MAFIA

Scarcerazione Aiello. E’ polemica sulla decisione del Tribunale de L’Aquila

La questione sta diventando un caso nazionale

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Sonia Alfano

Sonia Alfano

SULMONA. La scarcerazione del braccio destro di Bernardo Provenzano, Michele Aiello rischia di diventare un caso nazionale.

Sono in molti ad esprimere perplessità sulla decisione dei giudici del Tribunale di sorveglianza de L’Aquila che ha disposto i domiciliari per il mafioso. A partire dal pm Nino di Matteo, Sonia Alfano e Gianni Lannes.
Michele Aiello, considerato il prestanome di Provenzano (meglio noto come il re Mida della sanità) è stato condannato a 15 anni e 6 mesi di reclusione. Detenuto a Sulmona, per lui sono stati ora disposti gli arresti domiciliari perché intollerante al menù del penitenziario.
Il favismo di cui è affetto è un problema facilmente aggirabile, secondo molti, dal momento che si poteva prevedere un menù diverso o il suo trasferimento in una struttura più idonea. La decisione dei togati contrasta anche l’articolo 9 dell’ordinamento penitenziario che prevede per i detenuti “un’alimentazione sana e sufficiente, adeguata all’età, al sesso, allo stato di salute, al lavoro, alla stagione, al clima”.
L'eurodeputata e responsabile nazionale del dipartimento antimafia di Idv Sonia Alfano è stata una delle prime a commentare la scarcerazione definendola «una vera e propria anomalia».
«Trovo assurdo», ha dichiarato, «che un mafioso condannato in via definitiva possa tornare a casa propria a causa di un piatto di lenticchie. Ultimamente queste richieste da parte dei condannati per mafia stanno diventando una prassi. Quella del tribunale di sorveglianza de L’Aquila è una decisione preoccupante che rischia di creare un precedente pericoloso».
Tesi sposata anche dal pm Nino di Matteo che ha manifestato la propria incredulità di fronte al fatto.
Mentre il giornalista Gianni Lannes dalle pagine del suo blog “Su la testa” http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2012/03/mafia-aiello-scarcerto-perche.html non ha risparmiato commenti pungenti e sferzanti sul caso ricostruendo i trascorsi di Aiello.
«Che diamine», ha esordito Lannes, «è una questione di rispetto, anzi di diritto d’onore, anche se non contemplata nel codice penale. In Italia se rubi un panino per fame vai dritto in prigione a marcire, come tanti poveracci attualmente in fin di vita. Ma se rimedi una condanna definitiva, hai quattrini accumulati illecitamente e sei addirittura affiliato a Cosa Nostra in posizione di vertice, puoi farla franca scansando la galera. Basta un referto medico al momento opportuno e un occhio togato di riguardo Cliniche, imprese, ville, appartamenti, terreni e contanti».
Il giornalista ha ricordato il passato di Aiello condannato a 15 anni di reclusione nel processo denominato "Talpe" processo in cui fu coinvolto anche l’ex Governatore della Sicilia Totò Cuffaro, che invece fu condannato a 7 anni di reclusione e che attualmente è detenuto nel carcere romano di Rebibbia.
Aiello, secondo Lannes che riporta la ricostruzione della procura, «aveva realizzato tutto intorno a sé una rete di collaboratori e confidenti che agivano attraverso delle “talpe” (da cui il nome dell’operazione) nelle persone del maresciallo del Ros Carabinieri e della Guardia di Finanza, Giorgio Riolo e Giuseppe Ciuro. I due gli fornivano informazioni riservate sulle indagini in corso presso la procura della Repubblica di Palermo su di lui a seguito delle dichiarazioni di alcuni pentiti che lo indicavano come il braccio economico di Provenzano». L’impero del Re Mida siciliano, titolare di tre cliniche di Bagheria poi confiscate, si aggirerebbe intorno agli 800 milioni di euro.