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Chiodi contro i «giornalisti delinquenti, mi vogliono distruggere»

«Come in politica anche tra i giornalisti ci sono i delinquenti e quelli bravi»

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Chiodi contro i «giornalisti delinquenti, mi vogliono distruggere»
TERAMO. Ospite della trasmissione Link di Teleponte il governatore ha contestato «gli attacchi mediatici» degli ultimi tempi.

Non ha risparmiato critiche feroci, feroci quanto quelle che lui ritiene gli siano state mosse negli ultimi tempi «con una virulenza inaccettabile» da «certa stampa» mossa da «interessi economici» («vogliono vendere più copie»). Ha rivelato di aver ricevuto in questi giorni la solidarietà di alcuni giornalisti «imbarazzati per quello che mi sta accadendo», ha spiegato. Nell’intervista di ieri alla tv locale si è partiti dallo studio di commercialisti Chiodi-Tancredi finito sulla stampa negli ultimi tempi perché curava gli interessi di una società indagata per bancarotta fraudolenta. «Quella è la classica diffamazione a mezzo stampa», ha detto il governatore. «Ne sono stato io vittima e il mio socio ancora di più. Ma non era lui l’obiettivo, lui non pesta i calli a nessuno. Ero io l’obiettivo, attraverso attacco violentissimo si voleva che gli schizzi di fango arrivassero anche a me».

LO STUDIO E IL SOCIO
Chiodi ha poi spiegato di essere ancora socio dello studio ma di non seguire in alcun modo le attività: «come faccio a seguire lo studio? Ci passo la mattina (lo studio è sotto casa, ndr), scendo, prendo il caffè e poi parto per L’Aquila. Come si fa a fare il presidente di Regione, il commissario alla Ricostruzione, alla Sanità, occuparsi della crisi mondiale più grave dopo quella del ‘29, occuparsi di alluvioni e terremoti e gestire anche lo studio professionale? Non mi bastano le ore. 24 ore sono insufficienti». Chiodi ha rivendicato inoltre il suo diritto a restare socio: «lì ci sono i tavoli e le librerie che ho comparto io…ci mancherebbe altro che non resto socio».
Si fida ciecamente del suo socio, chiede il giornalista? «Non si tratta di fidarsi ciecamente, lui porta avanti l’attività professionale a cui non posso partecipare, purtroppo …resto socio nel senso che le cose…le mura sono anche mie, negli anni ho contribuito a comprarlo, non è che non posso essere socio. Invece hanno detto…sei socio quindi vuol dire che ti interessi ancora allo studio. E’ ovvio che quelle proprietà sono anche mie. Porta anche il mio nome e ne sono fiero, è uno dei migliori studi».

«GIORNALISTI DELINQUENTI»
«Sono stato oggetto di una campagna vergognosa», ha continuato il presidente, «una campagna cattiva, di denigrazione personale. Ma non da parte di tutta la stampa, non dobbiamo generalizzare». Chiodi ha fatto i nomi (sebbene il giornalista chiedesse di non farlo) e spiegato che quando parla del «solito giornale» si riferisce al Centro e quando parla della «tv locale» si riferisce a Rete8.
«Anche i politici non sono tutti uguali», ha continuato, «vanno dai delinquenti agli statisti …Alcide De Gasperi non era delinquente, qualcun altro sì, così come nelle professioni, ci sono i bravi e meno bravi, vale anche per giornali e giornalisti».

LE DOMANDE
Il governatore ha spiegato inoltre l’irritazione per le 10 domande poste dal consigliere regionale dell’idv Cesare D’Alessandro. Una irritazione nata non tanto per le domande poste ma per la «continua ripetizione e pubblicazione, per oltre 20 giorni, delle stesse sul giornale. Perché dovevo rispondere? Per dire che non sono un delinquente? Ma stiamo scherzando? Mi auguro che le risposte che darò, che arriveranno insieme alla querela, restino sul giornale almeno 10 giorni. Per 20 giorni», ha continuato come un fiume in piena, «c’è stato il tentativo di far comparire Gianni Chiodi come uno che lavora per fare cose disoneste. Hanno tirato in ballo prima il mio studio… poi io consapevole che organizzavo bancarotte, magari anche guadagnandoci qualcosa. Non ci dimentichiamo che un anno fa lo stesso giornale mi ha dato per arrestato, dicendo che stavo agli arresti domiciliari…».
Secondo il presidente la stampa lo vorrebbe disegnare come uno che «ha risanato ma è un delinquente. Se mi criticassero sulle scelte della sanità, se dicessero che sono incapace a gestire i trasporti, che la ricostruzione post sisma è lenta ed in ritardo… sarebbero tutte cose legittime, ma qui si è andati ben oltre. Siamo esseri umani e richiamo alcune testate al rispetto della dignità delle persone anche se hanno ruolo pubblici».

LA PERQUISIZIONE
Chiodi si è soffermato anche sull’episodio della acquisizione di alcuni atti della società accusata di bancarotta presso lo studio suo e di Tancredi. «Per i giornali era una perquisizione, ma non è stato così. La Guardia di Finanza ha acquisito non perquisito. Era un normale controllo che avviene di frequente negli studi dei commercialisti da parte Guardia di Finanza».
Chiodi ne era a conoscenza, ha raccontato, perché quel giorno fu avvertito. «Mi stavo facendo la barba», ha ricordato. «Tancredi era fuori città. L’ho chiamato per avvertirlo e mi ha fatto anche una battuta ‘chi cumbinit’ (che hai combinato). Poi sono sceso io per cortesia».
«Forse», è andato avanti Chiodi, «hanno ragione quelli che dicono che la politica è come la guerra e le armi sono i media. Ma voglio annunciare che non mi faranno crollare: la partita non è persa fino a che non è vinta».
a.l.