IL CASO

Chiodi: «lobby potentissime contro di me». E si difende con le querele

Il presidente continua a non rispondere alle 10 domande dell’Idv

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Chiodi: «lobby potentissime contro di me». E si difende con le querele
ABRUZZO. Il presidente Chiodi risponderà con una querela alle 10 domande avanzate nei giorni scorsi dall’Italia dei Valori.

Il governatore torna a parlare, come aveva già fatto nei mesi scorsi, di lobby di potere, di imprenditori della Sanità che non gradirebbero il risanamento dei conti da lui operato e si starebbero vendicando. Affermazioni pesantissime ma non nuove che qualche tempo fa avevano raccolto anche il plauso dell'ex presidente della Regione, Ottaviano Del Turco, arrestato nell'ambito dell'inchiesta Sanitopoli, che disse «Angelini non era l'unico, sono felice che Chiodi abbia preso atto della situazione».
Ma adesso queste lobby (Chiodi non fa mai i nomi ma si mantiene sul generico) sarebbero entrate nuovamente in azione: il Governatore parla al Messaggero di «atti intimidatori da parte di lobby potentissime di una certa stampa e di una televisione che fanno riferimento a proprietà che hanno forti interessi economici: io per loro non devo essere così apprezzato».
«Ho restituito dignità a una regione abituata a essere molto poco considerata», continua su Il Tempo. «Io sono il presidente che ha risanato i conti della sanità, che ha risparmiato risorse. Così facendo evidentemente ho eliminato del "grasso" che faceva gola a molti».
Di rispondere alle domande rivoltegli dal consigliere regionale Cesare D’Alessandro (Idv) dopo l’inchiesta che ha coinvolto alcuni clienti dello studio del suo socio Carmine Tancredi, non ci pensa proprio («risponderò nella querela») però sottolinea: «Cipro non è per niente un paradiso fiscale, è uno stato membro dell’Unione europea, ha adottato l’euro. Le dieci domande e le insinuazioni striscianti sono tutta una montatura, vogliono invischiarmi a tutti i costi in vicende giudiziarie, sperando che qualche schizzo di fango prima o poi mi colpisca. Ma adesso basta».
Il consigliere Carlo Costantini (Idv) torna sull’argomento dalle pagine del proprio blog e contesta a Chiodi di tentare di mettere «il bavaglio» ai giornali. «Chiodi si rassegni all’idea», scrive Costantini, «che ovunque, fuori da Teramo, i giornalisti si scelgono le notizie da soli, sulla base di quello che i cittadini hanno diritto di sapere, anche se infastidiscono il Presidente della Regione perche’ lo riguardano da vicino».
Il fatto che nello studio professionale del Presidente della Regione siano ospitate le sedi legali di società cipriote che dalle indagini risultano aver partecipato attivamente alla consumazione di reati (bancarotte fraudolente plurime con decine di milioni di euro sottratti ai creditori e trasferiti in paradisi fiscali) e che il suo socio di studio e delegato da Chiodi stesso a rappresentare la Regione in alcune delle questioni finanziarie di maggiore interesse sia anche procuratore di queste societa’, «sono questioni politiche gigantesche», sottolinea ancora Costantini. «Sono vicende sulle quali non basta difendersi ripetendo in modo quasi ossessivo che la locale Procura della Repubblica avrebbe deciso di fermarsi fuori dall’uscio dello studio del Presidente della Regione, per riuscire ad attenuarne l’impatto, la rilevanza pubblica ed il conseguente diritto degli abruzzesi a sapere. Sono vicende sulle quali il silenzio del Presidente della Regione, che ormai parla solo per minacciare querele, getta un’ ombra ancora piu’ sinistra».