POST TERREMOTO

Il Corriere della Sera spara a zero su ricostruzione aquilana: «dopo 3 anni tutto uguale»

In un articolo di Rizzo e Stella i dubbi su 36 mesi di «immobilismo»

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 Il Corriere della Sera spara a zero su ricostruzione aquilana: «dopo 3 anni tutto uguale»
L’AQUILA. «È inaccettabile che si vada avanti così, navigando a vista, mentre uno dei centri storici più belli d'Italia si sbriciola, popolato soltanto di rari operai ai quali fanno compagnia ancora più rari cani randagi».

Il Corriere della Sera dedica oggi due pagine al post sisma aquilano. Il giudizio dei due giornalisti Rizzo e Stella è implacabile: tutto fermo, tutto immobile e tutto ancora da ricostruire.
«Case disabitate, chiese vuote, negozi chiusi. Non si può accettare», scrivono i due giornalisti, «che il terremoto diventi solo il pretesto per far circolare del denaro, foraggiando una burocrazia inefficiente e strapagata, stormi di consulenti famelici, campioni del mondo di varianti in corso d'opera e revisioni prezzi, con l'unico obiettivo di impedire che la giostra infernale si fermi».
Si contesta il fatto che si è saputo tutto dei costi del G8 («sappiamo quanto costa un posacenere o un accappatoio) ma quanto sia costata l’emergenza intera ancora nessuno lo sa. « Un numero solo è fisso: lo zero. Quartieri storici restaurati: zero. Palazzetti antichi restaurati: zero. Chiese restaurate: zero. Peggio: prima che fossero rimosse le macerie (zero!), è stata rimossa l'Aquila. Dalla coscienza stessa dell'Italia».
E il volto immobile della città, che gli aquilani conoscono bene e che vivono in prima persona, è tornato con forza sulle prime pagine dei giornali: «È ancora tutto lì, fermo», si legge ancora nell’articolo. «Le gonne appese alle grucce degli armadi spalancati nelle case sventrate, i libri caduti da scaffali in bilico sul vuoto, le canottiere che, stese ad asciugare su fili rimasti miracolosamente tesi, sventolano su montagne di detriti e incartamenti burocratici».
«Ti avventuri per le strade», scrivono ancora, «immaginandoti un frastuono di martelli pneumatici e ruspe e betoniere e bracci di gru che sollevano cataste e carriole che schizzano febbrili su e giù per le tavole inclinate. Zero. O quasi zero. Tutto bloccato. Paralizzato. Morto. Come un anno fa, come due anni fa, come tre anni fa. Come quando la protesta del popolo delle carriole venne asfissiata tra commi, virgole e codicilli».
«Chiusa la fase dell'emergenza l'Abruzzo è piombato nel dimenticatoio», scrivono ancora i due. Ma in realtà la fase dell’emergenza è ancora aperta, così come decretato da Monti, e la struttura commissariale resterà in piedi almeno fino alle prossime amministrative.
Stella e Rizzo sottolineano che oggi «resta una rissa continua, estenuante, sul cosa fare ‘dopo’. Travasata via via nelle campagne elettorali per le provinciali, per le europee e oggi per le comunali. Di qua la destra, di là la sinistra». Da una parte Cialente e dall’altra Chiodi (che solitamente non ama questo genere di articoli e si scaglia contro «la falsa informazione». Lo ha già fatto con Report con Presa Diretta e lo farà sicuramente anche a questo giro).
E nel ‘mirino’ dei due giornalisti del Corsera ci finisce anche Antonio Cicchetti, «ex direttore amministrativo della Cattolica di Milano, uomo con aderenze vaticane, stimatissimo da Chiodi e Letta nonché vicecommissario alla ricostruzione». Cicchetti non ama che si parli delle sue cose, ma Rizzo e Stella ritirano in ballo la società Rio Forcella, costata una querela e una richiesta danni a questo quotidiano che aveva già ricostruito approfonditamente.
Lo fanno anche i due giornalisti a proposito della «struttura nuova di zecca tirata su mentre tanti edifici d'arte sono ancora in macerie: il San Donato Golf Hotel a Santi di Preturo, pochi chilometri dal capoluogo. Sessanta ettari di parco in una valletta verde, quattro stelle, conference center , centro benessere...Inaugurato a ottobre con la benedizione di Gianni Letta».
«Ma il resort è qualcosa di più d'un albergo di famiglia», sottolineano Rizzo e Stella. «Nella società che lo gestisce, la Rio Forcella spa, troviamo parenti, medici di grido, uomini d'affari. E molti costruttori: il presidente dell'Associazione imprese edili romane Eugenio Batelli, Erasmo Cinque, la famiglia barese Degennaro... Ma anche la Cicolani calcestruzzi, fra i fornitori di materiali per il post terremoto e una serie di imprenditori locali. Come il consuocero di Cicchetti, Walter Frezza, e suo fratello Armido, i cui nomi sono nell'elenco delle ditte impegnate nel progetto C.a.s.e. e nei puntellamenti al centro dell'Aquila: per un totale di 23 milioni. Appalti, va detto, aggiudicati prima della nomina di Cicchetti. Però... Né sembra più elegante la presenza, tra i soci del resort, dell'ex vicepresidente della Corte d'appello aquilana Gianlorenzo Piccioli, nominato un anno fa da Chiodi consulente (60 mila euro) del commissariato».
«Qui le fabbriche non hanno visto un euro», si legge ancora, «il miliardo promesso per rilanciare le attività è rimasto in cassa e l'economia è allo stremo. Sarebbe ingeneroso dire che sia stato tutto un fallimento. Ma dopo la fase dell'emergenza serviva un colpo di reni degno di questo Paese. E quello no, non c'è stato. A tre anni dal terremoto ci sono ancora 9.779 aquilani in «autonoma sistemazione». Persone che hanno perduto la casa e si sono arrangiate».

*L’ARTICOLO INTEGRALE