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L’Agi taglia giornalisti in Abruzzo e la Regione paga...

A casa il 60% dei collaboratori della agenzia di stampa dell'Eni

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L’Agi taglia giornalisti in Abruzzo e la Regione paga...
L’AQUILA. L’Agi taglierà i collaboratori abruzzesi e incasserà i soldi dalla Regione?

Dal 1 marzo 2012 l’Agenzia giornalistica italiana attuerà una sforbiciata del 60 % dei suoi giornalisti (7 su 12) in Abruzzo mentre la Regione nei prossimi giorni rinnoverà la convenzione per i servizi offerti sul territorio.
I consiglieri regionali Giovanni D’Amico, Giuseppe Di Pangrazio, Walter Di Bastiano, Luigi Milano, Franco Caramanico, Giuseppe Di Luca, Camillo D’Alessandro sono insorti, preoccupati per la possibile copertura economica da parte dell’Ente verso «un servizio dimezzato».
«Se l’Agi vuole il rinnovo della convenzione ripensi ai provvedimenti che intende applicare», il monito dei consiglieri. E l’onorevole Daniele Toto si è rivolto al Ministro del lavoro e delle politiche sociali perché faccia qualcosa. L’Agi dal prossimo primo marzo utilizzerà soltanto i giornalisti in servizio nei capoluoghi di provincia, rinunciando ai collaboratori che operano in aree più marginali come la Marsica, Valle Peligna e Abruzzo meridionale.
I tagli dell’agenzia giornalistica (controllata dal 1965 dal gruppo Eni), investiranno tutta l’area della Marsica che resterebbe sprovvista di collaboratori (solo la Marsica comprende 37 comuni e 200.000 ettari di territorio), compresa l’intera valle Roveto ed il Carseolano, un bacino di 135.000 abitanti, oltre la zona dell’Alto Sangro e Valle Peligna (70,000 abitanti) per un totale di 205.000 abitanti e cioè il 75% dell’intera provincia de L’Aquila. Tutto ciò per un risparmio di poche centinaia di euro al mese.
«L’Agi in Abruzzo», rincarano i consiglieri rivolgendosi al presidente Chiodi, «è rimasta senza un capo servizio andato in pensione lo scorso anno lasciando la redazione con un solo redattore alle prese con ferie e malattie. Questi tagli non corrispondono neanche ad un criterio di organicità giornalistica e territoriale e sembrano pensati in modo casuale e disordinato».
Intanto il sindacato dei giornalisti Assostampa e l’Ordine dei Giornalisti avrebbero già diramato un comunicato stampa condannando duramente la decisione dell’agenzia, secondo i consiglieri. 

«UN COSPICUO CORRISPETTIVO»
Anche l’onorevole Daniele Toto non è rimasto a guardare ed ha interrogato il Ministro del lavoro e delle politiche sociali perché faccia luce sulle ragioni che hanno determinato le scelte dell’Agi.  Secondo Toto l’Agenzia riceve dalla regione Abruzzo per la prestazione di servizi giornalistici riceve un cospicuo corrispettivo e la sforbiciata minerà un tessuto già debole e vulnerabile come quello abruzzese.
«L’Abruzzo», ha dichiarato Toto, «si confronta con le problematiche emerse nella fase apertasi dopo il terremoto, il 6 aprile 2009: infiltrazioni di associazioni criminali e congiunture che hanno determinato persino la sua fuoriuscita dalle misure di sostegno comunitarie previste per le regioni ammesse al cosiddetto "Obiettivo 1". Poi è una regione troppo spesso esposta a depauperizzazioni, anche forzate, come testimonia ad esempio la rivisitazione degli orari notturni di fermate dei treni nelle stazioni abruzzesi da parte di Trenitalia».
La realtà che ne consegue è quella di un territorio dinamico, fragile e appetibile insieme, ed esposto, per questo, a intrusioni, a sollecitazioni, a esposizioni.
Perciò secondo Toto le zone della Marsica,Valle del Sagittario, Valle del Giovenco, Valle Subequana, Valle Peligna, alto Sangro e basso chietino, (già notevolmente interessate da critiche condizioni socio-economiche) resterebbero orfane di osservatori e professionisti della comunicazione in grado di testimoniare la realtà locale.
«Si tratta di aree ricche dal punto di vista culturale», ha concluso Toto, «come testimonia ad esempio l'istituzione del Premio Scanno, di rilievo nazionale, dal punto di vista artistico, storico e architettonico, ed importanti sul piano politico per il numero dei relativi abitanti (circa duecentomila, pari a un sesto, grosso modo, di quelli dell'intera regione)».