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Addio Bls e Carispaq: nel 2013 diventano “Divisione”

Lo prevede il progetto della “grande Bper” che cambierà lo scenario bancario abruzzese

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La sede della Bper

La sede della Bper

ABRUZZO. La Bls di Lanciano e la Cassa di risparmio dell’Aquila non hanno alcuna speranza di sopravvivenza come Banche autonome. Entrambe sono destinate alla fusione per incorporazione in Bper (Banca popolare per l’Emilia e Romagna), con la trasformazione in “Divisione Lanciano e Sulmona” e “Divisione L’Aquila.”

Sono queste le linee guida per far nascere la “Grande Bper”, dove entreranno anche Meliorbanca, Bpa (Banca popolare di Aprilia) e alcuni sportelli della Banca della Campania e del Banco di Sardegna, oltre che la Bls e la Carispaq. Questo Piano, presentato come “studio preparatorio” che potrebbe cambiare strada facendo e quindi in forma di bozza, in realtà contiene la vera strategia della Bper, un gruppo nato nel 1992 e con 1300 sportelli in tutta Italia. Secondo i dati già noti, la raccolta del risparmio avviene soprattutto al Centro-sud ed il rapporto tra raccolta diretta e impieghi vede svantaggiato proprio il Sud, dove si impiega molto meno di quanto si raccoglie.
 Il Piano dunque parte da una fotografia del Gruppo già nota agli addetti ai lavori e aggiunge la nuova strategia commerciale della Bper, che coinvolge due istituti bancari abruzzesi di storia centenaria, chiamati a sacrificarsi per finanziare con i loro risparmi lo sviluppo di altre regioni più ricche. Nel nuovo assetto organizzativo la capogruppo rafforzerà la sua capacità di indirizzo e di controllo, con buona pace di chi nasconde questo sviluppo, cincischiando di correttivi possibili per preservare l’autonomia di Bls e Carispaq.
In realtà qui si fronteggiano due aspetti non conciliabili: il legittimo desiderio della Bper di diventare grande, l’altrettanta legittima aspirazione dei cittadini abruzzesi di non diventare terreno di caccia per le scorrerie che drenano risorse qui e le investono altrove. Di questo pericolo sono consapevoli gli artigiani, i piccoli imprenditori, i commercianti, i semplici cittadini. Stranamente però lo ignorano i rappresentanti politici regionali che dovrebbero presidiare il territorio e che a volte se ne dimenticano. Salvo poi - a scippo avvenuto - stracciarsi le vesti e chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati.

LA MOBILITAZIONE DI CONFCOMMERCIO LANCIANO
Ma la mobilitazione alla perdita della banca locale cresce di giorno in giorno e si moltiplicano le voci che tendono a schierarsi contro le strategie nazionali che mortificherebbero il tessuto locale
«Bisogna fare in modo che la fusione della Bpls nel gruppo Bper non influisca in maniera negativa sul territorio», dice per esempio il presidente di Confcommercio, Angelo Allegrino, che guarda con timore all’operazione del gruppo modenese Bper.
«Non basta che si mantenga solo il nome della Bpls per conservare il contatto vivo con il territorio – interviene Allegrino – bisogna che i vertici abruzzesi dello storico istituto di credito lancianese, i sindacati e le istituzioni locali facciano il possibile per salvare dall’accorpamento le ramificazioni capillari cresciute finora sul territorio».
Per la Confcommercio è fondamentale, soprattutto in un periodo di crisi economica e finanziaria, mantenere il più possibile il contatto diretto con le filiali. «Il forte radicamento a livello locale delle banche popolari – considera il presidente Allegrino – contribuisce a generare stabilità attraverso la redistribuzione e il reinvestimento dei profitti a livello locale, promuove la cultura imprenditoriale, supporta le attività potenzialmente più esposte alla recessione economica e genera capitale sociale».
Per la Confcommercio l’importanza della presenza di una banca locale sul territorio può tradursi in un doppio vantaggio per le famiglie e per le imprese. Dal lato delle famiglie la banca locale può rappresentare un canale distributivo efficace dei servizi prodotti dai grandi gruppi bancari. Dal lato imprenditoriale, essendo il tessuto produttivo locale costituito in maggioranza da piccole e medie imprese, un istituto di credito del territorio può istituire rapporti privilegiati con le realtà sia industriali sia del settore artigianale che, in molti casi fanno parte di quel sommerso dell’economia ignorato dai grandi gruppi bancari. Tutto questo nell’ottica di contribuire a creare un modello economico sostenibile in cui la persona è posta sempre al centro.

BELLISARIO: «STUPORE FUORI LUOGO»
«Dal 1995, data nella quale il CdA della Banca popolare di Lanciano Sulmona ha concesso al gruppo Bper una partecipazione azionaria superiore al 33% che, successivamente, nell’ultimo decennio ha superato la maggioranza assoluta (superiore cioè al 51%), la Banca Popolare di Lanciano ha di fatto consegnato se stessa ad una logica di esternalizzazione dei servizi e, quindi, di concreti rischi per i dirigenti e per il personale», sostiene Gian Luca Bellisario. «Appare assai paradossale che oggi che l’accordo è già definito e siglato, ci si stupisca di una decisione che, consapevolmente, l’Istituto lancianese non ha subìto, ma ha voluto e siglato nei confronti di un gruppo più grande. Ritengo che l’unica azione che la giurisprudenza, la coscienza e l’economia ancora possano consentire è quella di persuadere il gruppo Bper, attraverso l'azione dei sindacati confederali, ad ogni livello, che dovrebbero far sentire forte la loro voce uscendo da questo assordante silenzio, affinché si comprenda che è interesse diretto della stessa Bper lasciare intatte le filiali sul territorio abruzzese e ridurre al minimo i tagli della dirigenza a livello locale. Solo così lo stesso gruppo può garantirsi l’auspicata ricchezza che proviene dalla “individualizzazione” dei servizi nel territorio frentano».
Sebastiano Calella