SANITA'

Intersindacale sanitaria: «non è vero che i medici prescrivono troppe medicine»

In una lettera al commissario il garbato dissenso per non essere stati invitati ai recenti incontri

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Intersindacale sanitaria: «non è vero che i medici prescrivono troppe medicine»
ABRUZZO. La lettera aperta al commissario Chiodi da parte dell’Intersindacale sanitaria, che raggruppa quasi tutte le sigle dei sindacati autonomi della sanità, è garbata nella sostanza, ma decisa nel contenuto.


«Vanno benissimo (e finalmente!!..) gli incontri del sub commissario Giovanna Baraldi con i direttori generali Asl e con la triplice sindacale», si legge nella nota firmata Anpo, Aupi, Cimo, Cipe, Cisl-medici, Fials, Fimp, Nursing-up, Sidirss, Simet, Sinafo, Smi, Sna-Cri, e Uil-P  e inviata non solo all’ufficio del commissario alla sanità, ma anche al ministro.
«Ma escludere dalla discussione», dicono, «i sindacati che sono i più rappresentativi del personale sanitario, come sanno i colleghi della Triplice che leggono in copia, è un controsenso, se si vuole dare un peso a questa apertura dell’ufficio commissariale alle consultazioni – sostiene l’Intersindacale - siamo convinti di poter dare anche noi un contributo importante al miglioramento dell’assistenza e alla lotta agli sprechi. Come ad esempio nella battaglia per la riduzione della spesa farmaceutica. Aspettiamo perciò di essere convocati».
 Proprio sulla spesa per i medicinali si registra infatti il dissenso con il sub commissario Baraldi, secondo la quale questo consumo è fuori controllo. Il che non è. Perché secondo il Piano di rientro dai debiti della sanità era previsto un risparmio di 5,4 mln nel 2011 e di 8 mln nel 2012. Obiettivi entrambi raggiunti, come spiega la Segreteria regionale del Sindacato farmacisti ospedalieri: «la spesa farmaceutica lorda convenzionata in Abruzzo si è ridotta a fine 2011 e tale diminuzione si conferma per le proiezioni del primo semestre 2012». Questo obiettivo, tra l’altro, è stato condiviso dai medici di famiglia e dalle strutture ospedaliere, ma è stato messo a regime solo parzialmente proprio dalla Regione che non ha dato attuazione agli accordi per identificare chi spende e chi no. Il che ha provocato tante inutili polemiche sui medici-escort, perché identificati come “altospendenti”.
«In realtà – dice l’Intersindacale – se il medico di famiglia è costretto a prescrivere i farmaci non solo per i suoi pazienti, ma anche per quelli delle Rsa o degli specialisti, o se non funziona l’assistenza post dimissioni ospedaliere o se le Case di cura private continuano a non osservare quanto previsto dagli accordi (cioè a prescrivere direttamente le medicine), i medici non possono essere incolpati di essere “altospendenti”».
 I Direttori generali delle Asl «avrebbero dovuto» far sottoscrivere convenzioni ad hoc entro sessanta giorni dall’entrata in vigore dei decreti, ma non lo hanno fatto. Così come sono inadempienti per le strutture riabilitative residenziali, che costringono i medici di famiglia a prescrivere esami diagnostici, presidi (cannule etc.) e farmaci. Come dire: incolpare gli altri per le propri inadempienze non è molto elegante. Ma siccome i rapporti sono più distesi, la richiesta è molto educata: «fateci partecipare per non commettere altri errori. E date attuazione ai decreti già pubblicati».

Sebastiano Calella