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Regione, ricorsi dei dipendenti. Cisl: «i silenzi dell’Ente»

Il sindacato punta il dito contro la Regione

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Federica Carpineta

Federica Carpineta

L’AQUILA. Una mano tesa da un lato, i silenzi della Regione dall’altro.

A dirlo è la Cisl che insieme all’avvocato Valentina Bravi ha patrocinato i ricorsi dei dipendenti della Regione Abruzzo per il riconoscimento del diritto alla perequazione della retribuzione individuale di anzianità. Il sindacato avrebbe ripetutamente sollecitato l’Ente a trovare un accordo bonario per la risoluzione della controversia con i circa trecento lavoratori, incassando picche.
I tentativi di conciliazione fuori dalle aule giudiziarie, secondo la sigla, sono stati fatti sia prima del deposito dei ricorsi, sia durante il giudizio dinanzi ai diversi Tribunali d’Abruzzo territorialmente competenti. Il sindacato cercava di trovare una soluzione che evitasse spese legali alla Regione, nell’interesse di tutti.
«Non abbiamo riscontrato altrettanto senso di responsabilità», dice la Cisl, «da parte di chi ha la responsabilità politica ed è deputato ad assumere decisioni nel merito. Il silenzio da parte della Regione è stato assordante; anzi è stato riscontrato un atteggiamento ondivago e si è passati da un parvenza di disponibilità a trovare soluzioni, persino dinanzi al Giudice del Lavoro, chiedendo il rinvio delle udienze di discussione, ad una maldestra decisione di abrogare la norma che garantiva la perequazione sulla quale sono fondati i ricorsi».
La vicenda è stata già portata dinanzi al Giudice del Lavoro negli anni passati dalla quasi totalità dei dirigenti della Regione Abruzzo che hanno ottenuto, a loro volta, il riconoscimento del diritto alla perequazione. Le prime cento sentenze emesse dal Tribunale di Pescara hanno visto i ricorrenti ottenere il diritto alla perequazione così come richiesto, con interessi legali ed una parziale soccombenza per ciò che riguarda le spese di lite. A nulla è servito, secondo il sindacato proporre appello e, successivamente, il ricorso per Cassazione, se non ad aggravare i costi a carico dell’Ente, che in tutti i gradi di giudizio è risultato soccombente.
«Perciò la Regione Abruzzo», conclude il sindacato, «da subito dovrà provvedere a dare spontanea esecuzione a quanto stabilito dalle sentenze, provvedendo alla quantificazione delle somme spettanti a titolo di adeguamento sullo stipendio mensile ed altresì alla quantificazione delle somme dovute per gli arretrati con gli interessi legali maturati».