POLITICA E SCANDALI

«Capistrello danneggiata da vicenda Lusi». Paolucci (Pd): «nessuna denuncia per Fina»

Il segretario del Pd conferma che era a conoscenza della frattura tra Fina e Lusi

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«Capistrello danneggiata da vicenda Lusi». Paolucci (Pd): «nessuna denuncia per Fina»
CAPISTRELLO. Adesso bisogna «salvaguardare la dignità, l’onore e la reputazione di tutti i cittadini di Capistrello che nulla hanno in comune» con le vicende che coinvolgono il senatore Luigi Lusi.

La richiesta arriva dai consiglieri comunali Franco Ciciotti, Giacinto Moreno Di Cintio, Angelo Stati, Aldo Pizzi, Stelvio Pizzi Scatena, irritati perché le note vicende che coinvolgono il senatore hanno portato di riflesso le luci della ribalta anche a Capistrello, il comune amministrato dal fratello del tesoriere della Margherita. In queste settimane si è parlato molto sulla stampa nazionale del comune abruzzese che conta 5 mila anime e i consiglieri chiedono anche un Consiglio comunale straordinario perché «la questione, per le gravi e profonde implicazioni sulla vita politico-sociale dell’intera comunità, interessa non solo i rappresentati eletti in Consiglio comunale ma l’intera popolazione». Si è indagato sulle proprietà della famiglia, sui soldi che venivano girati al Comune, sulle spese pazze del senatore in trasferta nella sua terra d’origine.
Già il 2 febbraio scorso, ricordano Ciciotti, Di Cintio, Stati, Pizzi e Scatena, nell’ aula del Consiglio, numerosi cittadini attendevano un chiarimento in merito alle questioni riguardanti il noto senatore ma «sorprendentemente il fratello-sindaco non ha permesso un confronto democratico con le forze di minoranza che pure avevano manifestato tale volontà».
Intanto nelle ultime ore è scontro a distanza tra Pd e Pdl regionali. Le due parti si accusano reciprocamente e si spediscono via ufficio stampa alcune domande (Chiodi non risponde, Paolucci sì).
Dal centrosinistra arrivano richieste di chiarimento sulle attività dello studio Chiodi –Tancredi e dal Popolo delle Libertà c’è il richiamo a pensare ai ‘guai’ di casa propria, con Lusi in testa.
«Conoscevo le critiche politiche di Michele Fina nei confronti del senatore Luigi Lusi», spiega oggi Silvio Paolucci, segretario regionale del Partito Democratico, rispondendo alle domande di Gianfranco Giuliante.
«Conoscevo la profonda frattura che si era determinata nel Pd della provincia dell’Aquila, e d’altra parte il 5 aprile 2009, all’atto della mia elezione, l’altro candidato alla segreteria era proprio Fina, ed era sostenuto da Lusi: successivamente Fina favorì la mia elezione unitaria ritirando la sua candidatura. Prima della mia elezione a segretario regionale i rapporti politici tra me e Fina era molto buoni, ma quella divisione non permise di ricucire politicamente i rapporti fino in fondo: in un partito d’altronde la vita quotidiana è fatta di vicende politiche anche aspre, e che si alternano».
Quanto alla vicenda che ha portato Lusi all’espulsione, il Pd «non poteva in alcun modo conoscere i risvolti della gestione economica di un partito che non c’è più: si tratta di due gestioni indipendenti e separate». La questione Lusi riguarda poi il finanziamento pubblico delle politiche del 2006, quando il Pd non ancora era nato. «Sono vicende nazionali non solo abbondantemente precedenti alla mia elezione a segretario», continua Paolucci, «ma che non passano certo per la segreteria regionale. Nel caso di Chiodi, invece, le gravissime questioni relative alla sua gestione riguardano esclusivamente il suo mandato di governo, e questo Giuliante lo sa».
Paolucci assicura, inoltre, che «era pressoché impossibile conoscere questioni diverse dalla critica politica. Le critiche politiche invece rientrano nella quotidianità del partito. Certo è che con le attuali regole del Pd non sarebbe mai potuto accadere quanto avvenuto per la tesoreria della Margherita nel 2006 quando il Pd non c’era».
Paolucci era al corrente che esisteva una direttiva del partito per cui non bisognava "toccare" Lusi?, domanda ancora Giuliante.
«Nessuna direttiva, tanto che Lusi è stato espulso», replica il segretario regionale. «Mi sembra invece di rilevare che ai parlamentari del Pdl vengono riservate ‘standing ovation’ come nel caso Papa, che come un eroe viene omaggiato dell’applauso di tutto il Pdl prima di entrare in carcere per un voto "di tradimento". Sono orgoglioso di battermi politicamente contro un partito, come il Pdl, di questa fattura».

«NON CI SONO INTOCCABILI DIRETTIVE»
Paolucci si è attenuto a quanto Roma chiedeva?, chiede sempre l’assessore di Chiodi.
«Lusi è stato eletto in Liguria e il Pd nazionale, contrariamente alle strumentali voci che qualcuno prova a mettere in giro ad arte», continua Paolucci, «non mi ha mai chiesto nulla. A L’Aquila, nel luglio 2010, lo Statuto del Pd abruzzese é stato modificato e, unico caso in Italia, ha introdotto le primarie per la individuazione dei candidati al parlamento anche nel caso la legge elettorale non venisse modificata. Non ci sono intoccabili o direttive: vorrei invece capire invece a quali direttive romane il Pdl abruzzese dovesse sottostare nel caso della ricostruzione dell’Aquila gestita con una struttura commissariale che tutto era fuorché trasparente, fortemente sostenuta col precedente governo Berlusconi».

Perché Paolucci non ha inteso verificare la verosimiglianza delle affermazioni di Fina?, vuole sapere Giuliante
«La segreteria regionale è stata coinvolta per denunce di natura esclusivamente politica. Le vicende giudiziarie, ribadisco, riguardano un partito che non c’è più e sul quale il Pd non ha competenza. Non temo verifiche di alcun tipo e di alcun livello su denunce o conoscenze di altro tipo mai ricevute».

Perché Fina viene processato dal partito su richiesta di dirigenti del Pd abruzzese?, chiude Giuliante.
«Nessun dirigente abruzzese ha denunciato Fina e Ruscio. Il segretario del circolo di Celano, dove vi fu uno scontro duro nel partito tra iscritti e dirigenti vicini a Lusi e altri vicini a Fina, ha chiesto, utilizzando a mio avviso come arma politica la Commissione nazionale di garanzia, di valutare affermazioni che a dire suo sarebbero offensive in quanto farebbero presupporre che la Commissione di Garanzia sapeva ma non agiva. Credo che il segretario di Celano doveva risparmiarsela. E comunque la Commissione di Garanzia sentirà tutti come atto dovuto e chiuderà la vicenda. Vorrei tanto sapere se esiste nel Pdl una commissione di garanzia, ma mi par di capire che nel Pdl la trasparenza non esiste».