ABRUZZO

Commissione Senato: Venturoni ripercorre la storia della sanità abruzzese

Mascitelli, Idv: «ci sono molte amnesie»

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Lanfranco Venturoni

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ABRUZZO. «Parlare oggi di sanità senza conoscere il recente passato rischia di essere un esercizio di superficialità».

Per questo Lanfranco Venturoni ha chiesto di essere ascoltato dalla Commissione senatoriale Marino ed ha consegnato «una marea di documenti», ripercorrendo la storia degli ultimi 15 anni dell’Abruzzo sanitario. «Mi sono offerto io», commenta la sua audizione il capogruppo Pdl alla Regione, ma soprattutto recente assessore alla sanità, in passato sindacalista d’assalto Anaao e consigliere regionale di Forza Italia non ricandidato. Più recenti i problemi giudiziaria e l’arresto per questioni legate ai rifiuti e che con la sanità c’entrano ben poco.
«Ho ripercorso gli anni dal 1995 al 2000, con la Commissione d’inchiesta sulle cliniche private e sulla psichiatria in Abruzzo – dichiara Venturoni – ho consegnato anche il mio interrogatorio alla Procura di Pescara, dopo la denuncia che fu inoltrata sul rapporto tra la sanità pubblica e quella privata. Denuncia penale che fu archiviata per decorrenza dei termini. La Commissione ci potrà trovare spunti interessanti». Per le vicende più recenti? «Certo, ho parlato anche dei controlli su Villa Pini, dei progetti di Del Turco per accreditare anche Villa Letizia all’Aquila, dei tentativi di raddrizzare la barca della sanità abruzzese – conclude Venturoni - sta tutto lì, a disposizione della Commissione e tra breve a disposizione di tutti».
In effetti il senatore Alfonso Mascitelli, che della Commissione è vice presidente, ha confermato che questa nuova documentazione presentata da Venturoni getta nuova luce sul «sistema omertoso e collusivo della sanità abruzzese degli ultimi dieci anni». Ci sarebbe però qualche contraddizione, secondo il senatore Idv. «La prima riguarda la cartolarizzazione della giunta di centrodestra, che consentiva alle cliniche private di autocertificare i crediti da riscuotere – dichiara Mascitelli - con un conseguente danno per le casse regionali stimato in oltre 70 milioni di euro. Ha detto testualmente Venturoni che fu “un’operazione che va condannata sotto tutti i punti di vista”. Ma per una leggera amnesia ha dimenticato di dire che molti autori di quella patacca per gli abruzzesi sono ancora con lui alla Regione».
 Altra domanda di Mascitelli è stata  sui mancati controlli - anche nel corso degli anni del suo assessorato - per l’assistenza ai pazienti con problemi di salute mentale curati nelle strutture di Villa Pini. «La risposta è stata che i Nuclei ispettivi regionali delegavano i controlli alle Asl – commenta Mascitelli - cioè la Regione abdicava alle sue specifiche funzioni stabilite da leggi regionali e delegava il controllato pubblico Asl per controllare il privato. Un sistema di scarica barile che, di fatto, ha consentito di continuare indisturbati lo scempio su cui nel giugno 2009 è dovuta intervenire la Commissione parlamentare da Roma. Evasiva anche la risposta delle nuove autorizzazioni in deroga: ha dimenticato i 20 posti della struttura privata di Rosello attivati dal Commissario Chiodi».
 Infine – sottolinea Mascitelli – «è mancata una spiegazione convincente sulla mancata istituzione dell’Ufficio unico acquisti, che doveva essere istituito in via prioritaria per risparmiare sugli appalti sanitari e  sull’acquisizione di beni e servizi, “soprattutto dopo che per tre anni, a forza di tagli, ci hanno propagandato una razionalizzazione della spesa pubblica e l’eliminazione di inutili sprechi – conclude il senatore Idv – apprendiamo ora, e anche qui sono sue testuali parole, che non è stato possibile istituirlo perché l’assessorato alla sanità non era in grado di gestirlo e quindi si procede con la formula di una Asl capofila sulle altre. Anche qui ha dimenticato che molti appalti e acquisti di servizi per milioni e milioni di euro, vengono spesso fatti dalle singole Asl con il sistema della proroga che si estende per anni. Un sistema tanto discutibile quanto ampiamente stigmatizzato dalla stessa Corte di Conti. Ne esce fuori il quadro di una sanità abruzzese gattopardesca: si cambia tutto per non cambiare niente».
Sebastiano Calella