TERREMOTI & INCHIESTE

Sciame sismico 2009, Ingv: «mai proposta tesi del rilascio dell’energia per L’Aquila»

Il presidente Domenico Giardini spiega la posizione dell’Istituto

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Sciame sismico 2009, Ingv: «mai proposta tesi del rilascio dell’energia per L’Aquila»
L’AQUILA. «100 scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai la scossa, quella che fa male».


E’ questa una delle frasi pronunciate da Guido Bertolaso nel corso di una conversazione telefonica intercettata con l’ex assessore regionale alla protezione Civile Daniela Stati. In pratica, spiegò l’allora capo della Protezione Civile, gli esperti lo avevano tranquillizzato e gli avevano spiegato che il continuo sciame sismico era per alcuni versi un aspetto positivo, dal momento che tante piccole scosse permettevano di liberare energia e sarebbe stata quindi meno probabile una scossa di forte intensità.
Oggi quelle dichiarazioni fanno parte del processo contro la Grandi Rischi e il presidente dell’ingv sostiene che mai quella ipotesi venne avanzata per la situazione aquilana.
«La tesi del rilascio di energia sismica», spiega in una lettera Giardini, è stata proposta in passato per situazioni particolari (quale la zona a scorrimento lento della faglia di S. Andrea a Parkfield, California) ed é ancora utilizzata da settori dell’industria che si occupano di sismicità indotta (ad esempio nel caso della sismicità indotta da prospezioni per geotermia profonda), ma non rappresenta lo stato delle conoscenze scientifiche per aree di normale sismicità quale l’Abruzzo».
L’Ingv precisa di non aver trasmesso alla Protezione Civile «alcuna comunicazione a favore di tale tesi. Nel caso specifico dello sciame sismico che ha preceduto il terremoto del 6 aprile 2009 Giardini ricorda che, oltre ai periodici aggiornamenti effettuati dopo ogni scossa significativa, l’Ingv ha inviato alla Protezione Civile tre comunicazioni:
Il 17 Febbraio un primo comunicato affermava che «… la sequenza in atto non ha alterato le probabilità di occorrenza di forti terremoti nella zona. Si ricorda che i comuni interessati ricadono tra la prima e la seconda categoria della classificazione sismica del territorio nazionale».
Il 12 Marzo, al proseguire della sequenza, un aggiornamento ribadiva che «… la sequenza dei mesi scorsi non ha alterato, dunque né aumentato né diminuito, le probabilità di occorrenza di forti terremoti nella zona».
Il 31 Marzo, il direttore del Centro Nazionale Terremoti dell’Ingv, Giulio Selvaggi, presentò, invece, alla riunione della Commissione Nazionale Grandi Rischi (CGR) il rapporto dell’Ingv con una sintesi delle conoscenze più aggiornate, la storia sismica della regione, l’andamento della sequenza e il modello della pericolosità sismica. «La documentazione presentata alla Commissione Grandi Rischi», ricorda Giardini, «era finalizzata a fornire gli elementi scientifici per valutare la situazione e non conteneva alcun riferimento all’ipotesi dello scarico dell’energia».
Queste, dicono oggi dall’istituto, sono «le sole informazioni ufficiali fornite dall’Ingv alla Protezione Civile durante la sequenza che ha preceduto il terremoto dell’Aquila del 6 Aprile 2009. Interviste o brevi dichiarazioni di singoli ricercatori dell’Ente sono state riportate sulla stampa anche durante la sequenza sismica in Abruzzo, ma appartengono alla normale attività di divulgazione scientifica a titolo personale, che non rappresenta in alcun modo l’opinione ufficiale dell’Ente».