SANITA'

Partorire in sicurezza: chiudono i 4 punti nascita

Si tratta di quelli di Penne, Sulmona, Sant’Omero ed Ortona

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Partorire in sicurezza: chiudono i 4 punti nascita
ABRUZZO. Confermato. In Abruzzo chiuderanno 4 punti nascita, sui 12 attualmente funzionanti.

 La chiusura interessa subito gli ospedali di Penne, Sulmona e Sant’Omero. A seguire, molto presto, anche Ortona chiuderà i battenti, il che per l’ospedale Bernabeo si tradurrà nel definitivo tramonto del progetto “Punto donna”, già peraltro variamente affossato dopo mesi e mesi di inutile propaganda. Resteranno attivi solo 8 punti nascita e cioè i capoluoghi Chieti, Teramo, L’Aquila e Pescara, più Lanciano, Vasto, Avezzano e Teramo 2 (Atri e Giulianova). E non è escluso che in un futuro non tanto lontano i punti possano diventare 6, cioè i capoluoghi più Avezzano e Teramo 2.
 Sarà una scelta difficile da far accettare, senza un’adeguata spiegazione dei motivi che l’hanno motivata. Se ne è avuta l’eco anche ieri mattina al Ce.si di Chieti durante la giornata della ricerca indetta dall’Università, quando nel suo intervento Giovanna Baraldi (sub-commissario alla sanità) ha fatto cenno ad un contatto che aveva avuto poco prima proprio per le proteste sulla chiusura del punto nascita di Ortona. In realtà queste scelte non dipendono dalla struttura commissariale, ma dalla legge Fazio, il ministro della salute del precedente governo. Secondo questo piano, debbono chiudere i punti nascita sotto i 1000 parti/anno perché numeri inferiori non assicurano un parto in sicurezza. Cioè gli ospedali piccoli non possono assicurare rianimazione, sangue e terapie intensive come quelli più grandi e i quattro ospedali attualmente a rischio sono sotto infatti questa cifra (a Ortona si viaggia su poco più di 500). In teoria in Abruzzo 12 punti nascita potrebbero esserci, visto che nascono 10.500 bambini l’anno. Però capita che a Chieti ne nascano 1.700 ed altrove 500.

Quindi il futuro è a 8 punti nascita “sicuri”, intendendo per sicurezza la possibilità di intervenire sul bambino in difficoltà al momento del parto. Detto in altre parole, 1000 non è un dato numerico generico: dietro ci sono ragioni mediche precise. Come già anticipato da PrimaDaNoi.it, la medicina neonatale moderna sposta la sua attenzione dalla sicurezza della donna alla sicurezza del bambino: cioè – fermo restando che anche alla partoriente va assicurata un’assistenza adeguata – quello che conta è la struttura che accoglie il nascituro. In ogni punto nascita ci deve essere il reparto di Neonatologia, con i letti per la terapia intensiva neonatale o almeno quella sub intensiva. E poiché i piccoli ospedali non possono avere questi reparti, se si vuole far nascere i bambini in sicurezza è giocoforza scegliere ospedali dove ci sono strutture e macchinari adeguati in caso di pericolo di vita. Non si parla della classica culla climatizzata del nido, ma – per esempio - della capacità di far sopravvivere i bambini dai 600-700 grammi in su. Serve insomma un cambio culturale, che spetta soprattutto alle madri. Perché deve essere sempre in primo piano non dove si nasce, ma come, con quanta sicurezza si nasce. Il discorso è più semplice da comprendere per i genitori e meno per i politici che utilizzano la sanità come serbatoio elettorale, per cui è ipotizzabile una campagna campanilistica a difesa di questo o di quell’ospedale. In realtà il piano sui punti nascita rispetta parametri già sperimentati a livello nazionale: secondo le statistiche sulle nascite, in Abruzzo ci debbono essere 15 posti letto di Tin (terapia intensiva neonatale), 30 pl di terapia sub intensiva, 52 pl per Neonatologia più 160 culle pediatriche (che non sono considerati pl). Le aree materno-infantile (che comprendono Pediatria, Neonatologia ed Ostetricia) prevedono 150 pl a Chieti, 100 a Pescara, 93 all’Aquila e 110 a Teramo.
Tre sono gli ospedali con la Tin (Chieti, Pescara e Teramo), 5 le Pediatrie con neonatologia (Teramo 1 e Teramo 2, Avezzano, Chieti, Lanciano-Vasto), 3 Pediatrie senza neonatologia (perché lì c’è il reparto autonomo) e cioè Chieti, Pescara e L’Aquila. Per dettagliare ancora meglio i dati, prendiamo ad esempio Chieti. Qui i posti dell’area materno-infantile sono 150 così divisi tra Pediatria, Neonatologia, Tin, sub-intensiva, Ostetricia e Ginecologia: 65 pl a Chieti, 30 a Lanciano, 30 a Vasto, 25 ad Ortona. Se chiude Ortona, i posti si aggiungono a Chieti. Il che dovrebbe significare che invece degli attuali 20 pl, l’Ostetricia di Chieti dovrebbe salire a 40 pl, raggiungendo i 2000 parti/anno. In effetti tutte queste cifre e queste articolazioni sono il frutto del lavoro del Cpnr, comitato percorso nascita regionale, di cui fanno parte 2 neonatologi, 4 primari di Ostetricia dei capoluoghi, 4 dg delle Asl, 2 capi dipartimento e altri funzionari regionali, che hanno prodotto questo Piano che andrà in discussione il prossimo 7 maggio. Alcune Asl intanto, come quella di Chieti, hanno istituito anche il Cpna, comitato per il percorso nascita aziendale, che però non influirà sulle scelte regionali.
Sebastiano Calella