CONSIGLIO REGIONALE

Il consiglio regionale tenta di archiviare la “regione dei parchi”

In discussione la riduzione della Riserva del Borsacchio e del Parco Sirente-Velino

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L'area che si vuole escludere dal Parco

L'area che si vuole escludere dal Parco

ABRUZZO. Visti i primati di consumo del suolo, di cementificazione ed ormai il sempre meno rispetto per la natura bisognerà pensare ad archiviare prima o poi definitivamente l’appellativo di “Abruzzo, regione dei parchi”.

Un modo per identificare la nostra regione, forse, valido negli anni ’80 ma non oggi  visto l’elenco di iniziative che in qualche modo si rendono incompatibili con le bellezze naturali (petrolio, gas, cemento, inquinamento in varie forme).
Dopo alcuni rinvii ritorna in consiglio regionale domani la questione della riperimetrazione della riserva del Borsacchio, un’area verde che da alcuni anni subisce l’aggressione di tentativi di sospetta speculazione edilizia che potrebbe avere campo libero se i limiti della riserva stessa saranno ridotti così come richiede una istanza che sarà discussa domani.
  Già nei mesi scorsi un analogo tentativo era stato accantonato in extremis, in realtà solo procrastinato, ed oggi, come gli incubi peggiori (o le ossessioni), si ripropone.
«Un colpo al cuore dei parchi», commentano le associazioni ambientaliste Wwf, Italia Nostra, Mountain Wilderness, Lipu, Altura e del Comitato Riserva del  Borsacchio.
Domani si dovrà discutere anche di due progetti di legge che potrebbero segnare un cambio di rotta nella politica di conservazione del territorio, in quella che rischia di diventare la «Regione degli ex-Parchi».  
Il Parco Regionale Sirente-Velino potrebbe vedersi escludere dai confini migliaia di ettari di preziosa Natura. Verrebbero tagliate addirittura alcune tra le aree più note a livello nazionale come gran parte dei Piani di Pezza, ammirati anche da Papa Giovanni Paolo II, Campo Felice e anche lo stesso Altipiano delle Rocche, cuore del parco.
La proposta prevede che i Piani di Pezza, altopiano carsico immacolato che costituisce un'unità paesaggistica unica, sarebbero per metà dentro e per metà fuori dal Parco.
«In realtà», commentano le associazioni, «forse l'emendamento alla legge istitutiva del parco, avanzato dal presidente della II Commissione e membro della maggioranza, Luca Ricciuti, di scientifico ha solo la capacità di ritagliare proprio quelle aree dove da tempo vengono avanzate nuove proposte per la cementificazione e per la realizzazione di infrastrutture. E'  interessante notare che all'interno dei confini del Parco rimarrebbero i centri abitati di Rocca di Cambio e Rocca di Mezzo: quindi è la natura (o, sarebbe forse meglio dire i terreni ancora non occupati da cemento) a dover rimanere fuori dall'area protetta. In realtà questa proposta rende palese cosa intendeva per "sviluppo sostenibile" il cosiddetto Protocollo Letta: abbandonare le politiche di conservazione per favorire un futuro "grigio-cemento" per alcune delle aree più belle dell'Appennino regno di orsi, lupi e aquile reali». 
Sempre domani ci sarà la discussione di diverse proposte di legge per ridurre o addirittura eliminare completamente la Riserva naturale regionale del Borsacchio, uno dei pochi tratti costieri non cementificati dell'intera regione Abruzzo. Anche in questo caso si tratta di favorire ipotesi di cementificazione dei terreni che avrebbero spazio in caso di riduzione dell'area protetta. Le associazioni e diversi consiglieri di minoranza di IDV e Rifondazione Comunista hanno dimostrato che alcune problematiche esistenti, come quella del Contratto di Quartiere di Giulianova, sono facilmente risolvibili. Invece si stanno strumentalizzando per ottenere tagli del perimetro che hanno ben altri obiettivi.
Le associazioni ambientaliste annunciano battaglia contro quello che si prospetta come un vero e proprio attacco al territorio per favorire cemento e degrado della preziosa Natura abruzzese. Domani alle ore 16 cittadini, rappresentanti delle associazioni e i comitati saranno presenti in Consiglio Regionale per richiedere ai consiglieri una marcia indietro su entrambi i provvedimenti.
«Stupisce che», aggiungono le associazioni, «sulle proposte per tagliare i parchi abruzzesi vi sia un silenzio (e sul Borsacchio addirittura un appoggio) da parte del Partito Democratico, principale partito d'opposizione che a suo tempo fu tra i fautori della costituzione della rete dei parchi abruzzesi».
Se queste iniziative proseguiranno il loro iter «si aprirà una vera e propria campagna tra i cittadini abruzzesi e italiani per denunciare questa situazione e per richiedere responsabilità alle forze politiche e agli amministratori che sono chiamati a tutelare gli interessi di tutti a scapito di quelli di pochi e non viceversa. Il sacco e il consumo del territorio», concludono le associazioni, «con l'aggressione al paesaggio hanno dimostrato tutti i loro limiti con alluvioni, frane e perdita di economia, anche turistica. Non si possono ripetere gli errori fatti nel passato».