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Teramo Lavoro, ora anche la Commissione Europea vuole vederci chiaro

L’iniziativa scattata a seguito della presunta auto assunzione dell’amministratore unico

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Cesare D'Alessandro

Cesare D'Alessandro

TERAMO. Dopo le polemiche e gli scontri, giocati tutti in casa, la questione Teramo Lavoro fa capolino anche a Bruxelles.


In particolare, la Commissione Europea vuole conoscere in modo dettagliato come sono stati gestiti i soldi del Fondo Sociale Europeo per la società in house Teramo Lavoro.
I dubbi dell’Europa sarebbero scattati a seguito della presunta auto assunzione dell’amministratore delegato Venanzio Cretarola. E così è partita dal Belgio la richiesta di una relazione sulle modalità di utilizzo dei soldi.
La vicenda è nota (talmente nota da aver valicato i confini italiani) ed è stata portata alla luce dal comitato provinciale di Fli. L’amministratore unico della società, secondo il comitato, si sarebbe auto assunto come addetto di segreteria usando un altro nome (Cretola invece di Cretarola) rivestendo quindi il ruolo di controllore e controllato, quello che in gergo giuridico è un conflitto di interesse.
Il consigliere regionale dell’Idv, Cesare D’Alessandro ha ‘intercettato’ la missiva firmata dal capo Unità del D.G. Occupazione, Affari Sociali della Commissione Europea, Michel Laine, che ha di fatto messo «sotto torchio» Chiodi e la sua giunta per la gestione del Fondo Sociale Europeo e ha inviato alla Regione (ma per conoscenza anche al Ministero del Lavoro), lo scorso mede di dicembre, la richiesta di chiarimenti. «Evidentemente anche i funzionari della Commissione, al di là delle notizie giornalistiche, ritengono che la gestione del Fondo sia stata discutibile», commenta D’Alessandro.
Nella lettera si legge «considerato che Teramo Lavoro gestisce risorse del POR-FSE, devono essere fornite tutte le informazioni necessarie per chiarire se vi siano state o meno irregolarità nell’utilizzo dei fondi comunitari e sulle misure che l’Autorità di gestione (dr. Germano De Sanctis) ha adottato o prevede di adottare....»
La Commissione Europea, ricordando che non possono essere pagati i salari di lavoratori precari con i soldi del FSE, vuole sapere se Teramo Lavoro o altre società ed enti che utilizzano il Fondo Sociale in Abruzzo l’hanno invece fatto.
Con tono perentorio e senza mezzi termini, dall’Europa vogliono tutta la documentazione per valutare la natura in house di Teramo Lavoro e conoscere la lista di tutte le società in house che gestiscono a qualunque titolo risorse del FSE, con informazioni in merito alle attività svolte e agli importi gestiti nel corso degli ultimi due anni.
Il Consigliere D’Alessandro ha protocollato una interrogazione urgente con la quale chiede di conoscere la risposta di Chiodi alla Commissione e se l’autorità di gestione della Regione Abruzzo, com’è nelle sue competenze, ha monitorato Teramo Lavoro, ma soprattutto si domanda: «quali rischi corre la Regione di vedersi decurtati i finanziamenti del Fondo Sociale Europeo?».
Per l’assessore provinciale alle Politiche del Lavoro, Eva Guardiani, «per quanto ci riguarda, avendo già attivato il controllo analogo sulla società in house e il controllo di secondo livello, così come richiesto dalla legge, stiamo completando un accurato rendiconto da presentare alla Regione in maniera che questa possa inoltrarla agli organi europei di controllo. Abbiamo dovuto chiedere una proroga dei termini di consegna in attesa che alcuni documenti, indispensabili per la rendicontazione, venissero dissequestrati dalla Finanza».