CODICE DELLA STRADA

Multe stradali, 50% da investire sulla sicurezza. Ma i Comuni…

Le amministrazioni pubbliche rispettano la legge?

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3960

Multe stradali, 50% da investire sulla sicurezza. Ma i Comuni…
ABRUZZO. Che fine fanno i proventi delle multe stradali che la legge destina al miglioramento della sicurezza stradale?

Le recenti polemiche sulle iniziative “salva-ciclisti” hanno evidenziato che molte strade sono insicure e così sorge il dubbio: visto che le multe si pagano, bisognerebbe conoscere quanto di questi proventi vengono destinati dai Comuni (e non solo) alla sicurezza di strade, rotatorie, impianti semaforici e segnalazioni stradali.
«In effetti», spiega il colonnello Alberto Guidoni, vice comandante della Regione Carabinieri ed esperto di legislazione stradale, «l’ultima revisione del Codice della strada, avvenuta nel 2010, ha ridisegnato l’articolo che contiene queste disposizioni, prevedendo l’esatta individuazione delle percentuali dei proventi da contravvenzioni  stradali da destinare a specifiche attività nel rispetto del miglioramento della sicurezza  delle strade. In particolare la recente norma dal 13 agosto 2010 impone agli enti locali l’onere di destinare una quota - pari almeno al 50% - a specifici progetti o attività,  distinti in tre grandi filoni: la segnaletica, il potenziamento delle attività di controllo e di accertamento delle violazioni, anche con l’acquisto di autovetture e attrezzature (alcuni se alcuni enti con i proventi delle sanzioni finanziano prestazioni aggiuntive per turnazione o lavoro straordinario dei dipendenti addetti ai controlli stradali). A questi due settori va aggiunta la sicurezza stradale, che si realizza attraverso la manutenzione in genere e quella delle barriere, dei piani del traffico, dei corsi, delle misure di previdenza per il personale di polizia. Sono pure previste assunzioni stagionali, mobilità ciclistica, progetti di potenziamento dei servizi notturni e di prevenzione delle violazioni in materia di guida sotto l’influenza di alcool o stupefacenti».
 In realtà, di fatto, queste iniziative sono realizzate o no? «Tutti gli enti locali (anche quelli sotto i 10 mila abitanti, prima esonerati) – spiega il colonnello - sono obbligati in sede di predisposizione dei documenti di programmazione, ad approvare la destinazione delle entrate con delibera della giunta, evidenziando i capitoli di spesa correlati alle voci di entrata. Per queste somme introitate  e per le spese effettuate, ogni anno dovrà essere fornito rendiconto finale al Ministero dei lavori pubblici da parte degli enti locali che hanno tale obbligo».
 Sono previste sanzioni per chi è inadempiente? «La carenza del prescritto rendiconto è suscettibile di apposite sanzioni e anche di denuncia per eventuale danno erariale».
 In realtà, anche perché la norma è molto recente, sembrerebbe che nessuna relazione-rendicontazione viene fatta dai Comuni nella gestione dei fondi delle multe e nemmeno che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti  eserciti il monitoraggio delle spese e delle attività degli enti locali. Come per molti altri casi, forse la norma sarà applicata quando la Corte dei Conti si interesserà della materia.
A parziale discolpa dei Comuni, emerge anche che ci sono metodi di rendicontazione molto differenti che non rendono chiaro cosa viene fatto. In alcuni casi le stesse spese non vengono rendicontate analiticamente, ma indicate solo con una cifra totale, spesso utilizzando i soldi delle multe per esigenze contemplate da altri canali di finanziamento.
s.c.