EMERGENZA FIUMI

Ora si trema per il pericolo di tracimazione dei fiumi

L’inerzia degli enti pubblici potrebbe costare cara. Tutto dipende dal caso

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Adriano Goio

Adriano Goio

ABRUZZO. Ci sarà un brusco rialzo delle temperature oppure no? Questa semplice domanda potrebbe fare la differenza tra una nuova catastrofe naturale (ovviamente “imprevista”) che potrebbe mietere altri milioni di danni o lo scampato pericolo.


Già perché se le varie Protezioni civili ed i vari Comuni hanno fatto in tempo a tirare sospiri di sollievo e a farsi i complimenti per come hanno gestito l’emergenza neve, ora c’è chi incrocia le dita e suda freddo.
Si può solo sperare perché quello che andava fatto non è stato fatto. Se la neve si scioglierà tutta insieme ed in fretta ci sarà un ingrossamento incontrollato di tutti i fiumi abruzzesi che non sono “abituati” ad un carico enorme di acqua. D’altronde non è mai caduta tanta neve in regione e per questo l’acqua che finirà nei fiumi sarà di sicuro molta di più delle solite piene.
Il problema allora saranno gli argini dei fiumi e dei torrenti. Sono stati messi in sicurezza, sono a norma, sono sicuri, reggeranno ad una piena eccezionale? Ed in caso di tracimazione siamo sicuri che non ci saranno danni ai territori e alle case circostanti? Siamo proprio sicuri che l’Abruzzo è esattamente quella regione che non ha mai costruito lì dove le carte indicano un enorme pericolo di esondazione?
Lungo la costa abruzzese, ma non solo, sono centinaia i fiumi che potrebbero tracimare e allagare campi ma anche paesi o città. Sono molti i fossi a rischio, pronti ad esplodere o quelli che sono stati intubati, costretti o interrati che potrebbero non reggere.
Non ci voleva il commissario straordinario al risanamento (?) del fiume Pescara, Adriano Gioio che dalle pagine de Il Centro conferma che la situazione è pericolosa e allarmante proprio per il fiume Pescara che nell’ultimo tratto presenta gravi criticità.
Ci si poteva pensare un po’ prima. Non che a Pescara per esempio nel 1992 non ci sia stata l’ultima tracimazione pericolosa e spettacolare. Cosa è stato fatto da allora? Praticamente nulla. Per questo oggi si spera che la neve rimanga il più a lungo possibile sulle montagne. Siamo a questo.
Per il fiume Pescara gli argini di sicurezza non superano i 60 centimetri, cioè una misura davvero esigua se si considera che superato questo “sbarramento” poi c’è la città, parcheggi, marciapiedi, piante…
Ma prima di arrivare alla foce l’acqua deve superare numerose prove ed ostacoli. Sempre sul fiume Pescara sono state costruite centrali elettriche all’altezza di un centro commerciale che crea un ostacolo grosso al deflusso.
Sempre in un’altra intervista il commissario straordinario per l’asta fluviale Aterno-Pescara aveva dichiarato che «siamo nelle mani del Signore» ma forse i cittadini che pure pagano il suo lauto stipendio da almeno 5 anni si sarebbero aspettati un tantino di “laicità” in più.
Ora quello che è fatto (poco o nulla) è fatto e bisogna restare alla finestra a guardare.
Ad attaccare (e non è la prima volta) Goio ci pensano le associazioni ambientaliste di Bussiciriguarda che girano una inquietante domanda al commissario: «nell’eventualità di un evento alluvionale eccezionale, che cosa accadrebbe al contenuto della discarica Tre Monti, per la quale l’architetto Goio è “bi/commissario”, avendo avuto un decreto “specifico” per la sua messa in sicurezza dal dicembre 2007?»
Si tratta della famosa discarica di Bussi, quella che venne definita come la più grande d’Europa, che contiene rifiuti tossici e pericolosi stivati in 50 anni a due passi dal paese, sotto i piloni dell’autostrada tra la stazione ed il fiume Aterno
Quella discarica, come è oramai noto, non è stata affatto messa in sicurezza poiché è tuttora immersa in massima parte nell’acqua di falda a rilasciare veleni che diffondono lungo la Valpescara; non è stata realizzata alcuna barriera laterale di contenimento, contrariamente a quanto dichiarato dal Goio stesso e prescritto dal Ministero dell’Ambiente; la discarica è soggetta ad essere sommersa ed è a rischio di erosione laterale, poggiando liberamente sulla sponda interessata da un’ ansa del fiume (in altre parole potrebbe essere travolta e il contenuto potrebbe essere disperso lungo tutto il fiume, procurando un autentico disastro).
Il secondo interrogativo delle associazioni Italia Nostra Marevivo, Miladonnambiente, Ecoistituto Medici per l’ambiente, è «ma se i Commissari arrivano sui luoghi per operare in fretta e di corsa, a causa di un’emergenza, come è possibile tollerare che, dopo oltre 5 anni di stipendio erogatogli e di fondi gestiti, il nostro Goio ci venga a dire che siamo esattamente in emergenza come prima e più di prima? Quali priorità ha dato Goio alla sua azione?»
Goio di recente ha dichiarato di aver appaltato 37 lavori, realizzato 17 opere in materia di fognature, manutenzioni acquedotti… Lavori che –dicono le associazioni- «normalmente sono realizzati dagli Enti locali all’interno delle quotidiane procedure amministrative…. ma nulla di fatto per un’emergenza vera, che implica rischio per le popolazioni esposte della valle del Pescara, il territorio più densamente popolato d’Abruzzo».
A cosa serve dunque un commissario si domandano le associazioni se impiega i fondi a sua disposizione «per opere addirittura “extra” bacino sia dell’Aterno che del Pescara, quindi “extra” mandato, mentre non affronta affatto l’emergenza da sanare di cui dovrebbe occuparsi?»
«La sua presenza», concludono le associazioni, «è intanto servita ad esautorare e “deresponsabilizzare” ulteriormente le istituzioni e le amministrazioni regionali e locali, lasciate con scarsissimi fondi, ma con la comodità di potersi trincerare dietro “ ma c’è il commissario!”, per non prendere le necessarie decisioni e predisporre gli opportuni interventi, pur da leggi e norme sanciti».
Domande che potrebbero trovare risposte soltanto con dati fattuali. Quelli però mancano poiché nessuno è in grado di dimostrare che il fiume Pescara è stato disinquinato. Anzi si ricorda che il dragaggio famoso è sempre bloccato per la presenza di veleni pericolosissimi per la salute nelle sabbie del fiume stesso. E solo per inciso i fondali bassi non faranno che aggravare l’eventuale esondazione.
Non ci resta che sperare: «siamo nelle mani del Signore»