Gruppo Angelini e l’emergenza occupazionale che ne è seguita, sindaci e presidenti di Provincia evidenziano che fu «grazie all’intervento del presidente Chiodi che a quelle strutture vennero ripristinati gli accreditamenti», consentendo al Tribunale di Chieti e alla Curatela fallimentare di ridare un’opportunità a migliaia di operatori sanitari e di salvaguardare i livelli di assistenza sanitaria sul territorio.
«Proprio in considerazione del grande lavoro fatto e dei risultati raggiunti – si legge fra l’altro nella lettera - assistiamo con preoccupazione ad una controversia promossa dinanzi al Giudice amministrativo contro la Tua azione programmatoria, che potrebbe vanificare il nostro impegno, riproponendo il dramma già vissuto dai lavoratori e dal territorio. Il 13 aprile – prosegue la lettera – grava sul Consiglio di Stato la grave responsabilità di impedire che per una perversa applicazione dell’art. 7 bis della Legge Regionale n. 32/2007, posto a tutela dei lavoratori, vengano cancellati il diritto al lavoro ed alla dignità di mille famiglie, contro la serenità del nostro tessuto sociale, contro i principi di solidarietà, rispetto e partecipazione verso i più deboli cui si ispirano le Leggi e le Istituzioni del nostro Stato. D’altra parte, è su di noi e su tutta la classe politica di questa Regione che grava la responsabilità di dare risposte concrete in difesa della causa dei lavoratori e dei pazienti, e ci impone di dare un forte messaggio di unità che riporti anche nella nostra comunità la serenità e la pace necessarie per attuare quelle riforme che sei stato chiamato a realizzare».