IL CASO

La politica sanitaria abruzzese e la sospetta incostituzionalità del taglio degli ospedali

La Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi sul caso sollevato dal Tar

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Chiodi e Venturoni

Chiodi e Venturoni

ABRUZZO. Colpito sicuramente, affondato ancora no. Non è il gioco della battaglia navale, ma è indubbio che la decisione del Tar di inviare alla Corte costituzionale il contenzioso sulla chiusura dei piccoli ospedali equivale ad un missile a testata nucleare scagliato contro la politica sanitaria abruzzese.

L’ordinanza del Tar riguarda certamente l’ospedale di Tagliacozzo, ma l’eventuale accoglimento della incostituzionalità della legge “salva Chiodi” sarà come una bomba atomica sulla sanità abruzzese. E non tanto perché riaprirà questo ospedale e a cascata anche gli altri già chiusi, quanto perché dimostra già da oggi che erano fondate le perplessità sollevate a suo tempo sulle scelte del Programma operativo ed oggi fatte proprie dai giudici amministrativi. Sotto accusa, si potrebbe dire celiando, è l’uso disinvolto e distorto della lingua italiana: il Piano di rientro dai debiti della sanità parlava infatti di “riconversione” dei piccoli ospedali, ma la traduzione di questa parola nel Programma operativo targato Chiodi-Baraldi è stata “chiusura”: un volo pindarico un pò troppo immaginoso che ha affascinato solo chi ignora la lingua italiana. In questo giochetto linguistico non erano però caduti i giudici di altre sentenze che avevano sentenziato l’illegittimità delle chiusure dei piccoli ospedali in quanto non c’era stata la contestuale attivazione di altri servizi sostitutivi sul territorio dell’ospedale chiuso. Come dire: puoi “riconvertire” modificando, ma non sottraendo servizi. In realtà però il vero sconfitto per il momento appare il Governo Berlusconi che aveva convertito in legge i provvedimenti del Programma operativo, bypassando le sentenze dei giudici amministrativi con una forzatura che ora viene messa in discussione.
Il Tar infatti oggi ha chiarito, ma già la cosa era stata sottolineata, che il decreto legge 98/2011 che salvava i provvedimenti di chiusura è stato adottato con il solo scopo di dare copertura legislativa ad un atto che lo stesso Tar aveva annullato, con una previsione particolare per la sola regione Abruzzo. «Ci troveremmo di fronte a quella che si definisce come una legge-provvedimento, perché ha un contenuto non generale e astratto, ma particolare – spiega l’avvocato Simone Dal Pozzo, che è stato uno dei protagonisti della guerra di resistenza dei piccoli ospedali - con quel decreto il Governo ha voluto avvantaggiarsi nell’ambito di una controversia ancora pendente e, soprattutto, ha voluto risolverla per via legislativa a suo favore. Per questo pensiamo che sia incostituzionale».
 Infatti il Governo, anziché attendere il normale corso della giustizia, si è scritto la sentenza da solo, mentre normalmente le sentenze - giuste o sbagliate - le scrivono i giudici, non gli imputati o le parti in causa.
Altro punto che l’ordinanza mette in evidenza è quello relativo alla violazione del principio di leale collaborazione. Il Tar rileva infatti che nell’adozione del decreto legge la Regione non è stata messa in condizione di partecipare all’iter formativo della stessa e ciò in violazione dell’articolo 120 della Costituzione. Il Tribunale, infine, ha rilevato anche che, trattandosi di materia sanitaria, il decreto legge viola il principio per il quale questa è di competenza regionale, sia pure nell’ambito di principi generali fissati dallo Stato.
«E’ chiaro perciò – spiega ancora Simone Dal Pozzo - che il Programma operativo “legificato” non ha il carattere dei principi fondamentali ed è altrettanto chiaro che la Regione è stata spogliata della sua competenza».
Cosa succederà ora? Se il decreto è costituzionalmente legittimo, Tagliacozzo – e non solo - rimane chiuso. Se non lo è, l’ospedale sarà riaperto. Tradotto: Chiodi e Baraldi sconfessati, con le prevedibili riaperture di tutti i piccoli ospedali già chiusi. Un pò diverso il caso di Guardiagrele, non ancora chiuso ufficialmente, ma di fatto svuotato. Anche in questo caso da tempo era stato sollevato il problema della legittimità costituzionale e se ne riparlerà nell’udienza già fissata per il 29 febbraio.
Qui si discuterà dell’impugnazione dei decreti commissariali che hanno dettato le linee guida degli atti aziendali e stabilito il numero delle Unità operative complesse, cioè i reparti più importanti in Abruzzo. Infatti se cade il Programma operativo, cade a cascata tutta la sua articolazione, compreso l’atto aziendale della Asl di Chieti che ha condannato, ma non chiuso, Guardiagrele. Ma cadranno anche tutti gli altri provvedimenti. Uno scenario veramente apocalittico che lascia nell’incertezza tutta la sanità abruzzese.
Sebastiano Calella