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Confindustria Abruzzo divorzia da Chiodi nella convention di Pescara

Molte le criticità evidenziate nell’incontro. Pesanti stoccate alla classe dirigente

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Mauro Angelucci

Mauro Angelucci

ABRUZZO. Ormai è divorzio ufficiale tra Confindustria Abruzzo e Giunta regionale.


Lo ha sancito la quinta convention che si è svolta ieri a Pescara, nei locali ex Cofa al Porto turistico. E così, dopo un fidanzamento travagliato, soprattutto negli ultimi tempi, Confindustria stacca la spina a Chiodi e si pone alla ricerca di una formula politica, più che di uno schieramento, capace di assicurare al mondo delle imprese meno promesse vuote e più progetti operativi. Perché, come indicava il tema della convention, “la crisi è un’opportunità” e “tra declino e sviluppo” Confindustria Abruzzo sceglie – of course – gli investimenti, il lavoro, insomma il rilancio delle attività. E  lo fa anche con la benedizione del segretario generale Giampaolo Galli, arrivato a Pescara per supportare il presidente abruzzese Mauro Angelucci e tutto il gruppo dirigente locale che ieri hanno lanciato il nuovo manifesto degli imprenditori abruzzesi: non rassegnarsi alla crisi, ma reagire pungolando la Regione a produrre interventi concreti (cioè nuovi finanziamenti veri) sulle infrastrutture, sul terremoto, sui fondi europei, sulla legalità e sull’accesso al credito. Sembrerebbe strano e quasi contraddittorio l’appello alla politica, dopo la critica serrata alla politica che lo stesso Angelucci – ma è la linea di tutta Confindustria – ha rivolto alla classe dirigente regionale: basta ai privilegi della casta, meno consiglieri, no agli enti inutili, più credibilità. C’era insomma quasi tutto l’armamentario dell’anti-politica, sciorinato però in chiave costruttiva: «la Regione va riformata – ha tradotto Angelucci – noi crediamo nelle istituzioni».
Proprio quelle “istituzioni” che ad inizio convention hanno fatto sfiorare l’incidente tra il sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia e Daniele Becci, presidente della locale Camera di Commercio e padrone di casa, che nel suo saluto ha fatto cenno al mancato dragaggio del fiume e ai danni incalcolabili al sistema produttivo pescarese e non solo. Apriti cielo: immediato e inopportuno comizio di risposta del sindaco (seguito subito dopo da Guerino Testa, pur se in modo molto più moderato) che ha fotografato in modo ineccepibile lo stile politico che Confindustria vuole cambiare, cioè la negazione dei problemi reali (il fiume era lì a due passi) e la lentezza nelle soluzioni. Quasi un assist involontario alla relazione di Angelucci, preceduta da un filmato e dall’Inno d’Italia, tutti in piedi e con la mano sul cuore secondo un clichè mutuato dalle convention politiche. E via con «l’Abruzzo che è pronto a ripartire dopo il risanamento nella sanità», con il «territorio protagonista, con l’edilizia sanitaria in project financing e con la formazione dei giovani da inserire nella sanità», con il «sisma, un’opportunità che la politica non ha saputo sfruttare».
 E poi «basta con la conflittualità e le accuse reciproche dei politici». Bisogna recuperare il senso di responsabilità necessario a gestire «i nuovi fondi strutturali europei» che serviranno a far tornare di nuovo l’Abruzzo tra le regioni sviluppate. Un Abruzzo che era stato tra le prime regioni ad uscire dalle zone depresse e che «ora è tornato giù». Servono «porti, aeroporti, strutture informatiche, infrastrutture serie». Infatti «siamo stanchi di fare proposte inascoltate – ha detto Angelucci – abbiamo condiviso tante scelte di Chiodi, ma sono rimaste sulla carta. E invece bisogna fare presto ad intervenire: Confindustria vuole essere il motore del nuovo sviluppo e non rassegnarsi al declino. Il Patto per l’Abruzzo non ha funzionato per tanti tatticismi, ora basta: sarà continua la nostra denuncia del non fare e non faremo sconti a nessuno».
 Applausi convinti dell’affollatissima sala stracolma soprattutto di piccoli imprenditori, dove spiccava per l’assenza proprio la Giunta regionale, rappresentata dal solo assessore Alfredo Castiglione, isolato ed un pò in disparte dopo i fasti della scorsa convention con Chiodi e la Marcegaglia sottobraccio. Assenti anche i parlamentari abruzzesi di entrambi gli schieramenti, c’era solo il deputato europeo Antonio Tajani che ha fatto balenare la possibilità di un intervento dell’Europa per i danni della neve.
Ed a metà convention sono arrivati Pier Ferdinando Casini, ospite d’onore, e il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, quasi a dare l’imprimatur alla svolta politica di Confindustria Abruzzo. Perché a volte è più la forma che la sostanza a dare il senso degli eventi. E a guardare il parterre della convention (ottima l’organizzazione, abbondanti le tavole rotonde e qualificati gli interventi) in filigrana si poteva osservare il presente della vita politica abruzzese e forse il futuro. Non c’erano  consiglieri regionali di centrodestra (Antonio Prospero, Giorgio De Matteis e Antonio Menna erano lì solo per discutere della candidatura a sindaco dell’Aquila con l’onorevole De Laurentiis e con Armando Dionisi, commissario Udc), mentre Nicoletta Verì e Federica Chiavaroli hanno fatto solo una fugace apparizione. Il centrosinistra c’era con Camillo D’Alessandro e Giovanni D’Amico, e Sel era compatto con Gianni Melilla e Franco Caramanico.
Presenti invece molti sindacalisti dai livelli medi a quelli più alti, con i segretari regionali Maurizio Spina, Cisl, e Roberto Campo, Uil, e molti, moltissimi quadri intermedi dei partiti politici tradizionali che hanno occupato stabilmente l’anti-sala, dove si svolgono di solito i contatti e si costruiscono le alleanze durante i congressi politici. E questa convention, in modo del tutto involontario, è stato un congresso “costituente” di un nuovo modo di vivere la politica. Gli imprenditori, soprattutto i piccoli imprenditori, più disciplinati, hanno seguìto la convention con attenzione. Attanagliati dalla crisi economica, la loro speranza è che l’Abruzzo riesca a salire sull’ultimo treno dello sviluppo. «La politica – ha chiosato Angelucci – non può essere solo casta».
Sebastiano Calella