LA SENTENZA

Bancarotta, Giampiero Catone condannato ad 8 anni di reclusione

In primavera scatta la prescrizione: impossibile l'appello

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Bancarotta, Giampiero Catone condannato ad 8 anni di reclusione
ROMA. Otto anni di reclusione per il deputato del Popolo e Territorio Giampiero Catone.


La sentenza è stata emessa dalla decima sezione del tribunale di Roma. Catone eletto in Abruzzo e zio di Vittorio Catone, presidente del Consiglio di Montesilvano, fino allo scorso novembre era sottosegretario al ministero dell’Ambiente del governo Berlusconi, scelto direttamente dall’allora premier.
La vicenda per cui è stato condannato dal tribunale di Roma ha avuto inizio nel maggio del 2001: un inizio traumatico dal momento che Catone, a pochi giorni dalle elezioni politiche (correva al parlamento per il Centro Cristiano Democratico nella lista Biancofiore -Casini-Buttiglione- nella circoscrizione Veneto 1) venne tratto in arresto, subito dopo una cena elettorale, e condotto in carcere insieme al fratello e ad altre dodici persone. L'ipotesi di reato della Procura di Roma è associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, falso, false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta pluriaggravata: due bancarotte da 25 miliardi di lire l'una e 12 miliardi di finanziamenti a fondo perduto dal Ministero dello Sviluppo Economico ottenuti ­ secondo l'accusa ­ con carte e perizie false, che consentivano alle società amministrate da Catone d'incassare più volte lo stesso contributo per un "polo tessile aquilano" mai esistito.
Le società finite nel mirino degli inquirenti sono Corined srl, dichiarata fallita a Roma nel 1999, e la Commertex sas, il cui crac è stato definito dal tribunale di Verona nel 2000. Per l’accusa le circa 50 società italiane ed estere che facevano capo al deputato erano solo delle scatole cinesi all'interno delle quali si sono verificati nel corso degli anni «movimenti finanziari economicamente irragionevoli», che avevano «il solo fine di mettere in atto delle truffe».
Oltre a Catone il tribunale ha stabilito una condanna a sei anni all’amministratore formale delle società Pietro Barosco e al socio accomandatario Dario Gardelli.
Assolto invece Santo Antonio Bifano, consulente di Catone al quale erano stati attribuiti alcuni «aggiustamenti contabili». Per un’altra decina di imputati, tra i quali anche Massimo Catone, fratello del parlamentare, il tribunale ha emesso sentenza di non doversi procedere per prescrizione dei reati contestati, che erano truffa aggravata, falso e false comunicazioni sociali. Tra pochi mesi cadranno in prescrizione anche le accuse di bancarotta attribuita alle persone oggi condannate. In questo caso l'eventuale appello potrebbe non esserci rimanendo il giudizio in primo grado. Gli imputati potrebbero tuttavia rinunciare alla prescrizione e appellarsi comunque.