RICOSTRUZIONE

Governo Monti a L’Aquila. Il premier per le vie della città terremotata

Pezzopane entusiasta, Cialente titubante

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Governo Monti a L’Aquila. Il premier per le vie della città terremotata
L’AQUILA. Alle 17 il premier Mario Monti visiterà per la prima volta con il commissario alla Ricostruzione Gianni Chiodi il centro storico del capoluogo.

Da questa mattina è in corso il forum sulle strategie di sviluppo nei territori terremotati, alla luce dei dati emersi dallo studio Ocse-Università di Groeningen. Partecipano all’iniziativa il Ministro per la coesione territoriale, Fabrizio Barca, nella sua funzione di punto di contatto del Governo per le iniziative volte allo sviluppo e alla ricostruzione della città dell'Aquila, il Ministro dell'interno, Anna Maria Cancellieri, e il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, Francesco Profumo.
Proprio l’analisi degli studiosi dell'Osce sul post-terremoto in Abruzzo è precisa e spietata: «l'attuale situazione dell'Aquila in materia di ricostruzione sembra riflettere in gran parte un approccio ampiamente frammentato, scoordinato e individualistico, con prospettive di breve termine».
L'idea di una smart city proposta dall'Ocse è l'esatto opposto da quella linea direttrice caratterizzata «dalla volontà di veder ricostruiti il più gran numero possibile di edifici così come erano prima del terremoto del 2009, il più rapidamente possibile».
Secondo la relazione, sponsorizzata anche da Confindustria e sindacati, bisognerebbe «adottare una nuova visione», e cioé «spostare il centro dell'attenzione dalla ricostruzione fisica allo sviluppo economico e sociale; passare dal breve e medio termine al medio e lungo termine; da un approccio piuttosto frammentato a uno socialmente integrato; da una prospettiva locale e soprattutto nazionale ad una più vasta nazionale ed internazionale». L'idea dell'Ocse è quella di una città intelligente legata al territorio con «luoghi di lavoro moderni, creativi e flessibili, che siano adatti a nuovi modelli di business». L'Ocse quindi sposta l'attenzione dal più grande cantiere d'Europa a quello che potrebbe diventare il più grande laboratorio sperimentale e sociale d'Europa. 

LA FRAMMENTAZIONE SOCIALE
«Il senso di frammentazione sociale, già in parte evidente all'interno della comunità prima del terremoto, è stato esacerbato sia dagli spostamenti verso altre zone che dalla mancanza percepita di progresso nella ricostruzione. Tra la comunità locale, vi è una percezione diffusa che gli attori dell'amministrazione sia nazionale che locale non abbiano una consapevolezza sufficiente delle difficoltà e delle avversità che gli aquilani hanno dovuto sopportare; vi è, in particolare, la percezione che le problematiche sociali non siano pienamente comprese dai responsabili dell'arena decisionale e vi è un sentimento diffuso di impotenza e di paralisi da parte della gente del posto, nonchè una sensazione ampiamente condivisa che il tempo per la ricostruzione della regione stia scadendo, in particolare in un momento in cui l'Italia si trova ad affrontare ostacoli di governance sistemici».

«PARALISI ISTITUZIONALE»
«La gente del posto - proseguono gli studiosi - interpreta la paralisi istituzionale come una mancanza di leadership, locale e regionale, necessaria per mantenere le esigenze dei cittadini in cima all'agenda nazionale. Nondimeno, sebbene il ritardo nel mettere a punto un piano globale di ricostruzione e una strategia di sviluppo socio-economico per la città e la provincia dell'Aquila sia stato una causa fondamentale di inerzia, tale ritardo è altresì diventato parte del 'meccanismo di scarico delle responsabilità tra istituzioni e gruppi vari e riflette anche chiaramente come, dopo il soccorso immediato al disastro, sia subentrata una sensazione diffusa che tutte le misure post-emergenza siano ostacolate dalla burocrazia»

«CON MONTI ARIA NUOVA»
Per l’assessore Stefania Pezzopane «l’ultimo governo veniva a dirci che era tutto a posto, questo in carica adesso viene invece a spiegarci che c'é da fare ancora tutto». L’ex assessore alla Provincia ammette che i nuovi esponenti del governo «capiscono la valenza Europea delle idee e sanno metterle in ordine, sono in grado di dire agli stessi politici aquilani di ascoltare i cittadini e di scendere in mezzo alla gente - prosegue l'esponente Pd - non so se è un governo di destra, ma è semplicemente un 'governo': non fa passerelle, noi che ci ricordiamo quelle del governo Berlusconi, c'é un ministro come Barca che ascolta, con modestia ed è questo di cui L'Aquila aveva bisogno. Perché quando ci parlano di coesione sociale noi sappiamo che non dobbiamo solo mettere le pezze al sisma del 6 aprile, ma anche a quanto accaduto dopo».

CIALENTE TITUBANTE
«Il progetto dell'Ocse mi piace da morire», ammette il sindaco Cialente, «ma c'é un problema con i cittadini, a me piacerebbe cambiare le cose ma trovo tutto di difficile attuazione».
Per Cialente infatti un'ipotesi di rivoluzione urbanistica e tecnologica può prendere vita solo per ciò che riguarda la ricostruzione pubblica, «lì puoi sognare», ha infatti detto.
«Sarebbe opportuno anche poter riqualificare in quel modo le brutte periferie urbane anni '50 - spiega - ma già adesso abbiamo i ricorsi al Tar quando chiediamo di abbassare un tetto o spostare di 10 metri una casa perché ci siamo sentiti dire 'non mi sposto da qui, rivoglio la casa esattamente dove sta perchè da questa finestra riesco a vedere la finestra dell'ospedale dove è morta mammà. Non scherzo, c'é stato detto proprio così da un cittadino aquilano - ammette Cialente - anche se sono il primo a capire che si tratta di cambiare le cose».