POLITICA

Clima teso alla Regione, tra sospetti di inciuci Pd-Pdl e proposte di rilancio del Consiglio

Pd smentisce. Idv: poteri tornino al Consiglio

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Clima teso alla Regione, tra sospetti di inciuci Pd-Pdl e proposte di rilancio del Consiglio
ABRUZZO. E’ forse solo “l’exit strategy” di Chiodi che sta per essere dimissionato da Commissario del terremoto e della sanità e che quindi si prepara a recitare la parte del governatore.

Ma alcune iniziative del presidente, come il Patto per l’Abruzzo o il tentativo di coinvolgere l’opposizione nelle richieste al ministro Barca per la ricostruzione dell’Aquila, hanno reso più teso il clima che si respira in Consiglio regionale. Lo dimostrano le tensioni nella maggioranza (vedi i contrasti per le primarie dell’Aquila e per i congressi del Pdl) e le divisioni delle opposizioni (Pd e Idv ai ferri corti, Rc sempre effervescente, ma con qualche differente valutazione al suo interno). «Sì, in effetti da un pò di tempo mi accorgo che “litigo” sempre più spesso non solo con Chiavaroli, Pdl, ma anche con i miei compagni di partito», ammette Franco Caramanico, consigliere di lungo corso, già assessore, e transitato dal Pd a Sel.

Le accuse di inciucio che il Pd starebbe tentando con Chiodi? «Del tutto infondate – spiega Claudio Ruffini, vice capogruppo al Consiglio – la linea condivisa da noi tutti è solo quella di mandare a casa al più presto Chiodi. Basta pensare ad iniziative come il viaggio nella sanità abruzzese e il consiglio sui rifiuti, richiesto dal Pd, per capire che si tratta di voci interessate e non vere».

Carlo Costantini, Idv, ha invece un’altra chiave di lettura: «ogni azione che asseconda la spoliazione dei poteri del Consiglio regionale – sottolinea con forza – è di estrema gravità. Ed il Pd rischia di esserne il complice, quando si affianca a Chiodi con il pretesto del Patto dell’Abruzzo o delle proposte da presentare al ministro Barca. Questa tattica è profondamente sbagliata: Patto e proposte sono di competenza del Consiglio ed in Consiglio dovevano essere discusse ed approvate. Così sarebbero state più rappresentative e più forti, adesso rischiano di essere solo le proposte di Chiodi e del capogruppo Pd».

«Non è così – ribatte Camillo D’Alessandro, capogruppo Pd, chiamato in causa come autore di un possibile inciucio – non bisogna interpretare come appoggio politico questa disponibilità a discutere nel Patto per l’Abruzzo con Chiodi e con i sindacati o condividere le proposte da presentare al ministro per la ricostruzione. Il Pd ogni giorno, dalla sanità ai rifiuti, protesta contro l’attuale presidente. Ma dopo la protesta deve arrivare la proposta, proprio per spirito istituzionale. Sui rifiuti il Consiglio straordinario lo abbiamo chiesto noi e non l’Idv ed abbiamo contestato che è stata creata l’emergenza per favorire gli inceneritori. Altro che inciucio».

 In realtà è nuova questa strana apertura di Chiodi a discutere argomenti di cui prima aveva l’assoluta “proprietà.” E questo è forse l’aspetto più pericoloso della deriva istituzionale della Regione. Un Consiglio assolutamente esautorato non riesce a riappropriarsi delle sue prerogative e così prevalgono i surrogati, con il Patto per l’Abruzzo che non è composto di eletti, ma che si autopropone come il “pensatoio” per le proposte che dovevano invece uscire dal Consiglio. E qui ha buon gioco Costantini, Idv, che da tempo si batte perché si torni alla centralità ed all’autorità del Consiglio. A meno che questo scadimento del dibattito politico alla Regione non sia l’effetto collaterale della presenza sempre più massiccia di consiglieri poco esperti e della marginalizzazione dei professionisti della politica. Come fanno pensare le recenti amare riflessioni di Giuseppe Tagliente (gruppo di maggioranza e politico di lunghissimo corso) sulla scarsa produttività del Pdl che all’inizio legislatura lo emarginò, dopo avergli promesso un assessorato. Il che la dice lunga sul giudizio che può essere dato su molti consiglieri Pdl che non hanno mai preso la parola in aula. Ma allora se anche Chiodi incontra queste difficoltà, la proposta di Costantini è semplice: «venga in aula, riconosca il ruolo del Consiglio, presenti un programma di fine legislatura e discutiamone. Questa è la politica che Chiodi ha dimenticato per fare il Commissario».

Sebastiano Calella