SANITA'

La sanità di Chiodi: «i conti sono in attivo». Ma si decide tutto a Roma

L'ennesima polemica di carta sui conti della sanità. Ieri un articolo de Il Corriere smentiva il commissario-governatore

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La sanità di Chiodi: «i conti sono in attivo». Ma si decide tutto a Roma
ABRUZZO. Il Corriere della sera scrive che il bilancio della sanità abruzzese continua ad essere in rosso citando fonti ministeriali.

L'Abruzzo sarebbe dunque ancora nel girone delle Regioni poco virtuose.
«Si tratta di uno scenario opposto a quelli descritti da Chiodi che deve spiegare dov’è la verità?», si domanda  Silvio Paolucci, segretario regionale del Pd.
«Sul presunto deficit, sono stati pubblicati dati infondati: per il secondo anno siamo in avanzo di 11 milioni, più di quanto era previsto - così ha risposto a stretto giro il presidente Chiodi - il deficit riportato dal Corriere fa riferimento ad un dato tendenziale, superato dai fatti grazie ad una manovra antideficit del Commissario, varata la scorsa estate».
 Il risultato di esercizio fa registrare invece un segno positivo, per la seconda volta nella storia dei conti sanitari dell’Abruzzo, conclude Chiodi. Anche l’assessore al Bilancio Carlo Masci, che ha partecipato a qualche tavolo romano di monitoraggio, conferma che l’attivo esiste, anche se i dati della sanità non passano per il suo assessorato.
In realtà le polemiche di carta non servono a chiarire lo stato di salute della sanità abruzzese. E soprattutto non lo chiariscono completamente, se i dati di bilancio non sono definitivi. In passato, ad esempio, quando si insediò il centrosinistra, i manager Asl presentarono tutti i bilanci in attivo, salvo a registrare un passivo di 300 mln a fine anno. Quindi prima di decidere “dov’è la verità” (cosa sempre molto difficile) sarà il caso di aspettare il verbale del tavolo di monitoraggio di aprile che a bocce ferme chiarirà se e come sono state realizzate le prescrizioni a suo tempo indicate. Perché negli incontri trimestrali, questo tavolo ha posto diverse questioni e l’ufficio commissariale si è impegnato a rispettarle. Lo ha fatto? C’è poi una frase di Chiodi che solleva qualche perplessità: «Il Commissario ha infine spiegato che tutta la documentazione inerente il Piano sanitario regionale, le procedure per
l’accreditamento definitivo e i contratti stipulati con i privati sono al vaglio dei Ministeri».

Il problema è tutto qui ed è di natura politica. Che Chiodi sia riuscito ad invertire la tendenza alla spesa incontrollata, è un merito che gli si deve riconoscere. Che poi questo sia avvenuto a costo di grandi disagi per i cittadini è altrettanto chiaro così come lo è il completo esautoramento del Consiglio regionale. E’ infatti evidente il deficit assoluto di partecipazione politica alle scelte del Commissario, che decide con Roma e non con l’Emiciclo. Allora la domanda che si pone è questa: questo metodo autocratico ha prodotto una sanità che funziona meglio, peggio o per niente? La risposta può essere che per il momento curarsi costa solo di più e non sempre questo è sinonimo di “meglio”. Che i tagli ci sono stati e così le chiusure dei piccoli ospedali, ma il territorio è rimasto senza servizi. Che sono stati aggrediti i territori interni senza ascoltare le voci dei sindaci, che spesso si è smantellato quello che esisteva senza attrezzare iniziative sostitutive. E’ il caso – ad esempio - del Piano dell’emergenza urgenza e del 118, che doveva essere pronto da tempo e che ancora non parte. E’ il caso dei vari Pronto soccorso che scoppiano e per i quali i manager stanno attivando i concorsi per tentare di far fronte alle visite dei Nas. E’ il caso del Piano sanitario regionale che, come dice Chiodi, è a Roma, all’esame del ministero. E’ questo il dato importante che Chiodi ha fatto registrare e cioè il deficit assoluto di partecipazione politica: il Psr che doveva essere pronto a settembre non lo conosce nessuno, anche se è di competenza regionale e i consiglieri regionali lo ignorano, anche se sta già a Roma. Chiodi saprà pure fare i conti, ma in politica forse preferisce il “ghe pense mi” di berlusconiana memoria, che però non ha portato bene al suo leader di riferimento.
Sebastiano Calella