AMBIENTE

596 cave in Abruzzo, Rifondazione: «la moratoria è indispensabile»

La regione aspetta da 29 anni di dotarsi di un piano

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2741

Maurizio Acerbo

Maurizio Acerbo

ABRUZZO. Ad oggi sono attive in Abruzzo 596 cave, ci sono circa 30 nuove autorizzazioni pronte ma bloccate dalla moratoria e un'altra sessantina che sono all'attenzione del Comitato Via.

E’ quanto emerso nei giorni scorsi in occasione della audizione, in Commissione Vigilanza, di Mario Pastore, direttore direzione sviluppo economico, Enzo Faieta, dirigente servizio risorse del territorio, e del funzionario Gesualdo Del Pizzo.
«Dall'audizione», sottolinea il consigliere regionale DI Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo, «è emerso un quadro che conferma le ragioni della moratoria che abbiamo imposto con la battaglia sulla Finanziaria di fine anno. Il servizio soffre di carenze di personale, il quadro normativo è ancor più carente. Il servizio non si occupa solo di cave ma anche di idrocarburi, depositi, acque minerali. Il servizio ha problemi persino a fare il censimento e a ottenere che i cavatori compilino schede rispetto alla quantità di materiale effettivamente estratto».
L'Abruzzo è una delle tre regioni italiane che non riesce a garantire un monitoraggio preciso delle cave dismesse. Comunque dai dati degli ultimi anni se ne contano - secondo il responsabile del servizio - una media di 10, 15 all'anno.
Ci sono fortissimi problemi a garantire e a controllare che siano effettuate i lavori di ripristino.
«Le cifre che i cavatori pagano alla Regione sono ridicole rispetto al volume degli affari», denuncia ancora Acerbo. «Una specie di far west nel quale non sappiamo quante sono le cave dismesse, quante siano effettivamente in regola, non siamo in grado di far rispettare le norme».
La moratoria imposta da Rifondazione Comunista ha bloccato circa 90 nuove autorizzazioni.
«Considerato che la Regione Lombardia ne dichiara 558 e la Regione Veneto 566», fa notare Acerbo, «non si capisce da dove derivi l'allarme lanciato da Confindustria e Ance di blocco dell'attività edilizia se attualmente siamo - secondo i dati forniti - la Regione che ha più cave attive in Italia».
Dopo l'audizione Rifondazione Comunista ritiene «evidente» che lo stop a nuove autorizzazioni, «lungi dall'essere una misura estremista ed ideologica» è una misura di «buonsenso e un atto dovuto».
«E' davvero triste», continua Acerbo, «che il lungo confronto sia avvenuto in commissione senza la partecipazione dei demagoghi che cercano soltanto di ramazzare voti dalle varie lobby senza neanche prendersi l'onere di studiare problematiche complesse. Rivendichiamo dopo 29 anni di mancata attuazione dell'obbligo di dotarsi di un Piano regionale delle attività estrattive la nostra moratoria stia finalmente imponendo il tema all'attenzione e costringendo a porre rimedio a un autentico scandalo alla luce del sole».
Rc attacca Pdl, Fli e Udc che «con la complice astensione del Pd, hanno rifiutato il confronto nel merito e tentano di cancellare la moratoria. Difenderemo la moratoria con ogni mezzo consentito dal regolamento del Consiglio».