IL CASO

Finanziaria regionale 2012 : ecco le norme anticostituzionali

Il Governo ieri ha impugnato la legge regionale inviandola alla Corte Costituzionale

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Carlo Masci

Carlo Masci

ABRUZZO. Il Governo boccia alcuni punti della Finanziaria regionale 2012 e li impugna davanti alla Corte costituzionale.

Ed è subito panico, trattandosi dell’ennesima brutta figura del Governo regionale richiamato al rispetto delle leggi e delle competenze nazionali, con il seguito delle solite polemiche strumentali. Che ci sia forse necessità di un governo di tecnici anche alla Regione e dell’uscita dal Commissariamento della sanità, è ormai fuori di dubbio, anche perché a ben vedere la richiesta di intervento della Corte costituzionale mette soprattutto in crisi la figura del governatore-commissario la cui mano destra che non sembra conoscere quello che fa la sinistra. Insomma la bilocazione appartiene a Sant’Antonio e non a san Giovanni Chiodi. Inoltre qualche appunto viene rivolto anche al Consiglio regionale ed ai suoi emendamenti che sono fuori tema.
Basta leggere il provvedimento per capire. Si parte dalle disposizioni in materia di acque per arrivare soprattutto alla sanità. Bocciato l’emendamento del Consiglio che modifica i canoni per la produzione di energia elettrica, distinguendo piccole e grandi derivazioni. Il nuovo canone, dice il Governo, è in contrasto con la legge nazionale che uniforma il criterio su tutto il territorio nazionale, mentre in Abruzzo si modifica la concorrenza.
 Si passa poi ai contributi per i portatori di handicap psicofisici, calcolati con il “metodo Doman.” Non è possibile farli passare, ma solo perché comportano oneri aggiuntivi che sono vietati per le Regioni in  Piano di rientro. Il Commissario, sostiene il Governo, non può e non deve subire interferenze dalla Regione. Lo stesso vale per i soldi risparmiati con la legge finanziaria del 2010 che sono stati stornati a i trasporti. Niente da fare: i soldi risparmiati vanno tutti alla sanità. Così come i proventi del Bollo auto, decisi dalla giunta Pace nel 2004, che debbono servire solo a pagare le rate di mutuo. Bocciatura anche per la rimodulazione dei ticket sanitari, rispetto a quelli nazionali: non si può decidere nessuna modulazione se il tutto produce un gettito inferiore al previsto. Come si vede è la sanità a fare la parte del leone in questa bocciatura che investe anche una disposizione che sembra favorire gli studi medici associati, per il quali la Regione ha previsto che in caso di ampliamento non serve il nulla-osta della direzione sanità regionale. Non si può: questi studi possono operare solo in strutture autorizzate e in regola con gli accreditamenti: non è possibile nessuna scorciatoia, proprio a tutela della salute.
«Faremo resistenza – dichiara l’assessore Carlo Masci, responsabile del Bilancio – i mln che abbiamo risparmiato non sono stati usati per i mutui perché lo scorso anno non abbiamo contratto mutui. Insomma il Programma operativo ha percorso altre strade: sappiamo che Irpef, Irap ecc. sono somme vincolate, ma usare i risparmi per i trasporti o per il sociale o per i servizi obbligatori non ci sembra un danno gravissimo. Altrimenti questi soldi rimangono inutilizzati. Ne parleremo al prossimo tavolo di monitoraggio romano previsto ai primi di aprile, lì si dovrebbe confermare che per due anni consecutivi abbiamo raggiunto il pareggio dei conti».
Allora sarà la fine del Commissariamento?
Sebastiano Calella