Niente aiuti dalla Regione per i precari della scuola. Masci:«casse vuote»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Inizio di anno scolastico caldo questo appena partito. In primo piano i moltissimi problemi dei precari delle scuole che rischiano di non avere futuro.

 

Il direttore generale dell’ufficio scolastico regionale, Carlo Petracca, aveva invocato un aiuto dalla Regione affinchè stanziasse 5 milioni di euro per costituire un fondo di assistenza a chi viene in qualche modo espulso dalla scuola dopo decenni di precariato per il piano di riordino della scuola voluto dal ministro Gelmini.

L’assessore regionale Carlo Masci interviene e risponde sulla questione che appare molto semplice: «i soldi non ci sono».

«La Regione non trova cinque milioni di euro semplicemente perché non li ha», spiega Masci, «a causa delle spese folli che hanno prodotto un pauroso indebitamento regionale, per il quale siamo impegnati sulla strada del risanamento; oggi è il momento della responsabilità per tutti e non delle rivendicazioni settoriali».

«E' indubbio che siamo in ansia quando si parla di occupazione e che, per questo, la Regione vorrebbe aiutare tutti, ma tutti dobbiamo renderci conto che siamo alle prese con una complessa ed ineludibile fase di risanamento», dice, «la quale per avere efficacia, deve necessariamente avvalersi di procedure rigide, se non vogliamo compromettere per sempre la ripresa economica e lo sviluppo di questa regione e, al contempo, liberare le risorse, anche per poter dare risposte positive alle richieste come quella avanzata dal direttore Petracca».

Circa la possibilità di dar luogo ad una iniziativa in sede Ministeriale, l'assessore Masci si dice disponibile a percorrere qualunque strada «sebbene - avverte - i Ministeri non si sono certo risparmiati per sostenere l'Abruzzo, anche nella fase difficile della ricostruzione post sisma».

Più in generale sulle misure poste in essere dalla Giunta regionale per risanare il bilancio, l'Assessore spiega: «C'è chi propone, per rispondere affermativamente a tutti coloro che avanzano richieste milionarie alla Regione, di allungare le cartolarizzazioni. Una strada che abbiamo volutamente evitato per l'inevitabile contraccolpo dell'incremento degli oneri finanziari a carico della Regione. C'è chi propone la riduzione delle tasse, senza considerare i buchi lasciati in eredità come quello da 101 milioni di euro. Noi - afferma Masci- senza illudere nessuno, utilizzando rigore e determinazione, siamo avviati verso la strada del risanamento, tant'è che quel debito da 101 milioni di euro pensiamo di poterlo riassorbire in buona parte, anche attraverso la procedura della riconciliazione del debito sanitario».

Secondo Masci anche il ricalcolo in termini reali del debito sanitario è uno strumento che può consentire di «reperire risorse esistenti in funzione delle politiche di sviluppo e sociali della Regione. Si potrà condividere o meno - conclude Masci - ma la nostra scelta politica in fatto di risanamento è chiara e lineare: fermare l'ulteriore indebitamento, certificare i debiti, contenere le spese».

Per ora però l’ordine perentorio è: tirare la cinghia.

15/09/2010 15.54