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“Cura dimagrante” dei dipendenti regionali: la tensione si placa per ora

Previsto un ulteriore incontro nei prossimi giorni per evitare il taglio di orgnico

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“Cura dimagrante” dei dipendenti regionali: la tensione si placa per ora
ABRUZZO. Prove di disgelo tra la Giunta regionale e i sindacati che avevano già preannunciato lo sciopero contro la riforma del personale. C’erano stati, infatti, timori per una possibile presentazione della delibera da parte dell’assessore Federica Carpineta senza un preventivo confronto con le organizzazioni sindacali.

Ma ieri la Giunta Chiodi ha provato a “raffreddare” lo scontro. E così c’è stato un incontro con la Rsu aziendale ed è stata fissata la data del 18 aprile per l’apertura di due tavoli di concertazione sulla riforma. Soddisfatti i sindacati che oggi illustreranno in assemblea all’Aquila il contenuto di questa nuova posizione della Regione, mentre l’assessore rivendica insieme a Chiodi il merito di aver “aperto” alla trattativa fin dal 27 marzo.
Fugati dunque i timori dei sindacati e del personale in servizio che ora sperano in un ripensamento del progetto contestato proprio nel suo principio ispiratore. E cioè la decisione di far diventare “dotazione organica di diritto” la dotazione di fatto (l’assessore lo chiama “il fabbisogno”), quindi i dipendenti attualmente in servizio. Il che significherebbe passare da 1865 dipendenti previsti ai 1545 attuali, tagliando definitivamente i 320 posti di lavoro non occupati. Esempio pratico: l’assessorato alla sanità ha oggi 60 dipendenti sugli 85 presenti nell’organico di diritto. Cioè ci sono 25 impiegati e funzionari in meno. Quindi l’organico di diritto diventerebbe di 60 persone, cioè quello esistente di fatto oggi. Con due letture che i sindacati non condividono: la prima è sostenere che per il funzionamento degli uffici non servono questi 25 dipendenti che mancano (ed è esattamente il contrario, viste le carenze che si riscontrano quotidianamente).
 La seconda lettura è che quando una prossima legge finanziaria nazionale taglierà la spesa del personale pubblico, 10-15 dipendenti dei 60 saranno rimandati a casa.
«Questa ipotesi dell’assessore è una iattura. E’ l’anticamera dei licenziamenti e della chiusura di interi assessorati. Ma come ha fatto l’assessore Carpineta a partorire questa idea?», dicono all’unisono i sindacati che hanno firmato unitariamente i documenti di protesta e cioè Carmine Ranieri (Cgil), Vincenzo Traniello (Cisl), Fabio Frullo (Uil), Silvana De Paolis (Direr), Domenico La Morgia (Csa). «Già, come hai fatto?» sembra aver chiesto anche Giorgio De Matteis a Federica Carpineta in una telefonata rovente di venerdì scorso. Il vice presidente della Regione ha difeso infatti le prerogative del Consiglio, bypassato da questa improvvida iniziativa sul personale, adottata senza passare per le Commissioni competenti e per il Consiglio stesso. Sarà stata questa la causa dell’improvviso cambio di rotta sul progetto che ieri doveva essere portato in Giunta?
In realtà questa intenzione di cristallizzare come dotazione di diritto il numero dei dipendenti in servizio dimostra anche una scarsa conoscenza della macchina amministrativa regionale. Altrimenti – per fare un altro esempio nel settore dei rifiuti – Franco Gerardini lamenta da sempre una carenza di personale che gli impedirebbe tempi più celeri nell’autorizzazione delle discariche. Cristallizziamo anche quegli uffici? E di contro c’è un altro paradosso che dimostra l’improvvisazione con cui si opera a livello di personale. Quando è stata decisa la chiusura dell’Arssa, con il pretesto di un risparmio, i dipendenti sono stati assorbiti dall’Assessorato all’Agricoltura. Si tratta di oltre 200 persone che oggi affollano la pianta organica dell’Agricoltura, che di colpo è arrivata a circa 500 dipendenti. Il tutto senza il risparmio promesso, visto che gli stipendi agli ex Arssa debbono essere pagati lo stesso, anzi creando problemi per gli stipendi degli altri regionali che si vedono dimezzati i loro premi di produttività. E così il “progetto Carpineta” che va da assessorati-mostro da 500 dipendenti a micro-assessorati da 30-40 persone per il momento viene rinviato.
Intanto di fronte a questo magma di interessi e di contraddizioni, di fronte alle proteste di tutto il personale e di tutti i sindacati (per Maurizio Acerbo questa ritrovata unità è «un miracolo della Giunta Chiodi»), l’assessore al personale ha pensato bene di scrivere una lettera lunghissima (e perciò illeggibile) dove – dimenticando di essere assessore da alcuni anni - tenta di spiegare che «l’Abruzzo ha bisogno di uscire dallo status quo, dalla sua ingessatura burocratica per dare servizi di qualità agli Abruzzesi e alle imprese». E via con la meritocrazia (mai realizzata o applicata finora), con le critiche a chi ha creato il debito pubblico (clamoroso autogol, visto che anche il suo partito ha dato un sostanzioso contributo), con la necessità dei concorsi per i giovani abruzzesi (guarda caso proprio nei giorni scorsi è stato assunto per chiamata diretta e con qualche problema di opportunità un funzionario della Kpmg che controlla i conti della Regione), la formazione e la soddisfazione economica dei dipendenti (che invece protestano). E poi l’affondo finale: «la legge che voglio riformare, la 77/99 è stata scritta e pensata un secolo fa, con una pianta organica di diritto sovradimensionata, che lascia tanti soldi in un cassetto del bilancio regionale, senza poterli spendere».
Un secolo fa? La foga fa brutti scherzi: si tratta solo di 10-12 anni fa, cioè il 1999, mentre l’assessore non spiega che fine hanno fatto i soldi non spesi per il personale, ma presenti nel Bilancio. Purtroppo dietro questa lettera di buoni propositi c’è una realtà ben diversa. E cioè un personale demotivato e non incentivato, professionalità eccellenti messe da parte, sindacati umiliati, bypassati e mai convocati, consulenti chiamati da fuori. E allora la meritocrazia, il lavoro per gli abruzzesi e per i giovani, la trasparenza hanno il suono delle parole vuote.
Tra l’altro sembra che oltre alla Kpmg, che ci costa un botto di soldi, la Regione adesso pensa ad un contratto con la Ernst&Young, altra società di revisione dei conti. Cioè tutte professionalità che si trovano pure alla Facoltà di Economia di Pescara, in viale Pindaro.

Sebastiano Calella